UBS WM: All’inizio dell’anno l’aspettativa di gran parte di economisti e investitori era che l’economia americana rallentasse di pari passo con l’inflazione.
A cura di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia
Sinora si è dimostrata sorprendentemente resiliente: la coda dei programmi di stimolo fiscale e i risparmi accumulati dalle famiglie durante la pandemia spiegano in larga misura la tenuta.
Per di più, il motore principale della ripresa sono stati i servizi, che ora contano per l’81% dell’economia statunitense e, necessitando di minore magazzino e quindi dipendendo meno dal credito, hanno risentito meno dell’aumento dei tassi.
Questi fattori hanno potenziato il recupero delle borse dopo il crollo dello scorso anno e, in particolare, l’indice S&P 500 ha avuto uno dei migliori semestri da vent’anni, in parte grazie all’ottimismo indotto dall’intelligenza artificiale.
Nonostante questi elementi positivi occorre però rimanere realisti: l’impatto economico dei rialzi dei tassi non si è ancora manifestato appieno e la crisi delle banche americane in primavera porterà a qualche restrizione del credito.
Un sondaggio condotto tra gli economisti da Bloomberg mostra che il 65% si aspetta una recessione nel prossimo anno. Le nostre stime suggeriscono una crescita vicina allo zero nel 2024.
Tornando alla fine dello scorso anno, l’economia cinese era invece attesa in rapida accelerazione, ma ha in parte deluso le aspettative. I servizi hanno accelerato subito dopo la rimozione delle politiche zero COVID, ma le esportazioni e la produzione industriale sono rimaste sotto tono. Gli investimenti in capitale fisso sono cresciuti del 4% tra gennaio e maggio, mostrando una decelerazione.
I consumatori si mostrano più prudenti del previsto e difendono i risparmi accumulati durante la pandemia, diversamente da quanto avvenuto in Occidente. Inoltre, le esportazioni cinesi risentono della minor domanda di beni durevoli per via dei rialzi dei tassi negli Stati Uniti e in Europa. La nostra impressione è che il governo cinese presto deciderà nuovi stimoli fiscali, seppur in modo mirato.
Le tensioni geopolitiche continuano a preoccupare gli investitori, soprattutto per quanto riguarda la borsa cinese, per via delle reciproche proposte di sanzioni tra Washington e Pechino su tecnologie e materiali ad esse collegati.
La ripresa del dialogo tra le due superpotenze, confermata dalla visita di Janet Yellen in Cina, rappresenta un elemento positivo, ancorché la rivalità sia destinata a continuare.
A nostro avviso, i mercati azionari scontano uno scenario nel quale la crescita rimane positiva, ma i tassi americani restano stabili o addirittura scendono.
Si tratta di uno scenario possibile ma che lascia poco margine d’errore. In considerazione delle elevate valutazioni e di probabili riduzioni del credito in seguito alle crisi bancarie, gli Stati Uniti sembrano il mercato più vulnerabile a una correzione.
Preferiamo altri mercati e in particolare gli emergenti. A livello settoriale, abbiamo una preferenza per i beni di consumo di base e le utility, settori difensivi con utili resilienti, valutazioni ragionevoli e buoni dividendi.
Siamo costruttivi soprattutto sul mercato obbligazionario: la riduzione dell’inflazione e un rallentamento della crescita nelle economie avanzate implicano che i tassi siano vicini al picco e, quindi, che i rendimenti offerti dalle obbligazioni di buona qualità e media durata siano interessanti. Le obbligazioni di buona qualità rappresentano anche un cuscinetto in caso di recessione, perché un eventuale taglio dei tassi ne aumenterebbe il valore di mercato. Ciò non vale però per il segmento high yield che, a fronte di rendimenti elevati, potrebbe risentire di un aumento dei default e nelle fasi di tensione offre minore liquidità.
Infine, il differenziale di crescita e tassi d’interesse offerto dal dollaro rispetto all’euro dovrebbe ridursi e ci aspettiamo pertanto una fase di debolezza della valuta statunitense.
Fonte: BondWorld.it
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