Vontobel – Con l’avvicinarsi dell’ultimo trimestre del 2026, le materie prime continuano a essere al centro dell’attenzione.
A cura di Kerstin Hottner, Head of Commodities, Portfolio Manager, Vontobel
Quanto sta accadendo nei mercati delle materie prime sta avendo ripercussioni più ampie su tutti i mercati finanziari. L’aumento dei prezzi delle materie prime sta influenzando le aspettative di inflazione, determinando le decisioni delle banche centrali e incidendo sempre più sui rendimenti delle altre classi di attività. L’impatto è già visibile nei mercati obbligazionari, dove l’aumento dei rendimenti riflette le preoccupazioni degli investitori riguardo all’inflazione e ai rischi fiscali.
Nel corso del mese di settembre, i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz hanno registrato una significativa ripresa, con le esportazioni complessive dal Medio Oriente che sono salite a circa 15 milioni di barili al giorno entro la fine del mese. Con una maggiore quantità di petrolio che raggiunge il mercato e il deficit globale ridotto a pochi milioni di barili al giorno, si potrebbe sostenere che i prezzi del greggio dovrebbero già essere più bassi. Invece, nel mercato rimane incorporato un sostanziale premio di rischio geopolitico. A seconda della metodologia utilizzata, tale premio è attualmente stimato a circa 20-25 dollari USA al barile, a testimonianza delle persistenti preoccupazioni relative a future interruzioni dell’approvvigionamento.
In prospettiva, prevediamo che il mercato petrolifero continui a essere fortemente influenzato dalle notizie di attualità. Detto questo, il nostro scenario di base prevede che i prezzi del greggio si attenuino gradualmente rispetto ai livelli attuali, a condizione che rimangano garantiti flussi sufficienti attraverso lo Stretto di Hormuz. L’equilibrio fisico sta migliorando e parte dell’estrema situazione di backwardation attualmente insita nella curva dei futures dovrebbe normalizzarsi lentamente.
Sebbene la situazione dei saldi del petrolio greggio stia migliorando, continuiamo a ritenere che il vero collo di bottiglia risieda ora nei prodotti raffinati, in particolare nel diesel. A differenza delle interruzioni nell’approvvigionamento di greggio, le carenze a livello di raffinazione non possono essere risolte rapidamente. Pertanto, continuiamo a privilegiare il gasolio e la benzina. Perché il mercato dei prodotti raffinati è così più teso rispetto a quello del petrolio greggio:
- La capacità di raffinazione rimane limitata dai due conflitti in Russia e in Medio Oriente. Si stima che 5-6 mbd di capacità di raffinazione rimangano fuori servizio, continuando a intaccare le scorte globali di prodotti petroliferi.
- È improbabile che le interruzioni nelle infrastrutture di raffinazione in Russia cessino a breve.
- Le aspettative di una forte ripresa delle esportazioni cinesi di prodotti petroliferi appaiono eccessivamente ottimistiche. Le tariffe di trasporto marittimo sono aumentate vertiginosamente, raggiungendo livelli straordinari: in alcuni casi, il costo giornaliero per una superpetroliera (VLCC) impiegata per trasportare petrolio dal Medio Oriente all’Asia è passato da circa 100.000 USD a oltre 1 milione di USD al giorno. Costi di questo tipo inducono le raffinerie a essere riluttanti a importare petrolio greggio, con la conseguenza di una minore produzione di prodotti petroliferi.
- I prelievi dalle riserve strategiche annunciati di recente potrebbero offrire un sollievo minore di quanto suggeriscano i titoli dei giornali. Gran parte del volume deriva da programmi già annunciati in precedenza, mentre le discussioni sui prelievi di gasolio in Europa sollevano la questione se le scorte strategiche non vengano attinte con troppo anticipo. Nel caso in cui si verificasse un’altra interruzione dell’approvvigionamento nel prossimo futuro, il prezzo del gasolio potrebbe registrare un’impennata ancora maggiore, poiché le riserve strategiche sarebbero ormai esaurite.
- Il calo della domanda continua a essere notevolmente limitato. Anche se i prezzi del gasolio si attestano a livelli eccezionalmente elevati rispetto a quelli del petrolio greggio, la domanda degli utenti finali si è finora dimostrata molto più resiliente di quanto molti operatori di mercato si aspettassero.
Per quanto riguarda il gas naturale, continuiamo a nutrire una view differenziata tra Europa e Stati Uniti. I prezzi del gas in Europa, che sono quasi triplicati dall’inizio dell’anno, rimangono sostenuti dalle persistenti tensioni in Medio Oriente, con le interruzioni delle forniture di GNL dal Qatar che si protraggono ormai fino a stagione invernale inoltrata. In combinazione con livelli di scorte eccezionalmente bassi in alcune zone d’Europa, in particolare in Germania, il mercato rimane fortemente dipendente da un inverno mite. Sebbene El Niño aumenti in genere le probabilità di un inverno più mite in Europa, esso accresce anche il rischio di perturbazioni del vortice polare, che possono innescare ondate di freddo di breve durata ma intense.
Questa incertezza meteorologica è uno dei motivi per cui i prezzi del gas in Europa rimangono elevati, al di sopra degli 80 €/MWh, a testimonianza della sensibilità del mercato a qualsiasi aumento della domanda invernale. Il quadro negli Stati Uniti è molto diverso. Il mercato rimane ben rifornito, con livelli di stoccaggio soddisfacenti e una produzione di gas associato in crescita proveniente dal Permian Basin. La nuova capacità di trasporto tramite gasdotti, che entrerà in funzione nel quarto trimestre, dovrebbe contribuire a immettere sul mercato ulteriori volumi di gas, mantenendo il bilancio tra domanda e offerta ampiamente in surplus, anche in caso di temperature più rigide del previsto. Di conseguenza, continuiamo a considerare eventuali rialzi dei prezzi del gas naturale negli Stati Uniti come opportunità di vendita.
Fonte: InvestmentWorld.it
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