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Wellington Management : Divergenza tra Europa e Stati Uniti

Wellington Management : Divergenza tra Europa e Stati Uniti: la BCE ha ancora tanta strada da fare

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A cura di Eoin O’Callaghan, Macro Strategist di Wellington Management


Il recente aumento delle tensioni finanziarie negli Stati Uniti e i segnali della conclusione del ciclo di inasprimento della Federal Reserve fanno emergere la possibilità di una maggiore divergenza economica tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Per l’Europa, le incertezze principali ruotano attorno al fatto che si verifichi o meno (ed eventualmente, per quanto tempo) una divergenza nel ciclo dei rialzi e nella politica monetaria dell’Eurozona rispetto agli Stati Uniti.

Sebbene le recenti tensioni finanziarie possano rappresentare un ulteriore rischio di rallentamento per la crescita europea, continuiamo a prevedere politiche favorevoli per tutto l’anno, in combinazione con fondamentali solidi per i consumatori e per le aziende. Se a ciò aggiungiamo i crescenti segnali di un’inflazione elevata e sempre più radicata, riteniamo che la Banca Centrale Europea (BCE) possa avere la necessità di effettuare rialzi dei tassi per un periodo più lungo di quello che il mercato sta scontando. Di seguito riportiamo le principali considerazioni su cui si basa questa tesi.

  • Le tensioni finanziarie negli Stati Uniti rappresentano un nuovo rischio al ribasso per la crescita dell’Eurozona – Finora, l’impatto sulla fiducia dei consumatori e delle imprese europee, nonché sui costi di finanziamento delle banche europee, sembra essere stato limitato. Tuttavia, entrambi i rischi vanno monitorati. In primo luogo, un calo della fiducia potrebbe arrestare la recente riaccelerazione dei dati sulla crescita. In secondo luogo, un aumento dei costi di finanziamento potrebbe frenare la crescita del credito del settore privato che, su base annua, è sceso dal 6%-7% del PIL al mese durante la scorsa estate all’1% del PIL nel primo trimestre del 2023.
  • Le banche europee sembrano solide se comparate a quelle statunitensi – Sebbene sia necessario monitorare il rischio di un aumento delle tensioni finanziarie, le banche europee sembrano moderatamente solide rispetto a quelle statunitensi. Questo perché, dal lato delle passività di bilancio, in Europa la concorrenza per i depositi da parte dei fondi del mercato monetario è minore. Dal lato delle attività di bilancio invece, la maggiore solidità è dovuta al fatto che, piuttosto che il sistema bancario, è stata la BCE a ridurre l’offerta dei titoli di Stato, assorbendo il 100% delle emissioni nette dei governi nell’ultimo decennio.
  • Una politica monetaria relativamente favorevole, unita ai fondamentali dei consumatori e delle imprese, sostiene la crescita dell’Eurozona – La politica monetaria sta registrando un inasprimento, ma non ha ancora raggiunto livelli estremamente restrittivi, mentre la politica fiscale rimane accomodante. Al contempo, i fondamentali dei consumatori e delle imprese mostrano una notevole solidità. La crescita del reddito nominale sta raggiungendo un livello record e ci aspettiamo che la crescita del reddito reale acceleri nel corso dell’anno, poiché l’inflazione a livello globale dovrebbe tornare verso il 3% entro la fine dell’anno. Anche la disoccupazione è ai minimi storici, mentre la redditività delle imprese è in aumento, poiché i margini stanno raggiungendo il livello più elevato registrato da prima della crisi del 2008. In breve, senza escludere i rischi al ribasso, i fondamentali indicano che la crescita potrebbe rivelarsi più resiliente di quanto ipotizzato dalle stime della BCE.
  • Un’inflazione “core” elevata e radicata – Sebbene l’inflazione “core” per l’Eurozona abbia raggiunto il picco a marzo (5,7%), le nostre proiezioni indicano che si rivelerà più ostinata di quanto previsto dalla BCE. Ciò è dovuto ai persistenti ed elevati aumenti dei prezzi nella componente “core” dei servizi e del livello record raggiunto dalla crescita salariale. La nostra previsione per l’inflazione “core” per il 2023 e il 2024 è superiore alla proiezione della BCE di circa 0,5-0,6 punti percentuali. L’inflazione sta probabilmente diventando più radicata, come anche mostrato dalle aspettative di inflazione al consumo a tre anni, che a marzo hanno raggiunto quasi il 3%, nonostante la flessione dei prezzi dell’energia.  In Europa, in confronto agli Stati Uniti, i dati inflazionistici rimangono sorprendentemente elevati, sia in relazione all’inflazione “core” che alla crescita salariale. Secondo le nostre stime, l’inflazione dell’Eurozona supererà quella media degli Stati Uniti e dei Paesi del G7 anche nei prossimi anni.
  • La BCE potrebbe mantenere i tassi a un livello più elevato e più a lungo, creando un rischio al rialzo per le previsioni del mercato – La decisione della BCE di rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi d’interesse a 25 punti base nella riunione di maggio mostra una certa sensibilità al rallentamento della crescita del credito e ai rischi associati alle recenti tensioni finanziarie. Ciononostante, le sue stesse previsioni sono coerenti con un tasso terminale inferiore al 4% e i rischi legati a queste proiezioni ci sembrano sbilanciati verso l’alto.

Se le tensioni finanziarie dovessero intensificarsi, si verificherebbe un inasprimento delle condizioni finanziarie non determinato dalla politica monetaria. Tuttavia, in assenza di uno scenario così sfavorevole, è probabile che la BCE continui il proprio processo di normalizzazione dei tassi fino al prossimo autunno. Inoltre, i tassi reali suggeriscono l’esistenza di un rischio al rialzo in relazione all’entità dell’inasprimento che la BCE dovrà intraprendere.

Nel complesso, gli investitori dovrebbero prepararsi a una continuazione della divergenza, con implicazioni diverse per i prezzi degli asset dell’Eurozona rispetto a quelli del resto del mondo.

Fonte: BONDWorld.it


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