Negli Stati Uniti manteniamo la previsione di un graduale aumento dell’inflazione nel corso dell’anno, sia per l’indice headline, che per l’indice core. Il CPI a gennaio aumenta di 0,4% m/m (1,6% a/a), per il secondo mese consecutivo. Il CPI core segna una variazione di 0,2% m/m (1,4% a/a). Alimentari ed energia determinano circa due terzi dell’aumento complessivo ….
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dell’indice: l’energia aumenta di 2,1% m/m (7,3% a/a) e gli alimentari segnano un incremento di 0,5% m/m (1,8% a/a). Nell’indice core sono in aumento i prezzi di abitazione (+0,1% m/m), abbigliamento (+1% m/m), trasporti pubblici (+1,1% m/m), sanità (+0,1% m/m, con un ampio incremento dei beni, +0,5% m/m, come già evidenziato dai dati del PPI), ricreazione (+0,2% m/m), istruzione (+0,6% m/m, con un aumento delle rette scolastiche di 1,2% m/m). Negative invece le variazioni dei prezzi delle auto (-0,2% m/m), sia nuove che usate. I dati confermano che il trend dei prezzi nel comparto abitazione al netto dell’energia è positivo, anche se modesto, con un aumento degli affitti di 0,2% m/m per il terzo mese consecutivo e un aumento degli affitti figurativi di 0,1% m/m per il quarto mese consecutivo. Questo elemento è sufficiente a instaurare un moderato trend verso l’alto dell’inflazione core. I prezzi dei servizi definiti a livello statale e locale sono ancora in rialzo, come si rileva dalle rette scolastiche e dal trasporto pubblico: questo trend durerà ancora per almeno un biennio. L’aumento dei prezzi dell’abbigliamento, della ricreazione e della cura della persona, segnalano qualche spunto di aumento dei prezzi nel comparto della spesa discrezionale. Al di fuori del core, l’aumento dei prezzi degli alimentari è rilevante: il comparto alimentari e bevande pesa per il 14,8% del CPI, gli alimentari per il 13,7%: osservando i dati del PPI, che mostrano pressioni sui prezzi dei beni alimentari ai primi stadi del processo di trasformazione, si evidenziano rischi verso l’alto sui prezzi finali per i prossimi mesi.
In generale gli ultimi dati sembrano confermare la tendenza di graduale rialzo dei prezzi, che, sebbene ancora modesto nella prima metà dell’anno, allontanare definitivamente i rischi di deflazione che hanno preoccupato nel corso del 2010. I dati più recenti delle indagini del settore manifatturiero mostrano gli indici di prezzo in crescita, sia nella componente dei prezzi pagati che ricevuti; dall’indagine condotta dalla Philadelphia Fed emerge che la percentuale di imprese che ha rilevato prezzi in crescita è aumentata al 67% (dal 54% del mese scorso) per i prezzi pagati e al 29% (dal 26% precedente) per i prezzi ricevuti. Nelle domande speciali del mese, il 57% delle imprese segnala di avere attuato rialzi dei prezzi da inizio anno, il 59% programma rialzi nei prossimi tre mesi.
A conferma del fatto che il trend di crescita in corso, sebbene modesto, è stabile e non di carattere transitorio, possiamo osservare i dati degli indici di sticky-price e di flexible-price calcolati dalla Fed di Cleveland per separare l’indice CPI nei due set di componenti i cui prezzi variano più e meno frequentemente della media (4,3 mesi). L’indice flexible risponde molto velocemente ai cambiamenti di mercato e del contesto economico, mentre l’indice sticky sembra incorporare le aspettative future sull’inflazione. Come evidenziato dai grafici sottostanti, per gli indici di inflazione headline e core, la volatilità dell’indice CPI dipende per la maggior parte dalle componenti flexible, che ne rappresentano solo il 30% circa, mentre il più stabile indice sticky pesa per il restante 70%. Negli ultimi mesi l’indice sticky ha invertito la tendenza ed ha ripreso un sentiero di crescita, che, anche se moderato, conserva il suo carattere di stabilità, rivelando che le aspettative sono lontane dai timori deflazionistici dello scorso anno.

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