Un fondo più grosso, ma non più flessibile

La riunione del Consiglio Europeo è stata gestita meglio del solito e il suo esito è stato accolto favorevolmente dai mercati. La riforma della governance economica è ormai in dirittura di arrivo…….


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Tuttavia, a ben vedere, le novità preannunciate non rappresentano una svolta cruciale per la crisi in corso.

Primo: in corso di finalizzazione la riforma della governance economica europea

Il Consiglio e il successivo Ecofin del 15 marzo hanno dato gli ultimi ritocchi al sistema di atti comunitari che riformerà il Patto di Stabilità e Crescita (SGP), introdurrà il nuovo meccanismo di sorveglianza macroeconomica e definirà le caratteristiche del sistema permanente di gestione delle crisi.

In base a quanto annunciato, sopravvive la norma che prevede la riduzione del debito a un ritmo di 1/20 del divario rispetto alla soglia del 60%, anche se l’applicazione sarà temperata dall’analisi di altri fattori. Inoltre, è arrivato il via libera su base volontaria al “patto per l’euro” proposto da Germania e Francia. Rimane poco condivisibile che si sia aggiunto un altro meccanismo ai tanti già esistenti con i quali si sovrappone platealmente (EU2020, Patto di Stabilità, meccanismo di sorveglianza macroeconomica). Inoltre, i contenuti non servono a facilitare la risoluzione di questa crisi. Riguardo all’integrazione del nuovo assetto di prevenzione delle crisi, l’aspetto più interessante è l’impegno degli Stati membri a introdurre nella legislazione nazionale misure che fissano limiti normativi (“freno all’indebitamento”, o regola di spesa, o vincoli al saldo primario), che andrebbe a rafforzare i requisiti imposti dalla revisione dello SGP.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM nell’acronimo inglese) avrà una “capacità effettiva di prestito pari a 500 miliardi” e potrà eccezionalmente anche intervenire acquistando titoli di stato sul mercato primario come alternativa all’erogazione di prestiti.

Secondo: viene potenziato il Fondo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria (ESFS)

Per quanto riguarda le misure più direttamente legate alla crisi in corso, la principale novità è il potenziamento dell’EFSF. In particolare:

_ la capacità di erogazione di credito dell’EFSF, sarà portata a 440 miliardi mediante aumenti di capitale e di garanzie. I dettagli saranno resi noti nei prossimi giorni.

_ L’EFSF sarà autorizzata ad acquistare titoli di stato sul mercato primario. Tuttavia, ciò può avvenire soltanto “eccezionalmente” e “nel contesto di un programma soggetto a rigorosa condizionalità”, anche se si ammette che questa modalità operativa può “ottimizzare l’efficienza in termini di costo del sostegno”.

L’incremento della capacità di erogazione di credito non elimina il problema che il meccanismo continua a essere dimensionato per assistere paesi ‘piccoli’ e, inoltre, rappresenta un’arma a doppio taglio per i paesi non a immediato rischio, ma con rating inferiore alla tripla A. Anche il piccolo aumento della flessibilità di azione è meno rilevante di quanto potrebbe sembrare: la possibilità di sottoscrivere titoli di stato è comunque un passo successivo alla dichiarazione dello stato di crisi e al lancio di un programma di risanamento concordato, e ancora non si accetta che rappresenti la modalità standard di azione.

Terzo: si allentano le condizioni del prestito di sostegno alla Grecia

La terza linea di azione riguarda il programma di sostegno alla Grecia:

– la durata del prestito viene estesa a 7,5 anni e

_ il tasso applicato viene ridotto di 100pb.

Le due misure rendono il programma di consolidamento un po’ più credibile, anche se non risolve ancora i dubbi sulla copertura del fabbisogno finanziario nel 2012, e in particolare dei 27 miliardi che dovrebbero essere coperti da emissioni a medio e lungo termine. L’impossibilità di accedere al mercato a costi sostenibili richiederà probabilmente l’erogazione di altri fondi da parte dell’area euro attraverso l’EFSF, come prospettato dallo stesso Governo di Atene negli ultimi giorni.

Al margine, il Consiglio riconosce che il costo dei futuri programmi di sostegno non dovrebbe essere troppo punitivo.

In conclusione

Quanto deciso negli ultimi summit europei spiana la strada alla grande riforma della governance economica già preannunciata, ma non muta in misura sostanziale le caratteristiche dell’attuale sistema di gestione della crisi, né basta a convincere gli investitori sul rischio di ristrutturazione del debito pubblico greco. L’uscita dalla crisi, perciò, dipenderà ancora dai progressi del lungo processo di risanamento dei conti pubblici.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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