I nuovi Programmi di Stabilità consegnati dai governi dell’Eurozona confermano l’obiettivo di arrivare a un calo del rapporto debito/PIL nel giro di pochi anni. Tuttavia, alcuni dei programmi pluriennali appaiono viziati da un eccesso di ottimismo riguardo alle prospettive di crescita economica, forse ispirato dai cicli elettorali, e potrebbero perciò sottovalutare le misure correttive necessarie….
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Negli ultimi giorni sono stati redatti e consegnati alla Commissione Europea i documenti previsti dal Patto di Stabilità e Crescita, ovvero il Programma di Stabilità e Convergenza (PS) e il Programma Nazionale delle Riforme (PNR), in linea con il Codice di Condotta ratificato in sede UE. Inoltre, il Portogallo ha chiuso il Memorandum of Understanding (MofU) con i negoziatori di UE e FMI, concordando in modo diverso (e più cogente) i propri obiettivi fiscali di medio termine.
L’Ecofin adesso analizzerà il contenuto dei documenti ed eventualmente, su segnalazione della Commissione, potrà decidere di muovere dei rilievi, anche senza renderlo pubblici.
Germania
La Germania ha presentato l’ultimo aggiornamento al PS lo scorso 13 aprile. Il quadro di riferimento elaborato dal Ministro delle Finanze vede una crescita del 2,6% e un saldo di bilancio a -2,5% per il 2011, due grandezze che collocano la Germania in una posizione decisamente migliore rispetto alla media UE. A regime (2015) il tasso di crescita dell’economia dovrebbe stabilizzarsi all’1,8%, implicitamente preso come potenziale dalle stime governative (per tale data l’output gap stimato è pari a zero).
Le stime contenute nel PS vedono, per il 2011, una spesa pubblica in crescita dello 0,7% a fronte di entrate in calo dello 0,9% (nonostante un +1,3% per il gettito erariale). Il combinato di ciò è un allargamento del deficit di bilancio a 48,4 miliardi, dai 44,4 del 2010. La crescita nominale (+4,2%) permette però un miglioramento per il saldo deficit/PIL, che passa dal 3,3% al 2,5%. La nuova legge di bilancio ha introdotto un limite costituzionale per i deficit dei singoli Laender, pari allo 0,35% in rapporto al PIL, che si affianca a quello vigente per il Governo centrale, pari a -0,5%. Per i Laender vi è l’obbligo di chiudere un eventuale gap nella misura minima dello 0,3% annuo in rapporto al PIL, mentre dal 2020 non sarà più permesso un saldo di bilancio negativo. Il deficit 2011 è giudicato transitorio nel documento, sulla base degli effetti delle passate politiche fiscali espansive, così che nel 2015 il saldo di bilancio strutturale verrà azzerato, mentre il rapporto debito/PIL si porterà su valori prossimi al 75%. Questi dati permettono alla Germania di soddisfare integralmente le condizioni del Patto Euro Plus e di rispettare, con due anni di anticipo, gli impegni sul deficit presi nell’ambito delle procedure generali sui deficit eccessivi.
Nel 2010 la crescita di entrate e spese governative è stata inferiore a quella evidenziata dal PIL nominale, implicando un calo degli aggregati rispetto allo stesso rispettivamente al 43,3% e al 46,6%. Il debito ha raggiunto l’83,2% del PIL. Le proiezioni contenute nel PS per il periodo 2010-15 vedono un incremento medio annuo per le entrate governative del 2,5%, con incassi fiscali pari al 23,5% del PIL a regime, in lieve incremento dal 22,7% dell’anno scorso. Un contributo rilevante in tal senso giunge dall’introduzione di imposte a carico delle banche di rilevanza sistemica (tale provvedimento è ancora in via di completa definizione). Per contro, nello stesso periodo, la crescita della spesa è vista in media crescere all’1,5% annuo, ma con un netto calo di quella in conto capitale (-2%), legata al mancato rinnovo del Future Investment Act, che fu lanciato come misura di sostegno ciclico nel 2009. Dal 2015 la spesa in conto capitale potrà tornare a salire, ma non dovrebbe raggiungere i livelli del 2007. Il PS ipotizza anche un sostanziale incremento negli oneri a servizio del debito, con un costo a regime pari al 3,5% del PIL, e un rapporto deficit/PIL che per tale data sarà stabile allo 0,5%.
Nel PNR sono previste nuove iniziative di sviluppo per il mercato del lavoro. Le iniziative in corso d’opera sono: l’eliminazione di alcune barriere all’assunzione per i lavoratori di età elevata, l’incremento delle spese per la formazione e la ricerca (anche a favore del settore privato) e, infine, lo sviluppo dell’accoglienza e dell’integrazione per la forza lavoro immigrata dotata di elevati skills. Per quanto riguarda l’incremento nell’efficienza della PA, sono previsti interventi di consolidamento a livello federale, con tagli focalizzati sui vari dipartimenti dei Laender. Un’altra fonte di risparmio è riveniente dal taglio delle erogazioni a favore dell‘Agenzia Federale per l’Occupazione, e il ministro del Lavoro Von der Leyen sta attualmente preparando una bozza di intervento in cui elaborare i dettagli operativi. Sono in corso di definizione anche mini-riforme sulla contrattazione collettiva, nonché sulla gestione dell’annoso problema del fiscal drag, particolarmente sentito nel paese.

Francia
Il Programma di Stabilità 2011-14 è stato formalmente discusso e approvato dal Senato lo scorso 27 aprile, mentre l’Assemblea Nazionale lo ha ratificato il 2 maggio. Il documento prevede una crescita per l’anno in corso del 2,0%; contro il +1,5% del 2010. L’effetto trascinamento sul 2011, secondo i nostri calcoli, è pari allo 0,5% e, pertanto, appare ambizioso l’obiettivo di crescita fornito dal documento che necessita di un incremento trimestrale medio pari a +0,6%. La robustezza del programma è ulteriormente viziata dalle aggressive stime di crescita 2012-13, rispettivamente pari a +2,3% e +2,5% e giustificate sulla base delle riforme in via di attuazione inerenti il mercato del lavoro e della previdenza, nonché dall’implementazione del CIR (Credito di Imposta per la Ricerca). Il saldo di bilancio 2011 è atteso migliorare a -5,5% dal -7,0% del 2010, grazie soprattutto alla riduzione di vari capitoli di spesa. Un elemento da sottolineare risiede nella stabilizzazione dell’ONDAM (l’obiettivo di spesa per la sanità), che nel 2010, per la prima volta dal 1994, non ha subito un incremento. Il Governo stima addirittura un calo dello 0,1% annuo nel presente biennio, costruendo su tale ipotesi gran parte del miglioramento nei conti pubblici per gli anni a venire. La riforma delle pensioni lanciata lo scorso anno dovrebbe garantire una correzione strutturale dello 0,5% e aggiungendo gli 11 miliardi rivenienti dalla rimozione di vari incentivi agli acquisti in auge nel 2010, si ottiene l’obiettivo di deficit sopra citato. Il PS prevede inoltre un miglioramento anche sul fronte delle entrate, in linea con le ottimistiche aspettative sulla crescita, arrivando a stimare un’elasticità media della pressione fiscale al PIL superiore all’unità. Il combinato di questi elementi si coniuga con l’obiettivo di riportare il deficit sotto il 3,0% già a partire dal 2013 (per il 2012 viene stimato un -5,7%), per poi segnare un ulteriore calo nel 2014 a -2,0%. Il saldo strutturale dovrebbe comunque rimanere negativo nell’orizzonte delle previsioni, passando dal -5,1% dell’anno in corso al -0,9% del 2014.
Il debito netto è destinato a salire, rispettivamente del 2,9% e dell’1,5% nel presente biennio (in rapporto al PIL). Solo dal 2013 è prevista un’inversione di tendenza, ancorché molto lieve. Il 2010 si è chiuso con un rapporto debito/PIL all’80,7%, un valore in linea con la media dell’Eurozona. Per garantire il cammino discendente previsto dal 2013 è necessaria l’implementazione di una ulteriore manovra correttiva a regime, che in caso di crescita del PIL nel periodo pari al 2,5%, viene stimata dal PS a circa lo 0,9%. In caso di un tasso di crescita inferiore a quello prefissato ma intorno al 2,0%, si stima una correzione necessaria pari all’1,2% del PIL.
Il PNR prevede interessanti linee di intervento legislativo, che dovrebbero rilanciare la crescita nel medio periodo e favorire un aumento dell’occupazione stimato in 160.000 posti di lavoro solo nel presente anno. La riduzione nella spesa governativa passerà preferibilmente dagli oneri di funzionamento, con l’obiettivo di ridurre quei capitoli non essenziali (che però non vengono esattamente definiti), senza ostacolare la crescita ed in particolare gli investimenti (quindi sembrano escluse le spese in c/capitale). È prevista una riforma del CET (Contributo Economico Territoriale); che segue la soppressione della tassa professionale già archiviata lo scorso anno, e dal quale si stimano risparmi a regime significativi. Il Governo intende inoltre ridurre o eliminare alcuni benefit concessi al settore privato (incentivi, detrazioni fiscali, crediti di imposta), specie all’imprenditoria, nella ragione del 10% della spesa totale. Infine, viene previsto un sistema più allargato di esenzione fiscale per gli interessi sui mutui legati all’acquisto della prima casa, che da una detrazione parziale e condizionale diventa totale e incondizionata.
Gli stanziamenti per i prossimi anni sono in linea con quelli dichiarati in sede di legge di bilancio a fine 2010: 35 miliardi a favore della ricerca (di cui 5 miliardi per lo sviluppo sostenibile), la formazione, l’industria e le PMI. Ulteriori 6,3 miliardi sono stati garantiti nell’ambito del piano di aiuti UE-FMI alla Grecia, come quota di competenza del paese. Nel prossimo futuro si potrebbe vedere inoltre l’introduzione di una legge costituzionale, sulla falsariga di quella tedesca, che limita il deficit di bilancio (budget rule).

Italia
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato, lo scorso 14 aprile, il Documento di Economia e Finanza (DEF) per il 2011, nel quale sono contenuti sia il PNR, che l’aggiornamento del PS per gli anni 2011-14. Le stime di crescita del PIL sono state riviste al ribasso rispetto a quelle fornite al settembre 2010, in parte in risposta al mutato quadro macroeconomico, in parte come reazione alle misure di restrizione fiscale varate lo scorso anno, che secondo i calcoli presenti nel documento avrebbero un impatto di circa 20 punti base annui nel periodo 2011-17.
In virtù di ciò, la crescita 2011 è attesa all’1,1%, mentre a regime (2014) è indicata a 1,6%, su di un valore presumibilmente superiore al potenziale post-crisi, da noi stimato intorno al punto percentuale. Le stime sul saldo di bilancio rimangono sostanzialmente invariate (3,9% il deficit atteso per l’anno in corso) e un ritorno al pareggio è realizzabile solo a partire dal 2014, ipotizzando l’attuazione di un piano di correzione fiscale del valore di circa due punti di PIL (35 miliardi di euro), a valere sul biennio 2013-14. Un importo più limitato (circa 3 miliardi) dovrebbe essere stanziato già a giugno, nella manovra necessaria per coprire le maggiori spese discrezionali degli ultimi mesi (principalmente quelle legate agli interventi militari). Il miglioramento nel saldo primario prospettico è sostanziale: questo rimane positivo per tutto l’intervallo considerato e pari al 5,2% a regime, a fronte di una spesa a servizio del debito in progressivo aumento, e pari al 5,6% del PIL a regime (97 miliardi). Gran parte del miglioramento nel saldo di bilancio è atteso rivenire dagli interventi di taglio alla spesa pubblica e, in particolar modo, di quella in conto capitale. Le riduzioni già attuate hanno portato tale capitolo di spesa a solo il 3,5% del PIL, un valore molto basso sia in prospettiva storica, che in un confronto con gli altri paesi dell’Eurozona.
Analizzando nel dettaglio il conto economico delle Amministrazioni Pubbliche, il 2010 manifesta importanti segnali di miglioramento per i principali macro-aggregati. Dal lato degli incassi governativi, si registra una sostanziale stabilità, con entrate in lieve diminuzione al 46,6% del PIL (a fronte del 47,1% del 2009). A tenere, in particolare, gli incassi tributari (circa il 29% del totale), che hanno beneficiato della crescita delle imposte indirette (+5,1%), in grado di compensare abbondantemente il crollo delle imposte in conto capitale, ridotte di tre quarti (un effetto diretto della Tremonti Ter). Le spese governative si sono portate al 51,2% in rapporto al PIL, in calo dal 52,5% evidenziato nel 2009. Tra le voci principali, si segnala il già citato calo per le spese in conto capitale, in particolar modo per quelle legate agli investimenti fissi lordi (-16,2%).
La stabilità negli interessi passivi a fronte di un disavanzo primario prossimo allo zero ha permesso al saldo di bilancio di migliorare a -4,6% dal precedente -5,4% (parte del miglioramento è ascrivibile altresì all’aumento dell’1,9% del PIL nominale).

Nel 2010 la spesa per interessi è stata pari a circa 70 miliardi (4,5% del PIL). Il profilo sui tassi contenuto nel DEF è decisamente più aggressivo di quello elaborato lo scorso settembre nella Decisione di Finanza Pubblica (DFP), ma appare ragionevole se contestualizzato nel mercato attuale. Le aspettative di un rialzo del tasso di policy BCE influenzano le scadenze più brevi, il cui rendimento medio è atteso passare dall’1,6% dell’anno in corso fino al 4,6% nel 2014. Per i tassi a più lunga scadenza, le stime nel documento sono per un rialzo dal 5,0% al 6,0%. Uno spostamento verso l’alto della curva dei rendimenti uniforme di 1 punto percentuale, secondo le simulazioni elaborate dal DEF, provocherebbe un incremento della spesa per interessi di 20 punti base nel primo anno, di 40 nel secondo e di 50 nel terzo. Negli ultimi anni tale elasticità si è ridotta notevolmente grazie all’allungamento delle scadenze e all’incremento della quota di strumenti di debito emessi a tasso fisso.
Nel DEF vi è anche una indicazione circa gli oneri al 2014 legati all’invarianza delle politiche (in relazione alle previsioni basate sul criterio della legislazione vigente), stimati in 5,1 miliardi (circa lo 0,3% del PIL). Tali effetti sono legati alle erogazioni per redditi da lavoro, soprattutto per l’effetto dell’avvio nel processo di rinegoziazione salariale, ma interessano anche i consumi intermedi e le altre spese correnti. In linea con la politica adottata per le spese in conto capitale, non sono previsti aumenti per la spesa in investimenti. Ovviamente le future manovre finanziarie potrebbero rendere effettivi questi oneri oppure modificarli/abrogarli; nel primo caso si renderà necessario implementare una copertura finanziaria che andrebbe ad accrescere le future manovre di bilancio.
La necessità di sottostare alle leggi di bilancio europee e, quindi, all’ottenimento di un saldo di bilancio perlomeno in pareggio (in modo di favorire la convergenza del rapporto debito/PIL al 60% nel medio periodo, e di sottostare al nuovo framework normativo in via di definizione), vede il PS indicare una serie di interventi volti a portare l’avanzo primario 2014 verso il 5,2%. Il miglioramento programmato per l’indebitamento strutturale (che esclude gli effetti ciclici e le misure una-tantum) è pari a mezzo punto di PIL per l’anno in corso e dello 0,8% per il triennio successivo, e consente di limare il disavanzo strutturale allo 0,5% a regime. Le misure correttive necessarie per raggiungere tali obiettivi, come detto, equivalgono al 2,3% del PIL nel biennio 2013-14 e dovranno essere decise già a fine estate, secondo le intenzioni del documento. Il Governo si impegna a mantenere la dinamica della spesa pubblica al di sotto del tasso di crescita nominale del PIL nel medio termine, abbassando di quattro punti il rapporto spesa primaria su PIL.
Spagna
Il Governo ha presentato lo scorso 29 aprile l’aggiornamento al PS e il nuovo PNR, dai quali si conferma la stima sulla crescita 2011 pari all’1,3%, mentre viene rivisto verso il basso il cammino del triennio successivo (ora 2,3-2,4-2,6%). Il tasso di crescita del prodotto a regime appare su livelli decisamente superiori al potenziale economico post-crisi, stimabile ben al di sotto del 2,0%, e va a detrimento dell’attendibilità delle proiezioni fiscali. La ripresa è vista trainata dalla domanda nazionale, a fronte di un contributo del canale estero netto in rallentamento ma comunque rilevante. La crescita delle esportazioni dovrebbe favorire un calo del deficit corrente, che rimarrà comunque ancora elevato sia in valore assoluto (circa 46 miliardi di euro nel 2010) che relativamente al PIL (4,5%). In questo contesto macroeconomico, il deficit di bilancio è previsto calare dal 6,0% del presente anno fino al 2,1% nel 2014, favorito da un saldo primario positivo per tale data (0,8%). Unitamente alla crescita nominale del PIL, questo cammino dei conti pubblici permetterebbe una stabilizzazione nel rapporto debito/PIL al di sotto del 70% per tutto l’orizzonte di previsione.
Il PS prevede l’obbligo di copertura economica per le spese non prevista. Nel periodo 2010-14 le uscite sono attese evidenziare un calo significativo, pari al 5,2% del PIL, mentre nello stesso periodo le entrate dovrebbero mostrare un incremento dell’1,9%. Tenuto conto degli effetti sul ciclo economico degli interventi previsti dal PS, la maggior parte della correzione a valere nel 2013-14 è di tipo strutturale, mentre nel presente biennio è quasi completamente ciclica. Il documento tiene già conto dei benefici effetti della riforma previdenziale lanciata lo scorso 25 marzo, e in particolare del dimezzamento delle spese legate all’invecchiamento della popolazione al 2050, che passeranno dal 7% al 3,5% in rapporto al PIL.
Il PNR prevede obiettivi quantitativi e linee di intervento per 5 macro-aree: lavoro, ricerca & sviluppo, energia & clima, istruzione, e integrazione sociale. Per quanto riguarda il primo punto, uno dei capisaldi del PNR è l’emersione del lavoro nero, che secondo gli ultimi calcoli sarebbe incrementato ulteriormente durante la crisi (già i valori medi del decennio si collocano tra i più alti in Europa). Più a lungo termine, si mira ad innalzare il tasso di occupazione dal 63 al 74%. Sul fronte della ricerca, è previsto un aumento della spesa totale fino al 3% del PIL. Sull’energia vi è una sostanziale comunione di intenti con i target dell’UE: ridurre le emissioni di gas serra del 10% per le fonti diffuse e del 21% per quelle non diffuse (rispetto ai valori 2005), l’aumento delle quote di rinnovabili fino al 20% del totale e infine incrementare l’efficienza energetica del 2% all’anno.
Tra gli altri punti caldi che sono oggetto di approfondimento in sede governativa vi è la competitività e la stabilità finanziaria. Per il primo punto, l’impegno principe risiede nella riforma della contrattazione collettiva, necessario per calmierare le richieste salariali che in tempi di elevata inflazione (3,8% il dato di aprile) possono portare ad una perdita di competitività per le imprese. È prevista inoltre una mini-riforma per i servizi professionali, che prevede una revisione degli obblighi di adesione ad alcune categorie, e una vera e propria riscrittura del diritto fallimentare, specie per quanto riguarda la dichiarazione di insolvenza. Sulla stabilità sistemica delle istituzioni finanziarie, l’impegno del Governo è di completare entro settembre il processo di adattamento del settore bancario, rinforzando i coefficienti patrimoniali (in particolar modo per le Cajas). Si tratta di una prosecuzione del lavoro avviato lo scorso 18 febbraio in relazione al FROB1 e agli interventi di fusione e acquisizione di alcune imprese finanziarie di piccole dimensioni.
Il PNR stima che più della metà del potenziale di crescita nel prossimo decennio sarà determinato dalle riforme strutturali già avviate dal 2009 e da quelle in corso di finalizzazione. Tali effetti, presenti nella tabella sottostante, non sono additivi, e devono essere valutati disgiuntamente.

Irlanda
Il PS che è stato rilasciato lo scorso 29 aprile vede una crescita 2011 allo 0,8% e un’accelerazione nel 2012 a +2,5%; si tratta di una revisione al ribasso rispettivamente di -1,0% e -0,7%. In relazione alle stime contenute nel budget 2011. Le previsioni per il triennio 2013-15 evidenziano un tasso di crescita atteso molto sfidante (3,0%), e ancorché questo sia in linea con il potenziale economico pre-crisi, adesso appare decisamente impegnativo. Il tasso di disoccupazione rimane infatti elevato (14,7% a marzo), e si associa altresì alla crisi del settore edile, che ha appena raggiunto il suo parossismo, rappresentando un sensibile fattore di freno ciclico alla crescita. Il numero di nuove abitazioni terminate a febbraio, si è portato sui minimi decennali ed è ben il 90% inferiore rispetto al picco di novembre 2006. Il pessimo andamento del settore immobiliare continuerà a deprimere gli investimenti, che anche nel 2011 vedranno un calo a doppia cifra secondo i dati di contabilità nazionale, portando il calo cumulato nell’ultimo triennio al 57,3%. Il potenziale economico a regime (2015) è stimato dal PS all’1,7%, in larga parte determinato dal contributo della produttività totale dei fattori (1,4%), e in maniera residuale dall’utilizzo di lavoro e capitale. Già nel 2013 è attesa la chiusura dell’output gap, che si porterà a un ottimistico (ma coerente) 4,5% nel 2015. Per quanto riguarda i saldi di bilancio (primario e generale), il miglioramento nel primo periodo riverrà essenzialmente dalla parte ciclica, mentre la componente strutturale fornirà un contributo sostanziale solo nel biennio 2014-15 (anche se a regime rimane ancora negativa a causa dell’elevato costo degli interessi a servizio del debito).
Il rapporto debito/PIL dovrebbe già da quest’anno portarsi oltre l’unità, per poi raggiungere un picco nel 2013 e successivamente dare il via a una lenta discesa (in concomitanza con un saldo primario che ritorna positivo). Tale cammino è stato rivisto al rialzo rispetto alle stime rilasciate in occasione del budget 2011, in virtù di un andamento prospettico peggiore per saldo di bilancio e crescita nominale (il deflatore 2011 è indicato a +0,6%, e nell’orizzonte delle previsioni rimane intorno al punto percentuale). Un altro elemento di tensione risiede nella aumentata spesa per interessi passivi, derivante sia dall’aumento dei tassi di rifinanziamento, sia dall’esplosione dei livelli di debito in essere. Il costo a servizio del debito andrà quindi ad assorbire una fetta sempre maggiore delle entrate, fino a pesare per un quinto di tale aggregato già dal 2013 (l’affordability ratio era pari al 5% solo nel 2008). Il combinato di ciò è un sensibile incremento nel rapporto debito/PIL rispetto alle stime contenute nel budget, quando fu individuata una stima al 2014 del 100%, adesso rivista al 116%.
Gli interventi di correzione del saldo di bilancio per il biennio 2011-12 sono già stati definiti dal PS, ma mentre per gli importi a valere sul presente anno (6 miliardi di euro) si è già provveduto all’attuazione dei necessari interventi, per il 2012 (3,6 miliardi) dovranno essere ratificati e convertiti in apposite leggi dal governo irlandese nei mesi a venire, sulla base delle linee guida concertate con UE e FMI nel MofU che ha accompagnato il programma di supporto lanciato lo scorso novembre. Gli interventi riguardano sia il taglio della spesa corrente, sia il rilancio degli incassi fiscali, che da tre anni evidenziano una preoccupante diminuzione (-3,9% il dato 2010), causata soprattutto dall’andamento deludente delle imposte sul reddito. Per il 2011 si attende un incremento del 3% per tale aggregato, favorito dagli interventi previsti dal budget e già approvati, tra cui l’introduzione di ticket per alcune prestazioni sanitarie (2 miliardi), e la diminuzione dei crediti d’imposta per i lavoratori dipendenti (1,1 miliardi). Il trend delle accise, dell’IVA e delle imposte sulle imprese è stato relativamente più stabile, e le attese sono per un consolidamento sui valori attuali. Secondo le stime del PS, nel periodo 2013-15 la crescita media annua degli incassi fiscali sarà intorno al 5% (un valore in linea con la crescita attesa del PIL nominale, viziata però come detto da un bias verso l’alto della crescita reale), portando tale aggregato a 44,3 miliardi nel 2015, un valore che è ancora inferiore rispetto al picco del 2007 di oltre 47 miliardi. Per quanto riguarda la riduzione attesa nella spesa, i capitoli su cui si concentrerà la maggior parte dell’attenzione sono quelli relativi agli oneri sociali (che risentono dell’incremento nel numero delle erogazioni a favore dei disoccupati), e alle uscite della Pubblica Amministrazione, dove sono individuate ulteriori sacche di inefficienza. Inoltre, anche la spesa in conto capitale verrà profondamente rivista verso il basso, ancorché si sia già evidenziato un netto calo rispetto alle medie dell’ultima decade, storicamente alte in quanto in tale periodo si è assistito a un rilevante processo di ammodernamento del paese.

Portando l’attenzione verso il PNR, è evidente come l’Irlanda mantenga un profilo ambizioso anche sul cammino delle future riforme, che rappresenteranno un caposaldo della nuova politica fiscale. La creazione di un consiglio indipendente volto a supervisionare il budget governativo va nell’ottica di una maggiore trasparenza e di un incrementato controllo sulla mano pubblica, accusata in passato di aver preso delle decisioni a cuor leggero (la garanzia totale sugli attivi delle principali 6 istituzioni finanziarie introdotta nel 2008 ha portato poi al salvataggio delle stesse). Viene inoltre prevista l’introduzione di un Fiscal Responsability Act, una legge che dovrà essere votata annualmente e che imporrà una responsabilità più stringente per il Governo e il Ministro delle Finanze riguardo l’andamento dei conti pubblici.
Una delle sfide più impegnative che il paese si troverà ad affrontare nei prossimi anni, analogamente a gran parte dell’Eurozona, risiede nell’invecchiamento della popolazione e nei relativi costi che andranno a gravare sul bilancio statale. La percentuale over-65, attualmente di poco superiore al 10% del totale, raddoppierà entro il 2060 secondo le ultime proiezioni Eurostat, a fronte di una popolazione attiva che dal 69% passerà per tale data al 60%. Il combinato di questi aspetti è che senza interventi futuri la spesa legata all’invecchiamento (previdenza+sanità+assistenza) si porterà al 26% del totale, a fronte del 18% attuale. Al momento la linea di intervento portata avanti dal governo si trova nel National Pension Framework pubblicato nel marzo 2010, dal quale si prevedeva un innalzamento dell’età pensionabile a 66 anni a partire dal 2014, 67 anni dal 2021 e 68 dal 2028, oltre alla rimodulazione di gran parte delle pensioni pubbliche. Gli effetti di tale piano sono già inclusi nelle stime precedenti, per cui si renderà necessario procedere a ulteriori interventi correttivi nei prossimi anni.
L’aspettativa di un risanamento delle finanze pubbliche non potrà prescindere dalla stabilizzazione del sistema bancario. Secondo le stime della BCE, le passività potenziali a carico del settore pubblico derivanti dalle garanzie erogate durante la crisi ammontano al 97,6% del PIL. In attesa dell’analisi finanziaria da parte del Ministro delle Finanze, che verrà pubblicata a metà maggio in coincidenza con la review di FMI, Ecofin e CE, per il momento la linea guida seguita è di interrompere i trasferimenti di attività finanziarie verso NAMA2 e proseguire con l’implementazione del PCAR3.
Portogallo
La crisi politica ha interrotto il processo di implementazione dei contenuti dell’update al PS presentato lo scorso marzo, a favore delle condizioni concordate con UE e FMI nell’ambito del piano di sostegno attualmente in fase di approvazione (la votazione UE è attesa il 16 maggio), il cui valore dovrebbe essere intorno ai 78 miliardi di euro. Lo scenario macroeconomico che attende il paese è particolarmente sfidante, con un PIL che per l’anno in corso è atteso evidenziare un calo del 2% secondo le ultime stime governative, che sono notevolmente peggiori (ma più realistiche) rispetto al -0,9% indicato nel PS. Nel triennio successivo le stime rilasciate dal documento vedevano un ritorno alla crescita, ma le nuove manovre di correzioni fiscali programmate nell’ambito del MofU con UE e FMI lasceranno il paese in recessione anche nel 2012 (-2,0% secondo il Primo Ministro delle Finanze Teixeira dos Santos). Per favorire dal 2013 una ripresa in grado di migliorare autonomamente i saldi strutturali sarà essenziale un rilevante contributo da parte del canale estero, che dovrà compensare dell’andamento deludente atteso dai consumi e dagli investimenti privati. Entrambi questi aggregati risentiranno in maniera decisiva degli interventi restrittivi sul fronte fiscale che dovranno essere messi in atto nel triennio 2012-14. Il nuovo target governativo per il saldo di bilancio è adesso pari a -5,9% (-4,6% la stima del PS), mentre per il biennio successivo è previsto un miglioramento a -4,5% e -3,0%. In virtù di ciò, il rapporto debito/PIL dovrebbe tornare a scendere solo a partire dal 2013.
Le linee guida contenute nel PS, e riprese dal MofU concordato con le istituzioni internazionali, sono essenzialmente tre: garantire la traiettoria di aggiustamento fiscale, rendere effettive le riforme concordate a livello nazionale e rinforzare e garantire la stabilità del settore finanziario.
Per quanto riguarda gli interventi a valere per il triennio 2012-14, gli impegni presi riguardano soprattutto il lato della spesa, in virtù delle maggiori sacche di inefficienza presenti nel budget statale. Relativamente al solo 2012 sono previsti risparmi per 3,14 miliardi, suddivisi come da tabella sottostante; inoltre sono previsti ulteriori interventi non quantificati in valore tra cui il blocco nella crescita in termini nominali degli stipendi del settore pubblico e la relativa rimozione di fringe benefit e premi produzione. Dal lato delle entrate, sono stimati interventi per 1,79 miliardi, insieme all’introduzione di regole per bloccare l’introduzione di tasse a livello locale e centrale finalizzate alla copertura finanziaria.

Gli interventi sul biennio successivo saranno implementati dalle future leggi di bilancio, sulla base delle linee guida contenute nel MofU, che appaiono coerenti con i target di saldo di bilancio precedentemente esposti.
Relativamente al settore bancario, il Governo ha colto l’occasione degli aiuti UE-FMI per trovare una soluzione auspicabilmente definitiva ai problemi di dipendenza di alcuni istituti dai finanziamenti BCE. Le autorità di Governo, condizionatamente all’approvazione delle regole UE in materia di libero mercato e competizione, hanno elaborato l’impegno a fornire una garanzia sulle emissioni di nuovi strumenti di debito fino a 35 miliardi, comprensivi delle misure già adottate nel recente passato per un plafond di 20 miliardi. La Banca centrale del Portogallo, di concerto con la BCE, la Commissione UE e il FMI, fisserà stringenti target sui coefficienti patrimoniali, e chiederà alle principali banche del paese di fornire entro giugno 2011 specifici piani di medio termine di approvvigionamento, in grado di garantire una posizione finanziaria stabile. Per il core Tier1 ratio si prevede un livello minimo del 9% per fine anno e del 10% per il 2012. Laddove si evidenzieranno i maggiori problemi, la Banca centrale del Portogallo potrà chiedere un’accelerazione nel processo di incremento della base patrimoniale, grazie anche al contributo finanziario (su base temporanea) del Governo, ove se ne ravveda il bisogno.
Specificatamente per quest’ultimo punto, sono disponibili risorse eventuali per 12 miliardi, da attingere nell’ambito del piano di sostegno UE-FMI concesso al paese.
Il piano di privatizzazioni dovrebbe essere confermato, con cessioni per le imprese che operano nei trasporti, nelle comunicazioni e nel settore assicurativo. Gli incassi previsti nel triennio 2011-13 sono nell’ordine dei 5,5 miliardi, ma il Governo si è impegnato a una review del piano già elaborato ed è probabile che si trovino nuove società da mettere sul mercato, aumentando gli introiti. Di contro, esiste il rischio di sorprese negative sul fronte degli oneri derivanti dai progetti di investimento cofinanziati dai privati (PPP, public-private partnership), a fronte dei quali spesso lo Stato ha erogato garanzie. Il MofU prevede esplicitamente una due diligence condotta da un soggetto indipendente per valutare la dimensione del problema e predisporre eventuali contromisure.
Grecia
Un rapido accenno è doveroso; si attende per le prossime settimane la presentazione del piano di dismissione di attività pubbliche, che ha un valore di 3 miliardi di euro nel presente anno, e 23 miliardi nel periodo 2012-15, secondo quanto recentemente dichiarato dal Primo Ministro George Papandreou. La presentazione della mid-term review nell’ambito del piano di sostegno UE-FMI è attesa anch’essa a stretto giro, e l’approvazione dovrebbe aversi il 16 maggio, insieme al via libera definitivo per gli aiuti al Portogallo. La visita degli ispettori di UE, FMI e BCE attualmente in corso dovrebbe terminare con il via libera alla nuova tranche di aiuti schedulata a giugno, per un ammontare di 12 miliardi.
Conclusioni
Il cammino di risanamento nei conti pubblici dei paesi UE sarà lungo e tortuoso, ma assolutamente improcrastinabile in questa fase. Il mercato ha chiaramente lasciato intendere di non voler tollerare un atteggiamento lassista, come invece fatto dai paesi che hanno dovuto ricorrere all’aiuto esterno. Il consolidamento spagnolo è stato accolto positivamente, e la credibilità di tale intervento dovrebbe garantire un argine per la propagazione della crisi verso altri paesi (tra cui l’Italia). Essenziale sarà il monitoraggio e il costante soddisfacimento degli impegni presi con i PS e i PNR presentati in questi giorni. Alcuni programmi di stabilità, infatti, presentano criticità connesse a proiezioni di crescita che appaiono troppo ottimistiche, e che potrebbero nascondere l’esigenza di interventi correttivi più ampi rispetto a quelli previsti. Da questo punto di vista, i cicli elettorali in Spagna e soprattutto in Francia (meno soggetta alla disciplina dei mercati) potrebbero rappresentare un rischio per il conseguimento dei target fiscali del prossimo anno.
2 La National Asset Management Agency (NAMA) è stata creata dal governo irlandese a fine 2009 con lo scopo di acquisire le attività finanziarie detenute dal sistema bancario divenute illiquide o svalutate rispetto al valore facciale, a fronte essenzialmente di obbligazioni statali. Secondo gli ultimi dati disponibili, le attività oggetto di trasferimento hanno un costo storico di 88 miliardi, un valore di trasferimento pari a 54 e un fair value stimato di 47.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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