“La Grecia ha raggiunto un punto in cui le dinamiche del debito del Paese sono insostenibili. I legislatori europei cercheranno molto probabilmente di garantire una ristrutturazione del debito ordinata ed è possibile che questo avvenga a breve. Crediamo che per via del rischio sistemico associato un vero e proprio default della Grecia sarà evitato…..
Shahid Ikram, Deputy CIO – Fixed Income di Aviva Investors
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C’è chi chiede misure più drastiche – come scegliere di ridurre l’impressionante valore del debito, ma la maggior parte dei governi UE lo ritiene insostenibile in quanto il sistema bancario europeo dovrebbe affrontare delle perdite significative e il sistema bancario domestico fallirebbe senza un supporto esterno sostanzioso. Di conseguenza la Grecia e altri paesi periferici potrebbero essere costretti a ritornare alle loro vecchie valute con l’effetto di una svalutazione monetaria in pieno stile islandese. Ciò porterebbe a sua volta ad aumentare il costo del ripagamento del debito rimanente denominato in euro schiacciando le finanze di un grande numero di imprese locali i cui conti potrebbero essere azzerati.
I piani per affrontare i problemi dei paesi periferici nell’ Eurozona sono ancora bloccati dai disaccordi interni come chiaramente dimostrato dalle dichiarazioni contraddittorie dei funzionari UE riguardo alla ristrutturazione del debito greco e dalla crescente pressione da parte dell’elettorato di quei paesi che dovrebbero pagare il conto dei salvataggi in corso”.
Fonte: BONDWorld – Aviva Investors
I disordini politici nell’area MENA, la conseguente impennata
dei prezzi del petrolio e i disastri naturali in Giappone
si sono manifestati in un momento di solidità della dinamica
economica a livello globale. Gli indicatori anticipatori di
molte economie avanzate, come l’Ifo tedesco e il PMI USA,
hanno toccato, o addirittura superato, i massimi storici. La
solida dinamica indica che la ripresa globale probabilmente
non è stata seriamente compromessa, soprattutto perché
la politica monetaria rimane favorevole (v. grafico). Prevediamo,
però, un indebolimento almeno temporaneo della
crescita.
Giappone: l’impatto globale sarà probabilmente
limitato
Il terremoto e lo tsunami in Giappone hanno provocato perdite
terribili in termini di vite umane e distruzione fisica. Le
aree interessate incidevano per il 6%–7% circa sul PIL,
ma produzione industriale e commercio sono stati pesantemente
colpiti in molte altre regioni del paese e in marzo e
aprile riporteranno cali significativi. Successivamente sarà
però probabile un forte rimbalzo. La perdita delle forniture
elettriche provenienti dalle centrali di Fukushima dovrebbe
essere presto colmata grazie alle capacità inutilizzate di altre
regioni, e anche le opere di ricostruzione dovrebbero dare
una forte spinta alla crescita. La speranza è che l’impatto
ecologico di lungo corso sarà limitato alle zone immediatamente
circostanti alle centrali. Dovrebbe essere ridotto
anche l’impatto sulla crescita globale. Nel breve termine,
alcune catene di fornitura dipendenti dal Giappone saranno
interrotte; nel lungo termine, potremmo assistere a un certo
abbandono del nucleare.
Gli aumenti dei prezzi del petrolio provocano rischi
per la crescita
Le stime degli effetti sulla crescita degli aumenti del prezzo
del petrolio nell’ambito della fornitura non sono omogenee.
Non sorprende comunque che, secondo gran parte
degli studi, l’effetto negativo sulla crescita tende a essere
maggiore quanto più grande, veloce e durevole è il picco
dei prezzi del petrolio. A nostro parere, la crescita globale
potrebbe ridursi dello 0,5% circa a seguito di un aumento
del 50% del prezzo del petrolio. Ma per supportare la stabilità
sociale, le spese di alcuni governi, come quello saudita,
saranno più alte dei rispettivi maggiori ricavi derivanti dal
petrolio. Ciò dovrebbe imprimere una spinta alla crescita
globale.
Politiche di inasprimento per BCE e BoE, Fed in attesa
I rischi al rialzo per l’inflazione rimangono elevati nei ME,
e di conseguenza è probabile che prosegua la politica di
inasprimento. Gli accordi dei leader europei – per maggiori
fondi destinati alla crisi (EFSF/ESM) e minori (e perciò più
sostenibili) costi di finanziamento – dovrebbero ridurre le
limitazioni per la politica della BCE. I dati indicano un’inflazione
elevata, pertanto prevediamo un primo aumento dei
tassi in aprile. Un’inflazione ben oltre il target del 2% suggerisce
un’azione anche da parte della Bank of England,
probabilmente a maggio. Al contrario, per quest’anno la
Fed dovrebbe rimanere in attesa. Non dovrebbero esserci
interventi della BNS, a meno che non si verifichi un notevole
indebolimento del CHF.
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