Le dichiarazioni di Juncker questa settimana hanno tolto il veto sul “dibattito pubblico” su di una possibile ristrutturazione del debito greco. La BCE ha fermamente opposto l’ipotesi. Le sorti della Grecia si chiariranno solo quando sarà reso noto l’esito della missione del FMI e Commissione. La discussione è ad oggi ancora politica. A giugno, il Consiglio Europeo dovrà finalizzare i dettagli dell’ESM. Berlino ha più volte ribadito che i finanziamenti dell’ESM andranno comunque associati alla partecipazione degli investitori privati ai costi di un salvataggio di uno stato sovrano mentre la Francia si è sempre detta contraria…..
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Questa settimana, le dichiarazioni del Presidente dell’Eurogruppo Juncker su un possibile reprofiling o soft restructuring del debito greco hanno tolto il veto dal dibattito “pubblico” su una possibile forma di ristrutturazione del debito greco. Anche il Commissario per gli Affari Economici e Monetari Olli Rehn, non ha escluso un reprofiling nel caso in cui la Grecia concordasse un programma di ulteriori riforme ed un piano di privatizzazioni. Indicazioni sui rischi che il deficit greco torni vicino a salire al 10% si erano già avute con le Previsioni della Commissione Europea del 13 maggio. Il Programma di Stabilità della Grecia proiettava, per il 2011 e il 2012, un rapporto deficit/PIL di -7,6% e -6,5%, mentre la Commissione stima un deficit del 9,5% nel 2011 e del 9,3% nel 2012. La differenza nel 2012 è spiegata interamente da una stima di saldo primario ancora in deficit dell’1,8% a fronte della proiezione del Programma di Stabilità di un surplus di 0,9%. Stando al Financial Times Deutschland anche il funzionario del FMI impegnato nella missione greca avrebbe dichiarato l’urgenza di velocizzare il processo di riforme onde evitare che il deficit tornasse a salire.
In gergo una “ristrutturazione leggera” può prendere forme diverse. Una possibilità è un riscadenziamento dei titoli esistenti. Un’altra possibilità è quella in cui all’allungamento della vita residua si associa una riduzione delle cedole. Chiaramente la seconda ipotesi comporta un maggior abbattimento del costo del debito per l’emittente sovrano e perdite più significative per gli investitori. Per maggiori dettagli sugli aspetti tecnici si veda la nostra pubblicazione Interest Rate Strategy del 4 maggio 2011. La caratteristica di un “deal leggero” è comunque che non comporta un haircut sul capitale e, pertanto, non andrebbe considerata come default. In realtà stando alle indicazioni del WSJ, S&P indica che un default sussiste non solo quando i creditori non vengono ripagati a pieno, ma anche quando il pagamento avviene in ritardo.
L’esito di un’operazione di soft restructuring non è affatto scontato. La BCE ha reagito con toni forti all’ipotesi di ristrutturazione volontaria, dichiarando che nel caso di un reprofiling i titoli greci non potrebbero essere accettati in garanzia nelle operazioni di finanziamento. Se così fosse, le banche greche si troverebbero sotto notevole pressione dal momento che a marzo dipendevano dalla BCE ancora per 88 miliardi di euro o il 17,6% degli asset, seconde solo alle banche irlandesi. In realtà non vi sono vincoli che impediscono alla BCE di accettare come collateral titoli la cui scadenza è stata allungata. L’esperienza degli ultimi due anni indica che le regole sulle garanzie sono state interpretate con una certa discrezionalità. Le preoccupazioni della BCE sono comprensibili dal momento che un reprofiling del debito greco potrebbe rappresentare un precedente per Portogallo e Irlanda, in tal caso i costi per il sistema bancario europeo poterebbero essere ben più elevati. I dati della Banca dei Regolamenti Internazionali mostrano che l’esposizione delle banche europee a Grecia, Irlanda e Portogallo a settembre 2010 era di 933 miliardi di euro, a fine 2009 era di 1066 miliardi di euro.
Le sorti della Grecia verranno decise a giugno alla luce dell’esito della missione del FMI e di stime precise sul fabbisogno. E’ certo che la Grecia si trova a dover rifinanziare debito in scadenza per 113,2 miliardi di euro tra il 2012 e il 2015. Il dibattito che si è aperto è squisitamente politico. Il Consiglio Europeo dovrà decidere i dettagli finali dell’ESM e rimane ancora aperta la questione della partecipazione degli investitori privati ai costi di un salvataggio di un emittente sovrano oltre il 2011. La Francia si oppone a qualunque forma di ristrutturazione del debito e ancor più a qualunque credit event come ricordato dal ministro delle Finanze Lagarde. La decisione se una ristrutturazione volontaria è o meno un credit event dipende dall’ISDA e comporterebbe, in caso di sussistenza dell’evento, costi aggiuntivi. Invece Germania, Austria e Olanda vedono, come condizionale al programma di aiuti, un contributo degli investitori; a questo gruppo potrebbe presto unirsi la Finlandia.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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