Lyxor. La volatilità è tornata sui mercati nel momento in cui Omicron, una nuova variante del Covid, ha spaventato gli investitori.
Di Florence Barjou, CIO di Lyxor AM
Con 50 alterazioni, di cui 33 sulla proteina spike, i mercati hanno cercato indizi sulla sua contagiosità, la sua letalità e l’efficacia di vaccini e trattamenti. Diversi paesi hanno ripristinato le restrizioni relative ai viaggi, aumentando i rischi al ribasso per la crescita. In un anno in cui le performance dei mercati sono state solide, questa accresciuta incertezza ha spinto ad un rapido aggiustamento dei portafogli per preservare i rendimenti annuali. Al momento non abbiamo informazioni sufficienti su questa nuova variante per avere una visione definitiva sul suo impatto.
Tuttavia, la nostra analisi iniziale dei movimenti di mercato ci porta a pensare che gli investitori abbiano reagito in modo eccessivo al potenziale impatto negativo di Omicron. In effetti, contrariamente alle precedenti preoccupazioni legate al Covid, la vendita è stata indiscriminata, con i temi orientati alla riapertura delle economie che hanno avuto un andamento altrettanto negativo dei titoli che avevano beneficiato dei lockdown. Inoltre, per il momento, la variante Delta rimane il problema principale, soprattutto in Europa, dove i principali paesi stanno reintroducendo restrizioni che dovrebbero limitare la mobilità e intaccare la fiducia dei consumatori. Per il momento, il nostro scenario di base dopo Omicron è quello di un impatto moderato, che probabilmente ostacolerà ma non farà deragliare la ripresa economica.
L’Europa è ora arrivata a un punto in cui la vaccinazione obbligatoria viene discussa, come testimoniato da ciò che succede in Austria, dalle discussioni in corso in Germania, così come da Ursula von der Leyen che chiede una discussione a livello della UE sull’argomento. A prescindere da qualsiasi discussione etica, e limitandosi all’impatto sul mercato, la vaccinazione obbligatoria sarebbe un potenziale forte vento favorevole per gli asset rischiosi, in quanto ridurrebbe significativamente la probabilità di un altro ciclo di restrizioni.
Tuttavia, ciò che ha davvero attirato la nostra attenzione è l’inasprimento dei toni avviato da Jay Powell, presidente della Fed, quando ha abbandonato il termine “transitorio” per l’inflazione durante il suo discorso al Congresso. Data l’incertezza intorno al potenziale impatto di Omicron sull’attività, la tempistica e la rapidità di questo importante cambiamento sono strane, e segnano un cambiamento significativo nella valutazione della Fed del trade off tra inflazione e crescita. Ciò che è sorprendente non è tanto la necessità di normalizzare. Infatti, Powell non ha aggiunto molto a ciò che era già noto. L’attività è sostenuta, l’inflazione è alta e si è allargata oltre le componenti volatili. La brutalità del cambio di tono segna tuttavia un chiaro riorientamento delle priorità della Fed (che, tra l’altro, complica molto le cose per la BCE, dato che le dinamiche dell’inflazione sono diverse in Europa). Parte di questa inversione può probabilmente essere attribuita al fatto che l’inflazione è ormai diventata un problema politico negli Stati Uniti. Le elezioni di midterm sono previste nel 2022, e la limitazione dell’inflazione è stata probabilmente centrale per la conferma di Jerome Powell nel suo ruolo da parte del presidente Biden. La questione è che questo cambio di tono arriva in un momento in cui Omicron potrebbe offuscare ulteriormente la visibilità della Fed.
Da un lato, la variante sta pesando sui prezzi dell’energia (il greggio ha perso più del 20% da fine ottobre), e potrebbe essere un freno globale all’attività, che dovrebbe aiutare a limitare le pressioni sui prezzi. D’altra parte, ha il potenziale per aumentare ulteriormente le pressioni della catena di approvvigionamento, soprattutto data la politica di tolleranza zero-Covid della Cina. Questo potrebbe rivelarsi inflazionistico, ma per “cattive ragioni” che non possono essere controllate dalle banche centrali.
Per il momento, la Fed si è infatti solo avvicinata a ciò che il mercato aveva già previsto. Il rapporto sul mercato del lavoro di dicembre, più debole del previsto (210.000 posti di lavoro contro i 550.000 previsti) e la crescita dei salari orari più debole (4,8% all’anno contro il 5,0% previsto) ci portano a mantenere la nostra aspettativa di due aumenti dei tassi l’anno prossimo, a partire da giugno.
Dal punto di vista dell’asset allocation, la combinazione di Omicron e di una Fed più dura non fa deragliare il nostro scenario centrale, che è quello di un’attività in rallentamento, ma ancora solida il prossimo anno, con una crescita degli EPS che rimane in territorio positivo. Nonostante la normalizzazione monetaria stia guadagnando slancio, i tassi reali rimarranno profondamente negativi, il che dovrebbe continuare a favorire le azioni rispetto alle obbligazioni sovrane. Per quanto riguarda le obbligazioni, la curva si è nuovamente appiattita in modo significativo, e ci aspettiamo una certa inversione di questo movimento, fattore che ci porta a mantenere un sottopeso delle obbligazioni sulla parte lunga. Il petrolio, che ha particolarmente sofferto durante la crisi, sembra ormai attraente.
Fonte: BONDWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




