La prima delle due aste per fondi triennali lanciate dalla BCE ha avuto un successo superiore alle previsioni..…
I benefici che queste operazioni possono recare nella presente situazione di grave dissesto dei mercati europei sono maggiori di quanto si pensi.
Il nostro nuovo scenario di previsione per il 2012 incorpora un netto taglio alle stime di crescita del PIL mondiale. Pesano le conseguenze della crisi europea del debito e della sua cattiva gestione, ma anche uno scenario meno favorevole per le materie prime energetiche.
– La prima delle due operazioni di rifinanziamento a lungo termine di durata triennale lanciate dalla BCE ha ricevuto un’accoglienza entusiastica da parte delle banche europee, che hanno domandato fondi per circa 490 miliardi di euro. Al netto dei rimborsi delle altre operazioni, la creazione netta ha superato i 200 miliardi di euro. In Italia, la partecipazione ha avuto una connotazione un po’ particolare, in quanto associata all’emissione di obbligazioni garantite dallo Stato che hanno consentito al sistema di fare raccolta senza impegnare la riserva di attività stanziabili già in bilancio. Dall’annuncio dell’operazione (8/12) a ieri, tuttavia, si è osservata anche una forte compressione dei differenziali di rendimento con la Germania: per l’Italia, parliamo di 117pb sulla scadenza biennale e di 56 su quella quinquennale; per la Spagna, di 103pb e 70pb rispettivamente. Questi movimenti fanno pensare che l’operazione sia stata utilizzata anche per approfittare degli abnormi differenziali fra i titoli di Stato e i tassi ufficiali, agevolando indirettamente la ristrutturazione dei flussi di domanda di titoli di Stato resa necessaria dal crollo della domanda degli investitori esteri. Pure questo secondo utilizzo della liquidità BCE, stigmatizzato da alcuni osservatori, va invece considerato uno sviluppo virtuoso. Non dimentichiamoci che avviene in un contesto di aggressivo consolidamento dei bilanci pubblici e di crescenti controlli reciproci fra gli Stati Membri dell’Eurozona (che riducono il rischio di azzardo morale) e, al contrario, di forti rischi di rifinanziamento per alcuni emittenti sovrani dell’area (che hanno fatto esplodere i tassi). Se l’attività delle banche contiene il costo del debito pubblico, può rendere più credibili gli obiettivi fiscali e, indirettamente, allentare le condizioni finanziarie anche nel resto dell’economia; se riduce le paure degli investitori esteri sul rischio di rifinanziamento, può stimolare una ripresa degli afflussi di capitale. Inoltre, un ricorso massiccio alle aste di fondi triennali dovrebbe anche estirpare alla radice i dubbi degli investitori internazionali riguardo alla capacità delle banche europee di rifinanziare il debito a medio e lungo termine in scadenza nel prossimo biennio.
– Abbiamo pubblicato questa settimana l’aggiornamento trimestrale del nostro scenario di previsione. Il rapporto include un nuovo drastico taglio alle stime di crescita del PIL mondiale nel 2012, dovuto in larga misura alle peggiori aspettative sull’andamento dell’economia europea e in parte a uno scenario meno favorevole per le materie prime. Riguardo allo scenario europeo, la revisione è dovuta in gran parte alla deludente gestione della crisi del debito. L’accelerazione della correzione fiscale accentua la contrazione del PIL, mentre la persistente carenza dei meccanismi di salvaguardia crea condizioni finanziarie restrittive in molti paesi dell’Eurozona, nonostante il basso livello dei tassi ufficiali. Le stime di inflazione non seguono al ribasso quelle di crescita reale: le quotazioni delle materie prime energetiche, infatti, saranno sostenute dal rischio geopolitico in Medio Oriente e dagli elevati prezzi di budget break-even, che controbilanceranno gli effetti calmieranti della più bassa crescita economica mondiale. Appare cioè meno probabile che i mercati delle materie prime possano agire da stabilizzatori automatici, migliorando le ragioni di scambio dei paesi avanzati in questa fase di crisi. In Europa, inoltre, il potere di acquisto delle famiglie sarà penalizzato dagli aumenti delle imposte indirette e dei prezzi amministrati, che manterranno l’inflazione su livelli relativamente elevati anche nel 2012.
Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:
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I market mover della settimana
Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.
La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.
Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.
Martedì 10 maggio
Area euro
Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.
Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.
Stati Uniti
I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).
Mercoledì 11 maggio
Stati Uniti
Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati
dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).
Giovedì 12 maggio
Area euro
Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.
La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output
manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.
Stati Uniti
Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.
Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.
Venerdì 13 maggio
Area euro
Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).
Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.
Stati Uniti
Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.
La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).