Il Punto: Ancora in stallo i negoziati sulla Grecia. Qualche sviluppo positivo sugli altri fronti della crisi.

Il saldo della bilancia commerciale giapponese sarà negativo per anni. Lo status di creditore netto sull’estero del Giappone dipende ora dall’ampiezza dei redditi netti da capitali: lo yen forte e l’invecchiamento della popolazione sono ….…


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fattori da non ignorare per valutare i rischi di finanziamento del debito pubblico, ormai al 220% del PIL.

I negoziati con la Grecia per il PSI restano ancora senza esito. I termini del con cambio implicherebbero una perdita di valore attuale netto del 65-70% (dovuto al 50% di rinuncia sul capitale, all’allungamento delle scadenze a 30 anni e a una cedola del 3,5-4%). Secondo Juncker è indispensabile che i creditori rinuncino alla richiesta di una cedola media del 4%. In realtà, sembra di poter dire che i negoziati siano complicati non soltanto dai termini di strutturazione dei nuovi titoli, ma anche da problemi politici (l’eventuale coinvolgimento della BCE) e legali (l’introduzione di Clausole di Azione Collettiva). Quanto al primo tema finora è stato smentito esplicitamente, oltre che dalla Banca centrale, anche dal Governo tedesco che anche i creditori istituzionali accettino di partecipare a qualche forma di concambio; in particolare, è rilevante l’esclusione della quota detenuta dalla BCE, stimata in 40-45 miliardi; questioni rilevanti al riguardo sono lo status di seniority implicito che acquisterebbero i titoli in portafoglio BCE se esclusi dal PSI rispetto a quelli sul mercato, e l’eventuale inclusione retroattiva delle CAC che renderebbe quasi impossibile escludere dal PSI il portafoglio della BCE. D’altra parte, è ampiamente riconosciuto che l’ammontare di finanziamenti del secondo programma dovrà essere maggiore di quanto inizialmente previsto.

A parte il blocco sulla questione greca, ci sono state però in settimana evoluzioni positive su altri fronti. La Lagarde ha detto che il muro “frangifuoco” dove essere grande abbastanza “da non dover essere speso” cioè sufficiente ad agire da deterrente in caso di crisi. Dalla riunione dell’Eurogruppo è emerso che i dettagli sull’ESM dovranno essere definiti il 20 febbraio. Il meccanismo di stabilizzazione diventerà operativo per luglio, come già stabilito al Summit di dicembre scorso. I Ministri delle finanze hanno concordato che la richiesta di sostegno al fondo è condizionale all’applicazione del nuovo “contratto fiscale”. Rimane ancora da chiarire se la Germania darà il consenso per aumentare la capacità di fuoco dell’EFSF–ESM a 750 miliardi di euro. Anche in conseguenza di questi sviluppi, a parte le tensioni in aumento sul debito greco, gli altri mercati periferici sono stati ampiamente positivi; particolarmente ampia la chiusura dello spread sui titoli italiani, anche contro Spagna e Francia.

In questo quadro, il Consiglio Europeo cercherà di raggiungere un accordo finale circa il trattato intergovernativo noto come “fiscal compact”. Ogni decisione relativa alla concessione del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia è subordinata a uno sblocco dei negoziati sul PSI.

Date rilevanti per la crisi del debito europeo

30 gennaio Italia asta di BTP
30 gennaio Summit europeo
14 febbraio Italia: asta di BTP (previsione: 6 miliardi; ne scadono 25,8)
20-21 febbraio Eurogruppo ed Ecofin
24 febbraio ? G-20
29 febbraio Grecia termine per l’esborso dell’8a tranche
01-02 marzo Summit europeo firma del Trattato Intergovernativo e dettagli sull’ESM
12 marzo Eurogruppo ed Ecofin
14 marzo Italia: asta di BTP (previsione Intesa: 8,5 miliardi – ne scadono 14,8)
20 marzo Grecia: scadono 14,5 miliardi di titoli greci
29 marzo Italia: asta di BTP (previsione Intesa: 9,2 miliardi)
30 marzo I Ministri delle Finanze dell’Unione Europea si incontrano in Danimarca
Fonte: UE, BCE, Bloomberg e Intesa Sanpaolo
Nota: la Spagna conduce due aste a medio lungo-termine il primo e il terzo giovedì del mese. (?) data da confermarsi

Gli sviluppi dei conti con l’estero giapponesi per ora passano inosservati, ma hanno risvolti potenzialmente rischiosi. La bilancia commerciale a dicembre ha segnato un nuovo deficit mensile e complessivamente nel 2011 il saldo è stato ampiamente negativo, pari a -2,49 trilioni di yen. L’ampio deficit commerciale è in gran parte determinato dalla bolletta energetica: dopo il terremoto, le importazioni di combustibili sono balzate verso l’alto, per far fronte al crollo della capacità produttiva nel settore energetico. Questo è un fattore strutturale che potrebbe mantenere negativo il saldo ancora per anni. Il deficit è poi aggravato dall’apprezzamento dello yen e dal trend di delocalizzazione della produzione nel settore manifatturiero.

Il Giappone ha finora goduto di una posizione netta attiva nei confronti dell’estero, sia in termini di flussi commerciali sia in termini di redditi da investimenti: questo ha contenuto i rischi per il finanziamento del debito pubblico, ormai al 220% del PIL. In futuro un saldo positivo della bilancia dei pagamenti dipenderà dall’ampiezza dei redditi netti da capitale. Per ora non ci sono segnali di un’inversione di tendenza del trend positivo su questo fronte: sia il reddito di portafoglio (circa 70% dei redditi da capitale) sia gli investimenti diretti (27% del totale) sono strutturalmente positivi. Tuttavia lo status di creditore netto del Giappone è messo a rischio da due fattori. Il persistente apprezzamento dello yen potrebbe incidere sulla dinamica dei redditi netti da capitale; in secondo luogo, l’invecchiamento della popolazione potrebbe determinare un gap di risparmio domestico in tempi non troppo lunghi.
Senza il cuscinetto dell’avanzo commerciale, i rischi per il finanziamento del debito pubblico aumentano considerevolmente.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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