Il Punto: Il cammino della Grecia verso la sostenibilità rimane pesante

Il Punto: Definiti i dettagli del piano di sostegno finanziario alla Grecia, ma il cammino del paese ellenico verso la sostenibilità rimane pesante. Negli Stati Uniti, i dati sono coerenti con una ripresa moderata…..

L’Eurogruppo ha raggiunto, domenica 11 aprile, un’intesa sulle condizioni del possibile prestito alla Grecia. Il programma coprirebbe 3 anni e gli stanziamenti per il primo anno sarebbero pari a 30 miliardi di euro più il contributo del FMI (fino a 15 miliardi, in base alla ripartizione annunciata dal Consiglio Europeo in precedenza). La dimensione dell’operazione è quindi superiore alle aspettative. La partecipazione dei Paesi membri sarà in base alla quota del capitale BCE, il che implica un contributo di 8,4 miliardi per la Germania, 6,3 miliardi per la Francia, 5,4 miliardi per l’Italia, 3,7 miliardi per la Spagna. Sui crediti erogati dai paesi dell’Eurogruppo, il tasso applicato sarebbe pari a Euribor 3 mesi + 300pb per i prestiti a tasso variabile o Euribor Swap + 300pb per le tranche a tasso fisso; la Grecia corrisponderebbe anche una commissione una tantum di 50pb.

Ai tassi odierni ed esclusa la commissione, l’interesse applicato oscillerebbe perciò fra il 3,6% per i crediti a tasso variabile e il 4,9% per un credito triennale a tasso fisso; per confronto, il rendimento a scadenza del triennale greco è del 7,65% e quello dei buoni del tesoro collocati nei giorni scorsi è stato di 4,85% per l’annuale e di 4,55% sul semestrale. Presumibilmente, la quota del FMI sarà prezzata secondo le regole standard di ancoraggio al tasso sui Diritti Speciali di Prelievo, che dovrebbe garantire costi più bassi. L’attivazione del meccanismo, previsto come soluzione di “ultima istanza” e non per risparmiare sul costo del debito, richiede l’approvazione unanime dell’Eurogruppo.

Secondo calcoli del Servizio Studi di Intesa Sanpaolo, assumendo che la Grecia riesca a rinnovare tutti i T-bills in scadenza da qui ad agosto (il che dovrebbe essere agevole), basterebbe un’emissione a medio-lungo termine da 5 miliardi di euro (la cui fattibilità dovrà però essere verificata nei prossimi giorni) per garantire autonomia finanziaria fino a settembre ed evitare il ricorso al programma di aiuti. Comunque la Grecia ha già chiesto di avviare i colloqui preliminari per definire le condizioni di politica economica connesse all’erogazione degli aiuti, che partiranno lunedì. L’equilibrio di lungo termine dipenderà da due obiettivi molto ardui da conseguire: (1) una veloce correzione fiscale, per portare il saldo primario al 5-5,5% del PIL entro 5 anni, dal – 2,6% stimato per il 2010; (2) una riforma delle pensioni che abbatta significativamente il sentiero di crescita della spesa collegata all’invecchiamento della popolazione. La correzione fiscale dovrà essere veloce per arrivare agli anni più critici in termini di scadenze debitorie con una situazione di flussi finanziari già in grado di garantire la riduzione del rapporto debito/PIL e, quindi, di rendere le emissioni appetibili agli investitori esteri nonché abbattere il costo di servizio del debito. Ciò implicherebbe una recessione più profonda e prolungata di quanto attualmente ipotizzato dal governo ellenico, ma creerebbe anche le condizioni per una crescita più sostenuta a lungo termine.

Il comitato dell’NBER per la datazione dei cicli economici negli Stati Uniti si è riunito, ma ha deciso di non avere informazioni sufficienti per sancire ufficialmente la fine della recessione iniziata a dicembre 2007, nonostante la svolta degli indicatori. Secondo Gordon, il Comitato teme che la svolta possa essere temporanea; Gordon dissente, affermando che un’eventuale ricaduta sarebbe da considerare un’altra recessione, se pure ravvicinata alla precedente. Cosa dicono i dati recenti? Le indicazioni dai consumi sono coerenti con l’aspettativa di crescita sostenuta nel 1° trimestre (nostra previsione, +3,2% t/t ann.), ma difficilmente sostenibile nel resto dell’anno. Dal lato delle imprese, le indagini restano positive, ma l’indagine delle piccole imprese (NFIB) è scesa ancora a marzo, segnalando preoccupazione per la debolezza della domanda e impossibilità di alzare i prezzi di vendita. Questo fattore contribuisce al processo di disinflazione in atto. I dati di CPI core di marzo hanno confermato i trend principali dei vari comparti: disinflazione (o deflazione) da casa e spesa discrezionale; pressioni verso l’alto da voci influenzate dalla politica fiscale (sanità, per effetti della riforma, prezzi delle auto usate per rottamazione) e da voci che dipendono da rialzi di tariffe e prezzi fissati dagli Stati (che hanno problemi di bilancio). Tuttavia, il sostegno ancora massiccio della politica fiscale e della politica monetaria rendono improbabile un double dip nei prossimi trimestri.


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