Area euro – La “quiete” dopo la tempesta?

Il 2013 sarà un anno di transizione per l’area euro. Le probabilità di evoluzioni avverse della crisi finanziaria appaiono diminuite, sebbene permangano dei rischi…….

Tuttavia, in un quadro in cui le politiche economiche sembrano poter/voler fare ben poco oltre a quanto predisposto nell’anno uscente, difficilmente l’area euro eviterà un’altra flessione del PIL (stimiamo di -0,3%, in lieve miglioramento rispetto al 2012). Se il 2013 trascorrerà senza grossi scossoni, l’economia area euro potrà tornare a crescere (all’1%) nel 2014.

– Il 2013 sarà ancora un anno difficile per la zona euro nonostante la svolta nella strategia di gestione della crisi avutasi con l’annuncio del Piano di azione congiunto BCE/ESM, l’introduzione di regole uniformi per il consolidamento delle finanze pubbliche e l’individuazione di un’agenda per la creazione di un meccanismo di supervisione comune per le istituzioni creditizie.

– Il processo di consolidamento fiscale nella periferia è destinato a proseguire e il grado di restrizione fiscale è atteso ridursi solo marginalmente rispetto al 2012, dall’1,4% all’1% del PIL. Solo nel 2014, il freno al ciclo derivante dalla politica fiscale potrebbe allentarsi significativamente. Al deleveraging del settore pubblico si aggiunge in Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda quello del settore privato.

– Anche nel 2013 le azioni della BCE continueranno a essere limitate dai vincoli ideologici e istituzionali, ed è assai improbabile che la Banca centrale possa muoversi proattivamente, potenziando lo stimolo monetario in modo mirato alla periferia. Non ci aspettiamo, quindi, grosse novità sul fronte delle misure non convenzionali in corso d’anno, al di là di quanto già predisposto.
– Un taglio del refi (ma non del tasso sui depositi) nei primi mesi dell’anno è possibile, dati i recenti segnali di rallentamento ciclico, ma servirebbe ad abbattere il costo della liquidità presa a prestito nelle aste triennali, più che a stimolare l’economia reale.

– In questo contesto, è difficile che l’economia dell’area euro possa tornare a tassi di crescita positivi già il prossimo anno anche perché, sulla base dei dati più recenti, una recessione tecnica in Germania a cavallo del nuovo anno non può più escludersi. Abbiamo tagliato significativamente le nostre stime per l’economia tedesca (a 0,5% da un precedente 0,9%). Di riflesso, ci aspettiamo ora una contrazione per la zona euro di -0,3%, solo in lieve miglioramento rispetto al -0,4% del 2012.

– Nel 2013, le esportazioni nette rimarranno il solo motore di crescita, mentre la domanda interna continuerà a scendere anche se a un ritmo (-0,8%), meno severo che nel 2012 (-1,4%). Rispetto all’anno in corso, si chiuderanno, in parte, le divergenze tra Paesi del centro, che contribuiranno per +0,1% alla crescita della zona euro, e Paesi della periferia che in media dovrebbero sottrarre uno 0,4%.

– La dinamica occupazionale continuerà a risentire del rallentamento ciclico in particolare nei Paesi della periferia, ma prevediamo un peggioramento anche nei paesi core. Ci aspettiamo che la disoccupazione nell’area euro possa salire fino al 12,1% per fine 2013, dato l’usuale ritardo rispetto al ciclo.

– I rischi sullo scenario rimangono ancora verso il basso e derivano non solo da ripercussioni più severe del previsto sull’economia reale delle tensioni sui mercati finanziari. I progressi attuati quest’anno andranno consolidati per evitare ricadute della crisi sul debito e a tal fine è fondamentale che il piano BCE venga implementato in modo ordinato e in tempi rapidi in caso di necessità; che i lavori per l’istituzione di un’autorità di vigilanza europea avanzino senza eccessivi ritardi e che gli appuntamenti elettorali in Italia e Germania non portino a un ripensamento delle scelte di politica economica nazionale ed europea. Ci aspettiamo, inoltre, che la domanda globale acceleri già da fine inverno dando nuovo impulso alle economie europee. Se il 2013 trascorrerà senza grossi scossoni, l’economia area euro potrà tornare a crescere (all’1%) nel 2014.

– L’inflazione è attesa tornare sotto il 2% già da febbraio del prossimo anno, al rientrare delle pressioni da energia e alimentari. Sull’orizzonte di previsione l’inflazione rimarrà ampiamente sotto controllo e le uniche pressioni inflative deriveranno da aumenti di tassazione indiretta e prezzi amministrati.

Il quadro congiunturale in dettaglio: un anno di transizione
Le previsioni più “catastrofiche” di coloro che un anno fa vedevano nel corso del 2012 il default o l’uscita di uno o più Paesi dall’Eurozona, o addirittura un’ipotesi di “conflagrazione” dell’Unione Monetaria, sono state smentite. La predisposizione di un “piano di emergenza” da parte della BCE attraverso l’annuncio delle OMT di settembre, e la soluzione almeno temporanea e parziale al puzzle greco raggiunta attraverso l’accordo dell’Eurogruppo di fine novembre, sembrano aver ridotto drasticamente i rischi di un’evoluzione “disordinata” della crisi finanziaria.

Dopo tali eventi, e visto che in parallelo è proseguita e anzi si è intensificata l’implementazione di severe misure fiscali correttive in tutti i Paesi coinvolti dalla crisi, oggi la probabilità di un default o di un’uscita dall’euro da parte di uno qualsiasi dei 17 Paesi dell’Eurozona, Grecia inclusa, appare essersi ridotta considerevolmente rispetto ad un anno fa.

Tuttavia, è ancora presto per parlare di una ripresa: da un lato il parziale rientro delle tensioni finanziarie non si è tradotto (almeno sino a novembre) in un significativo recupero di fiducia per famiglie e imprese, dall’altro pesano ancora (e peseranno almeno per tutto il 2013) gli effetti restrittivi delle manovre di consolidamento fiscale. Per l’intera area dell’euro, i provvedimenti correttivi già adottati sul 2013 valgono complessivamente lo 0,9% del PIL (dopo l’1,5% medio nel biennio 2011-12).

Il 2013 sarà un anno in cui le politiche economiche sembrano poter o voler fare ben poco per sostenere la crescita: dopo le misure eccezionali messe in campo sia dalla politica monetaria che dalle istituzioni comunitarie nel corso del 2012, le politiche economiche non potranno che aspettare l’evolversi degli eventi, ovvero un percorso di uscita molto graduale dalla crisi.

Il nostro scenario centrale prevede per il 2013 un altro anno di «recessione lieve», con una caduta del PIL di qualche decimo di punto percentuale. Riteniamo che si possa vedere un miglioramento rispetto al -0,4% del 2012, ma che difficilmente la crescita possa tornare in positivo per la media d’anno (a nostro avviso il PIL potrebbe tornare a crescere su base trimestrale a partire dalla primavera, ma i rischi sono verso il basso). Il nostro scenario sconta: 1) una persistente divergenza tra domanda interna, che continuerà a risentire degli effetti della crisi, e domanda estera che darà ancora un contributo positivo al PIL (anche se inferiore rispetto al 2012); 2) un freno alla crescita proveniente ancora dalla politica fiscale (con un impatto sul PIL di circa 0,6%); 3) un allentamento solo graduale delle tensioni finanziarie, senza escludere periodiche recrudescenze in occasioni di eventi “sensibili”.

Tra gli eventi potenzialmente in grado di scatenare nuove tensioni segnaliamo: le nuove scadenze di pagamento (o eventuali difficoltà nell’attuazione dell’accordo di fine novembre) per la Grecia; una eventuale richiesta di aiuti (non solo finalizzata alla ricapitalizzazione del sistema bancario) da parte della Spagna; l’incertezza sullo scenario politico regnante in Italia, che potrebbe costituire la maggiore fonte di volatilità sui mercati finanziari sino alla data delle prossime elezioni politiche (o più verosimilmente sino alla data di formazione del prossimo governo).

COMPONENTI DELLA DOMANDA
– Nelle nostre stime il PIL area euro, pur migliorando lievemente rispetto al 2012 (-0,4%), vedrà nel 2013 una variazione ancora lievemente negativa, a -0,3%.
Anche l’anno prossimo particolarmente colpita sarà La domanda interna (che al netto delle scorte subirà una contrazione di 0,8%, pari a poco più della metà di quella vista lo scorso anno).

Viceversa, l’unico motore di crescita resterà il commercio con l’estero; tuttavia il suo contributo positivo al PIL scenderà dal notevole 1,5% stimato per il 2012 a poco più di mezzo punto percentuale. Dalle scorte potrebbe venire anche l’anno prossimo un contributo negativo al PIL, di circa due decimi dopo quello più massiccio (-0,6%) stimato per il 2012.

Persino superfluo dire che permarrà un’ampia divergenza tra Paesi del centro e della periferia.
Peraltro, se tutti i principali Paesi “periferici” manterranno un segno negativo nel 2013 (ma meno accentuato che nel 2012, con l’eccezione della Spagna), gli altri principali Paesi risentiranno della frenata delle esportazioni nei principali mercati di sbocco. In particolare la Germania mostrerà un rallentamento piuttosto pronunciato (di quasi mezzo punto rispetto al 2012) mentre in Francia permarrà una situazione di sostanziale stagnazione.

La domanda interna sarà penalizzata in particolare dalla dinamica degli investimenti in macchinari e attrezzature che sono attesi in calo di -3,1% dal -2,1% dell’anno in corso. In particolare ci aspettiamo un peggioramento delle dinamiche trimestrali a cavallo del nuovo anno, dal momento che l’incertezza dei mesi estivi e il peggioramento delle condizioni finanziarie nei Paesi della periferia hanno indotto le imprese a rimandare i piani di spesa. La spesa in macchinari dovrebbe ripartire già dalla fine della primavera, quando le imprese cominceranno quanto meno a sostituire capacità produttiva esistente. Un’accelerazione è prevista nel corso del 2014 al +2,1%.

Gli investimenti in costruzioni sono visti circa stabili nel 2013 (dopo il forte calo del 2012) ma la dinamica annua risente, in parte, di un effetto base favorevole dopo l’assai debole entrata nel 2012 delle costruzioni tedesche. Il quadro di fondo rimane frammentato con le costruzioni tedesche che stanno attraversando una fase di crescita vivace, favorita da condizioni finanziarie molto espansive e da una dinamica sostenute del reddito disponibile. Nella periferia e principalmente in Spagna la correzione del comparto non è conclusa anche se il ritmo di correzione si è un po’ attenuato.

Il reddito disponibile reale rimarrà ancora in flessione nel 2013 (-0,4%) anche se a un ritmo meno severo che nel 2012 (-0,7%), penalizzato dalla contrazione dell’occupazione, da una crescita depressa delle retribuzioni (+1,6% a/a nel 2° trimestre 2012 dal +2,2% a/a di fine 2011) e dalle misure di politica fiscale che rimangono ancora restrittive. Di riflesso ci aspettiamo che i consumi calino anche nel 2013 (-0,5% dopo il -1,1% del 2012). La spesa delle famiglie è attesa rimanere in territorio positivo solo in Germania, stagnare in Belgio e Francia e contrarsi nella periferia.

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