JC: Il soldato Bernanke in missione per ridurre la disoccupazione americana

L’ultimo comunicato della Federal Reserve ci consegna una radicale innovazione nella strategia di politica monetaria americana che non è azzardato definire di portata storica. Questo tra l’altro ci conferma una volta di più che gli anni che stiamo vivendo portano e porteranno con sé cambiamenti radicali nel sistema finanziario ed economico internazionale……


Jacopo Ceccatelli


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Come molti analisti, ed il mercato, si attendevano, la Fed ha lanciato un nuovo programma di acquisto di titoli di stato di lunga scadenza per un ammontare pari a 45 miliardi di dollari che si affianca a quello già in essere pari a 40 miliardi mensili di titoli garantiti da mutui (Mortgage Backed Securities). E fin qui nulla di sorprendente.

Oltre a questo però la Banca Centrale americana annuncia l’acquisizione di una nuova modalità di approccio alla politica dei tassi di interesse e dell’offerta di moneta in generale: la “Evans rule”. Questa nuova regola prende il nome dal Presidente della Fed di Chicago che per primo ha formalizzato una proposta in cui la politica monetaria espansiva della banca centrale fosse direttamente legata al raggiungimento di determinati livelli di occupazione o inflazione. Questo appare oggi come il nuovo “pilastro” di riferimento: l’attuale operazione di riacquisto di titoli (che abbiamo visto le farà stampare 85 mld $ al mese) sarà ininterrotta e i tassi di riferimento resteranno nella fascia compresa tra 0% e 0,25% fino a che il tasso di disoccupazione avrà raggiunto il 6,5% o fino a che le previsioni di l’inflazione rimangono al di sotto della soglia del 2,5%.

E’ la prima volta che una banca centrale moderna e occidentale lega la propria politica monetaria a espliciti target di economia reale e la notizia ha già suscitato ampio dibattito sui mercati finanziari e negli ambienti istituzionali.

Se osserviamo il grafico che qui sotto abbiamo allegato, che proviene da uno studio di Credit Suisse, possiamo vedere che, qualora la tendenza al calo del tasso di disoccupazione si mantenga nella traiettoria precedentemente tracciata, il livello del 6,5% verrebbe raggiunto verso la fine del 2014. Bernanke ha tenuto comunque a specificare che questa percentuale non rappresenta il target finale di disoccupazione della Fed che mira ad obiettivi ben inferiori.

Fonte: Credit Suisse. Tasso di disoccupazione negli Usa e trend previsivo per il 2013 e 2014.

In pratica quindi la Fed comunica che l’obiettivo è ridurre la disoccupazione, a patto che l’inflazione non superi quota 2,5%.

Il Governatore della Fed, che già in diverse occasioni ha esplicitato una forte preoccupazione per il Fiscal cliff (ne abbiamo abbondantemente parlato nel nostro pezzo “Il fiscal cliff, una seria minaccia alla crescita americana”), ribadisce la propria determinazione ad agire per ravvivare la crescita americana, ancora stentata dopo quasi cinque anni di straordinari interventi sia fiscali che monetari.

Lo sforzo è anche quello di comunicare fiducia al consumatore americano: il messaggio esplicita infatti con forza che i tassi resteranno bassi fino a che l’economia resterà debole, indipendentemente da qualsiasi variabile temporale che in precedenza era stata considerata.

L’inflazione “tollerata” quindi è il 2,5% mentre si può vedere dal grafico quanto oggi risulti ampiamente inferiore. Nel grafico abbiamo riportato l’inflazione “core” anche se all’interno della Fed da tempo si è aperto un dibattito su quale indicatore sia più corretto fare affidamento.

Fonte: Bloomberg. Inflazione Usa dal 2001.

Il legame imposto quindi tra politica monetaria e obiettivo di disoccupazione potrebbe però non essere così semplice da realizzare, per una serie di motivazioni.

Innanzitutto l’evoluzione tecnologica continua in atto mette in luce, anche attraverso l’osservazione empirica di alcune aziende statunitensi che a fronte di un incremento del fatturato, la forza lavoro si riduce comunque. Tale fenomeno è stato tra l’altro messo in evidenza anche dal Financial Times che riporta i dati della Exim Bank, un’agenzia che supporta l’export delle aziende e che da quattro anni sta vivendo un vero e proprio boom di fatturato (+25% quest’anno sull’anno scorso per esempio) a fronte di un calo del personale impiegato del 12%.

E’ probabile infatti che la crescente digitalizzazione ed informatizzazione dell’economia permetta certamente incrementi di produttività a fronte però di una riduzione strutturale della forza lavoro impiegata. Se quindi non emergeranno settori capaci di attrarre quei lavoratori espulsi dal mondo del lavoro gli Stati Uniti potrebbero doversi trovare di fonte ad un innalzamento del tasso di disoccupazione naturale precedentemente stimato in un 5%.

In ogni caso visto che attualmente la disoccupazione Usa risulta al 7,7%, la Fed si è posta comunque obiettivi piuttosto ambiziosi.

Fonte: JC Investimenti SIM


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