Nella riunione odierna il Consiglio direttivo, lascia inalterato il tasso di riferimento al minimo dello 0,75%, ed invariati i tassi sui depositi e prestiti overnight, rispettivamente allo 0% e all’1,5%….
La decisione è stata presa all’unanimità ma in seno al board si è anche discusso di eventuali misure per migliorare ulteriormente le condizioni sui mercati finanziari. I rischi inflattivi rimangono ben bilanciati e l’inflazione è attesa al di sotto del 2% già nei prossimi mesi, consentendo alla politica monetaria di rimanere accomodante: le operazioni di rifinanziamento principale e quelle straordinarie continueranno infatti ad essere condotte con la modalità “a rubinetto”. Le prospettive di crescita per l’Area restano deboli soprattutto nella prima parte dell’anno con una ripresa graduale attesa solo “più avanti” nel 2013; ma l’economia rimane soggetta a “downside risks” legati alla possibilità di un recupero inferiore al previsto della domanda domestica e del commercio estero, ad una mancata implementazione delle riforme strutturali all’interno dell’Unione o ad un’acuirsi delle tensioni geopolitiche; in un tale contesto l’espansione monetaria continua ad essere contenuta. Tuttavia segnali di miglioramento sono presenti dal punto di vista finanziario ed i rimborsi anticipati, da parte degli istituti, della liquidità ottenuta tramite i finanziamenti triennali riflettono “un ritorno della fiducia“; nelle parole di Draghi la liquidità in eccesso nel sistema potrebbe rimanere comunque oltre i 200Mld di euro anche dopo i rimborsi della seconda LTRO.
Sollecitato sulla tematica del recente apprezzamento dell’euro, Draghi ribadisce che il controllo del tasso di cambio non rientra nei target della politica monetaria della Bce. Il movimento dell’€ rappresenta, in un certo senso, un ritorno della fiducia nei confronti dell’Eurozona, con il tasso di cambio che al momento risulta su valori consoni alle medie storiche; tuttavia verrà monitorato se la rivalutazione della moneta unica “altererà la valutazione dei rischi sulla stabilità dei prezzi”.
Sulla decisione del governo di Dublino di liquidare la Anglo Irish Bank, già nazionalizzata nel 2009, Draghi non si è espresso; ma l’iniziativa sembra funzionale al raggiungimento dell’intesa con la Bce per alleggerire il peso del debito che grava sul Paese.
La Banca d’Inghilterra lascia invariati i tassi d’interesse allo 0,50% e conferma il proprio piano di acquisto di bond a 375Mld di sterline. La BoE ribadisce che è pronta a fornire ulteriore stimolo monetario qualora le prospettive di crescita e di inflazione lo rendessero necessario; inoltre reinvestirà la liquidità derivante dalla scadenza dei titoli acquistati nell’ambito del programma di QE, che a marzo sarà pari a circa 6,6 miliardi di sterline.
Fonte: BONDWorld.it – MPS
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