Nell’area euro la ripresa rimane molto fragile: questo il messaggio che è emerso dalle indagini congiunturali e PMI di settembre. La nostra stima di una crescita media del PIL intorno a 0,1% t/t nella seconda metà di quest’anno è confermata, e per il momento non vi sono segnali di …..
una possibile accelerazione a inizio 2014. Sul fronte bancario, è stato avviato il processo BCE-EBA di valutazione del sistema: un’operazione delicata e non priva di rischi, considerando che il carico delle ricapitalizzazioni potrebbe ricadere ancora sugli Stati
Nessuno si aspettava faville dall’economia dell’area euro nella seconda metà di quest’anno. La maggior parte degli analisti aveva messo in conto che la crescita di 0,3% t/t registrata in primavera non rispecchiasse il vero passo di marcia dell’economia, dal momento che la cadenza inusuale della Pasqua ed il rimbalzo delle costruzioni e vendite al dettaglio dopo un inverno eccezionalmente rigido avevano gonfiato la dinamica del PIL. I dati di produzione industriale di luglio e agosto hanno confermato che il ritmo di crescita dell’attività produttiva è stato più blando rispetto al 2° trimestre. Il ritorno del PMI sopra quota 50 in agosto ed il miglioramento degli indici di fiducia nazionali, in particolare dell’IFO, hanno confermato che il minimo del ciclo si è verificato tra maggio e giugno. Tuttavia, dopo il recupero estivo non si è più visto un ulteriore miglioramento della fiducia nella zona euro. A ottobre, il PMI composito è ancora a 51,5; il PMI manifatturiero a 51,3 è solo un punto al di sopra del livello di luglio ed il dettaglio dell’indagine mostra che gli ordini dall’estero sono ancora a 53,0, un livello coerente con una crescita dell’export piuttosto blanda. L’indice di fiducia INSEE presso le imprese manifatturiere è salito a 98, ma rimane ancora al di sotto della media di lungo termine. In Belgio il clima di fiducia è peggiorato in seguito al brusco aumento delle scorte, e anche l’Ifo è calato per il ridimensionarsi delle aspettative. Anche in Francia le imprese sono piuttosto caute sul futuro. Nel complesso, quindi, i dati sinora disponibili confermano le nostre stime di una crescita del PIL di appena 0,1% t/t nella seconda metà di quest’anno, e suggeriscono che un’accelerazione a breve termine sia improbabile. In questo contesto, la BCE manterrà toni molto accomodanti, ma difficilmente fornirà stimolo aggiuntivo. Nelle ultime settimane, peraltro, anche sul fronte della liquidità le dichiarazioni dal fronte BCE sono sembrate più tese a raffreddare le attese di nuovi interventi che a stimolare un allentamento delle condizioni finanziarie.
La BCE ha annunciato, il 23 ottobre, i criteri del processo di valutazione approfondita del sistema bancario, in vista dell’assunzione delle funzioni di vigilanza. L’esame, che interessa 128 gruppi bancari, inizierà a novembre e durerà 12 mesi. Includerà un’analisi dei rischi a fini di vigilanza, un esame della qualità degli attivi e una prova di stress. L’operazione vorrebbe “assicurare a tutti i soggetti interessati dall’attività bancaria che gli istituti sono fondamentalmente sani e affidabili”; tuttavia, nonostante sia stata preceduta da un’intensificazione dell’attività dei supervisori nazionali che dovrebbe ridurre il margine per le sorprese, si presenta delicata e non scevra di rischi per l’Eurozona. L’inclusione dei portafogli di titoli di Stato nella valutazione potrebbe penalizzare l’attività di rifinanziamento dei Paesi più deboli almeno fino all’inizio del 2014, mentre l’assenza di un meccanismo centrale per iniettare direttamente capitali nelle banche sussidiariamente al mercato, potrebbe riaccendere le tensioni sul debito sovrano se i risultati indicassero fabbisogni di capitale elevati. A tale riguardo, Draghi ha ricordato che “esiste un impegno al massimo livello perché siano operativi adeguati meccanismi nazionali di sostegno quando l’esercizio sarà condotto”, ma tali meccanismi potrebbero condurre a un nuovo aumento del debito pubblico, già troppo elevato in molti Paesi. La speranza che gli istituti sottocapitalizzati (i quali presumibilmente conosceranno il proprio fabbisogno ben prima della fine ufficiale del processo) possano rafforzarsi sul mercato prima che i risultati siano resi pubblici, potrebbe scontrarsi con la diffidenza degli investitori. Infine, se il prezzo della ricapitalizzazione diretta da parte dell’ESM fin dal 2015 fosse l’anticipo delle regole di bail-in, ne potrebbe derivare un nuovo peggioramento dell’accesso ai mercati finanziari da parte delle banche ritenute più deboli.
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