Defend Monica Amundi

Amundi: Implicazioni degli attacchi USA-Israele all’Iran

Amundi : Qual è la natura dell’attacco all’Iran e come potrebbe evolvere la situazione?

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A cura di Monica Defend, Head of Amundi Investment Institute – Vincent Mortier, Group CIO di Amundi – Alessia Berardi, Head of Global Macroeconomics Amundi Investment Institute – Anna Rosenberg, Head of Geopolitics, Amundi Investment Institute.


  • La crisi iraniana rafforza uno spostamento strutturale che stiamo evidenziando da tempo: la geopolitica sta tornando a essere un fattore macro di natura ricorrente. Ci stiamo muovendo sempre più verso un contesto di “disordine controllato”, in cui gli shock generano rotazione e dispersione, piuttosto che una direzione di mercato uniforme.
  • A nostro avviso, il petrolio è il principale canale attraverso cui lo shock si trasmette all’economia e ai mercati. L’attuale livello del prezzo del petrolio incorpora lo shock. Senza una chiusura dello Stretto di Hormuz, è improbabile che i prezzi del petrolio vadano sopra $100  — e paradossalmente, se i prezzi raggiungessero quei livelli, la distruzione della domanda e i rischi di recessione limiterebbero rapidamente il movimento. Lo leggiamo principalmente come un impulso stagflazionistico temporaneo, non come un nuovo super-ciclo del petrolio.
  • Fintanto che i flussi di petrolio continuano, resta un evento di volatilità, non un evento sistemico — ma conferma che la geopolitica è ora strutturalmente incorporata nel ciclo degli investimenti. Nel breve termine, alimenta il rischio di inflazione, la forza del dollaro e la dispersione tra asset class. La volatilità dell’energia, l’incertezza sull’inflazione e la dispersione regionale stanno tornando a essere elementi distintivi del mercato.
  • L’Asia e gli importatori di petrolio dei mercati emergenti (EM) affrontano condizioni finanziarie più restrittive e saldi esterni più deboli. L’Europa è più sensibile al gas a causa di livelli di stoccaggio più bassi, ma il quadro dovrebbe normalizzarsi con la stagionalità. Gli USA restano relativamente isolati, beneficiando del loro status di esportatori di energia e dei flussi verso beni rifugio.
  • Implicazioni di investimento: l’oro è il chiaro vincitore in tutti gli scenari mentre gli asset USA dovrebbero restare relativamente resilienti. Gli EM vedranno vincitori e vinti: gli importatori di petrolio sono i più vulnerabili, mentre gli esportatori di materie prime potrebbero beneficiare. I rischi di credito sono contenuti ma sbilanciati verso debitori di qualità più bassa.

Qual è la natura dell’attacco all’Iran e come potrebbe evolvere la situazione?

Mortier Vincent AmundiNatura dello shock – Gli USA e Israele hanno colpito l’Iran in un attacco su larga scala, mirato alla Guida suprema (Ayatollah), alle infrastrutture del regime e a obiettivi militari. Riteniamo che si tratti di un’escalation geopolitica mirata, non ancora di una guerra regionale.

Potenziale evoluzione – Nel breve termine (giorni e settimane), vedremo probabilmente ulteriori attacchi, mentre l’Iran mantiene la propria capacità missilistica. Ciò implica un rischio elevato di ritorsione e i mercati potrebbero reagire principalmente attraverso picchi di volatilità. Nel medio termine, gli sviluppi dipenderanno dal coinvolgimento di altri Stati del Golfo e dei proxy iraniani, da possibili interruzioni nello Stretto di Hormuz e da instabilità interna in Iran.

Le dinamiche regionali segnalano contenimento – A livello regionale, riteniamo che Hezbollah si sia indebolito e ci aspettiamo che il coinvolgimento di altri proxy iraniani sia limitato e solo tattico. Inoltre, i Paesi del Golfo vogliono una rapida de-escalation perché la stabilità economica è la loro priorità. Al di fuori della regione, anche Russia e Cina saranno caute. Nel complesso, i rischi di escalation esistono finché l’Iran può effettuare rappresaglie e resistere, ma gli incentivi per le altre principali parti favoriscono un contenimento della crisi.

La durata del conflitto dipende dall’entità delle capacità missilistiche dell’Iran. Vi sono alcune notizie secondo cui le capacità missilistiche dell’Iran potrebbero già essere state dimezzate. Gli attacchi indiscriminati iraniani in questo momento, con lanci in tutte le direzioni, sono probabilmente un segnale di difficoltà più che una strategia militare ben coordinata, simile a un esercito in ritirata che impiega tattiche di “terra bruciata”: bruciando qualsiasi cosa per creare quanto più caos possibile.

Come hanno reagito i mercati? 

Berardi Alessia Amundi Investment InstituteL’episodio attuale evidenzia la sensibilità del mercato alla geopolitica e all’aumento dei prezzi del petrolio, con un chiaro impulso stagflazionistico. La reazione è tipica dei passati shock energetici: il petrolio è in rialzo, con il Brent che è balzato da 72 a 79 dollari al barile nel fine settimana.

Le azioni sono in calo, con i principali indici in perdita di oltre il 2% in Europa, e il Giappone che ha chiuso con il Nikkei in calo dell’1,4%, mentre il mercato USA sta tenendo bene. La domanda di beni rifugio ha spinto i prezzi dell’oro a un nuovo record a circa 5.390 dollari e ha causato un rafforzamento dell’USD, mentre i rendimenti obbligazionari sono aumentati a livello globale per via del percepito maggiore rischio di inflazione.

Guardando avanti, la natura dello shock è ciò che conta di più. Se l’aumento del petrolio è temporaneo (il nostro scenario di base), la traiettoria attuale — ancora un contesto risk-on con una forte attenzione a diversificazione e copertura — resta intatta.

“L’impennata del prezzo del petrolio è il canale chiave per rivalutare le prospettive macro, poiché uno shock prolungato agirebbe come un impulso stagflazionistico — aumentando l’inflazione, irrigidendo le condizioni”. finanziarie e rallentando la crescita globale.”

Qual è l’impatto macroeconomico della guerra in corso?

Di fronte ai recenti eventi in Medio Oriente, il canale chiave da riconsiderare nello scenario macro è l’impennata del prezzo del petrolio. Uno shock petrolifero prolungato agisce come un impulso stagflazionistico — determinando aspettative di inflazione più elevate, una restrizione delle condizioni finanziarie e un rallentamento della crescita globale. Ciò colpirebbe in particolare gli importatori netti di petrolio in Asia e in Europa.

Finora, i bombardamenti hanno aumentato bruscamente il premio per il rischio del petrolio, mentre attendiamo che si manifesti un’interruzione dell’offerta di petrolio più persistente. Il premio per il rischio già incorporato nel prezzo nelle ultime settimane è ulteriormente aumentato, portando il prezzo poco sopra gli 80 dollari/barile; un’interruzione rilevante e persistente potrebbe portare il prezzo verso 100 dollari/barile o anche oltre.

Lo Stretto di Hormuz, che gestisce il 20% delle spedizioni globali di petrolio, è stato bloccato a causa di attacchi aerei. È probabile che le vendite di petrolio dell’Iran — dirette principalmente verso la Cina — vengano interrotte, e l’aumento programmato della produzione da parte dell’OPEC+ così come il petrolio fornito via pipeline dalla regione non sono sufficienti a compensare l’offerta persa. Anche altre materie prime sono colpite: fertilizzanti (con impatto su India, Brasile, Australia), alluminio (dal Medio Oriente verso l’Europa), gas naturale liquefatto (LNG) e oro.

In particolare:

  • Impatto stagflazionistico – Se i prezzi del petrolio restassero persistentemente intorno a 100 dollari, l’inflazione globale potrebbe aumentare in media di oltre lo 0,5%, mentre ogni aumento di 10 dollari del petrolio potrebbe implicare un freno alla crescita globale di 0,1–0,2 punti percentuali. La durata del blocco dello Stretto di Hormuz sarà cruciale nel determinare l’impatto complessivo.
  • Nessuna risposta immediata attesa sulla politica monetaria – Le banche centrali dovrebbero guardare oltre lo shock, anticipando che la domanda più debole contribuirà a raffreddare l’inflazione. In questo senso, il nostro scenario di base è già impostato su una prosecuzione dell’allentamento da parte delle banche centrali che hanno ancora margine per tagliare. Abbiamo recentemente posposto i prossimi tagli da parte di Fed e BCE a causa delle rispettive dinamiche crescita/inflazione e non prevediamo alcun cambiamento in questa tempistica in questo momento.
    • A livello regionale, ci saranno sia vincitori sia vinti. Le dinamiche delle ragioni di scambio giocheranno a favore degli esportatori netti di petrolio nei mercati emergenti. Gli importatori asiatici di petrolio sono più esposti ai rischi.
    • La Cina ha riserve e alternative e sta attraversando un rapido processo di elettrificazione. È anche il più importante consumatore di petrolio iraniano, ma l’Iran non è un fornitore molto grande per la Cina, sebbene il petrolio iraniano sia più economico.
    • Per l’India, l’impatto delle importazioni nette di petrolio dovrebbe essere meno severo rispetto al passato sul bilancio fiscale e sulla bilancia delle partite correnti. La quota del petrolio nel paniere CPI è bassa rispetto ad altri Paesi (6%), pertanto vediamo un impatto minore sull’inflazione. Con una trasmissione dell’inflazione limitata, la RBI dovrebbe mantenere una posizione neutrale, monitorando attentamente l’impatto sulla crescita. È importante notare che fattori come dazi USA più bassi, importanti accordi commerciali con altri Paesi e un forte impegno per il consolidamento fiscale supportano la nostra elevata convinzione sull’India da una prospettiva strutturale di lungo termine.
    • L’Europa non è esposta al gas mediorientale quanto l’Asia, ma lo stoccaggio questo inverno nell’area è stato più basso che negli ultimi anni e questo spiega la reazione odierna del prezzo del gas europeo (+27%). L’Europa è vulnerabile all’aumento dei prezzi di petrolio e gas e alcuni Paesi come la Germania non hanno ancora risolto la propria dipendenza energetica. Uno scenario di blocco più strutturale è chiaramente più impattante a livello macro per Cina e India.

Rosenberg Anna Amundi Investment InstituteNel complesso, le nostre previsioni macroeconomiche restano invariate, poiché lo scenario di base assume un picco temporaneo del petrolio. Il messaggio principale per i mercati è che la narrativa di disinflazione è ora più fragile, e la funzione di reazione della Fed potrebbe diventare meno accomodante.

Quali sono le implicazioni di investimento di questa guerra? 

Da una prospettiva cross-asset, l’oro è confermato come un diversificatore strutturale e, più in generale, sono favoriti le materie prime e le valute legate alle materie prime. Il rischio di credito resta ampiamente contenuto e il segmento di qualità più bassa è più fragile. La selezione sta diventando ancora più rilevante. Ciò è particolarmente vero nei mercati emergenti, dove gli importatori di petrolio sono i più vulnerabili in questa fase. Forniamo di seguito un’analisi più  granulare sulle asset class:

“L’episodio attuale conferma una transizione verso un mondo in cui la geopolitica alimenta il rischio di inflazione e conduce a una più ampia dispersione tra asset class”

  • Obbligazioni – I rendimenti sono diminuiti a febbraio in scia a preoccupazioni su valutazioni azionarie, crescita e crescenti rischi geopolitici. Il rendimento a 10 anni USA è sceso sotto il 4%, toccando un minimo da inizio anno. Dopo l’attacco, i rendimenti sono risaliti leggermente lungo tutta la curva, mentre crescono i timori di una riaccelerazione dell’inflazione. Prezzi del petrolio più elevati stanno complicando la narrativa di allentamento dei tassi; un petrolio intorno a 80 dollari potrebbe significare tagli rinviati e break-even inflation più elevati, mentre se il petrolio si muove sopra 100 dollari, potremmo vedere uno scenario risk-off, che porterebbe a rendimenti di lungo termine più bassi. Nel complesso, restiamo cauti sulla duration USA poiché il rally appare avanzato e l’offerta è robusta. Continuiamo a cercare diversificazione sulle obbligazioni giapponesi ed europee, in particolare tra i paesi periferici. Gli spread nei mercati del credito si stanno ampliando leggermente, man mano che i mercati diventano più selettivi.
  • Azioni – Nell’azionario, stiamo assistendo a forti rotazioni di mercato. Il settore energetico sta salendo mentre i comparti più ciclici stanno subendo pressioni di vendita. A livello regionale, il mercato azionario USA potrebbe beneficiare nel breve termine perché è meno dipendente dall’energia estera rispetto a Europa o Giappone, che arrivano anche da una forte performance di mercato. Inoltre, poiché gli industriali sono utilizzatori di energia, potrebbero anch’essi soffrire nel breve termine. Tuttavia, i trend sottostanti a favore degli industriali e verso la diversificazione globale restano validi, mentre ci spostiamo verso la fase successiva dell’onda tecnologica — dalle applicazioni dell’IA nel linguaggio (LLM) allo sviluppo dell’IA nel mondo fisico. Pertanto, gli attuali movimenti di mercato possono aprire opportunità per aumentare ulteriormente le posizioni su vincitori strategici quali gli industriali.
  • Dollaro USA – Un’impennata del petrolio è una condizione necessaria ma non sufficiente affinché l’USD trovi un minimo e inverta il suo trend strutturale di indebolimento. Per questo, abbiamo bisogno che i rendimenti USA salgano a fronte delle aspettative di inflazione — ossia il mercato deve credere che lo shock porterà la Fed ad un rigoroso controllo dell’inflazione, come avvenuto nel 2022. La nostra view strategica resta per un USD più debole, basata su un irripidimento della curva e su alternative crescenti agli asset USA.
  • I mercati emergenti sono un gruppo eterogeneo, che vedrà alcuni vincitori (non è solo una questione di prezzi del petrolio ma più in generale di materie prime e questo sarà un plus per alcuni Paesi). A livello settoriale negli EM, i settori energia e difesa potrebbero sovraperformare su prezzi del petrolio più alti e maggiore spesa per la difesa, mentre il settore dei consumi ciclici (tech, retail, auto) potrebbero restare nettamente indietro a causa di una domanda dei consumatori più debole e costi degli input in aumento. Per il debito EM, prezzi del petrolio e picchi di volatilità saranno fattori chiave poiché ogni fase risk-off penalizza i Paesi con basso rating creditizio. Ciò significa che vedremo spread più ampi (il livello attuale è al fair value ma potremmo vedere un ribasso sell-off in alcuni casi), e maggiore stress di rifinanziamento. In ambito valutario, i Paesi che sono importatori di petrolio sono quelli più esposti, mentre le valute degli esportatori di petrolio saranno più resilienti.
  • Target sul petrolio invariato – È ragionevole aspettarsi volatilità e prezzi in aumento per il petrolio anche se i livelli attuali avevano già iniziato a incorporare il rischio geopolitico e una potenziale interruzione dell’offerta. Al momento della stesura, il 2 marzo, il Brent ha già raggiunto quasi 80 dollari/barile. Manteniamo la nostra fascia target (per quest’anno) a 60-70 dollari/barile, a condizione che le infrastrutture petrolifere dell’Iran non vengano colpite e che lo Stretto di Hormuz non sia significativamente bloccato. Inoltre, l’OPEC potrebbe essere disposto ad annunciare ulteriori aumenti di produzione nei prossimi mesi, fornendo una ulteriore riserva ed evitando un’interruzione significativa dell’offerta. Nei metalli preziosi, l’oro è un chiaro vincitore in tutti gli scenari e confermiamo che sarebbe supportato dalla domanda di copertura verso i rischi geopolitici.

Conclusione 

L’escalation in Medio Oriente conferma il regime di “disordine controllato”, in cui la geopolitica è riemersa come driver macro centrale, la volatilità dell’energia è un fattore chiave dei prezzi e le correlazioni cross-asset restano instabili. La dispersione per Paese e settore è destinata ad aumentare. In ultima analisi, la domanda chiave non è il rischio di escalation militare, ma se l’interruzione dell’offerta di petrolio diventa persistente. Fintanto che i flussi continuano, i mercati affronteranno volatilità continuativa piuttosto che uno shock da bear market strutturale. Tuttavia, questo episodio evidenzia una transizione verso un mondo in cui la geopolitica alimenta sistematicamente il rischio di inflazione e una maggiore dispersione tra asset class.

Fonte: InvestmentWorld.it


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