Flossbach von Storch : Gli attacchi aerei degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e la reazione del regime dei mullah alimentano i timori di una guerra su vasta scala nella regione.
A cura di Tobias Schafföner, Managing Director e Head of Multi Asset presso Flossbach von Storch
Quale impatto avrà questa escalation sui mercati dei capitali? Nel pomeriggio le borse mondiali hanno registrato ribassi, sebbene le perdite siano rimaste contenute. Sono state colpite in particolare le aziende cicliche, specialmente nel settore del turismo e delle compagnie aeree, mentre i titoli delle società petrolifere sono stati molto richiesti. Risulta ancora difficile valutare come si evolverà la situazione in Medio Oriente.
La morte di Ali Khamenei, la guida religiosa dei mullah, non giustifica il cambio di regime auspicato dal presidente statunitense Donald Trump. L’Iran non è una dittatura incentrata su un solo uomo; al contrario, il regime si appoggia su centinaia di migliaia di membri, attivi e non, delle Guardie della Rivoluzione. Non c’è dunque carenza di potenziali successori. In tal senso, l’intervento statunitense in Iran non può essere paragonato all’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro. In altre parole, non è affatto chiaro se un cambio di regime a Teheran possa avere successo.
Il conflitto è rilevante dal punto di vista economico principalmente per due ragioni. In primo luogo, perché i paesi che si affacciano sul Golfo Persico sono tra i maggiori produttori mondiali di combustibili fossili. In secondo luogo, perché nazioni come l’Arabia Saudita, l’Iraq e il Kuwait devono far transitare le proprie esportazioni di gas e petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, un braccio di mare tra l’Iran e l’Oman le cui coste distano appena quaranta chilometri nel punto più stretto. Come previsto, l’Iran sta bloccando questo stretto in risposta agli attacchi aerei di Stati Uniti e Israele.
La pressione inflazionistica sta aumentando
I dati della Energy Information Administration (EIA) statunitense mostrano quanto questa rotta commerciale sia fondamentale sia per le nazioni esportatrici che per quelle consumatrici di petrolio. Secondo tali cifre, circa venti milioni di barili di greggio passano ogni giorno attraverso lo Stretto di Hormuz, il che corrisponde al 20% della domanda globale. In risposta alla recente escalation, l’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, ha annunciato l’intenzione di aumentare la produzione di circa duecentomila barili al giorno. Tuttavia, questo incremento non può minimamente compensare il blocco delle esportazioni.
Nel lungo periodo, un blocco permanente dello stretto potrebbe quindi portare a carenze sul mercato mondiale. La pressione inflazionistica sta dunque aumentando ancora una volta, anche se al momento non prevediamo che la guerra si estenda all’intera regione e oltre, influenzando l’economia globale a lungo termine. L’attuale scenario conferma la validità della nostra filosofia d’investimento, che si distingue in particolare per il principio della diversificazione, applicata sia tra le diverse asset class sia al loro interno.
A nostro avviso, gli investitori farebbero bene a prepararsi a scenari che spesso finiscono in secondo piano rispetto ai grandi temi del mercato. Recentemente, il mercato si è concentrato principalmente sull’IA, trascurando i potenziali rischi esterni. Quando i rischi ignorati si materializzano, i beni rifugio come l’oro e il dollaro statunitense tornano a essere richiesti. I metalli preziosi sono da sempre parte integrante dei nostri portafogli misti: proprio in un’ottica di corretta ripartizione del rischio, non copriamo completamente l’esposizione sul biglietto verde. Anche la posizione di liquidità segue il principio della diversificazione ed è quindi sufficientemente ampia per cogliere le opportunità di investimento che dovessero presentarsi. A questo proposito, nei prossimi giorni osserveremo con molta attenzione dove si presenteranno tali occasioni, sia sul fronte azionario che su quello obbligazionario.
Fonte: InvestmentWorld
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