Pizzoli Paolo ING Italia

ING Italia: La crescita del PIL italiano confermata allo 0,3% nel quarto trimestre del 2025

ING Italia : La crescita è stata trainata dalla domanda interna, come previsto.

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Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING


La guerra in Iran e le sue ripercussioni sui mercati energetici provocheranno probabilmente un forte rallentamento nella prima metà del 2026, rendendo eccessivamente ottimistica la nostra precedente previsione di crescita dello 0,8% per l’intero anno.

La crescita ha registrato una graduale accelerazione alla fine dell’anno…

La seconda stima dell’Istat ha confermato che nel quarto trimestre del 2025 il PIL italiano, destagionalizzato e corretto per i giorni lavorativi, è cresciuto dello 0,3% rispetto al terzo trimestre, dopo una revisione al rialzo dello 0,2% nel terzo trimestre. Su base annua, il PIL è cresciuto dello 0,8%. Dal punto di vista dell’offerta, il valore aggiunto ha registrato incrementi trimestrali positivi nell’agricoltura (+0,2%), nei servizi (0,1%) e, in misura più marcata, nell’industria (+0,8%).

…grazie alla domanda interna

Come sempre nella fase della seconda stima, l’attenzione è rivolta al dettaglio della composizione della domanda. Come previsto, la crescita trimestrale del PIL è stata trainata dalla domanda interna, al lordo delle scorte. L’accumulo di scorte si è rivelato il principale elemento di traino (+0,7% di contributo), seguito dagli investimenti fissi lordi (+0,2% di contributo) e dai consumi privati (+0,1% di contributo), mentre i consumi pubblici sono stati neutri per la crescita. Il contributo negativo dello 0,7% delle esportazioni nette è dovuto alla contrazione dell’1,2% delle esportazioni e all’espansione dell’1% delle importazioni.

Erano previsti consumi deboli, ma non investimenti residenziali forti e infrastrutturali deboli

La ripartizione dettagliata offre sia conferme che sorprese. Il marginale aumento dei consumi privati era prevedibile. Nonostante la resilienza del mercato del lavoro e il basso livello di inflazione, le indagini sui consumatori avevano anticipato il proseguimento di un approccio prudente da parte delle famiglie. La ripartizione dell’aggregato degli investimenti fissi lordi è invece sorprendente, poiché la spinta positiva alla crescita grava sulla parte residenziale della componente edilizia, in linea di principio meno legata all’approssimarsi della scadenza (ufficiale) del piano di ripresa e resilienza. La parte infrastrutturale ha registrato una contrazione sorprendente, segnalando una pausa nella corsa al completamento dei progetti di investimento. È difficile dire se ciò rifletta crescenti vincoli di disponibilità di manodopera o la consapevolezza che sarà possibile completare molti progetti anche dopo la scadenza ufficiale del piano, fissata per agosto.

Potenziali ripercussioni negative della guerra sia sulla domanda che sull’offerta

In prospettiva, il profilo di crescita dell’economia italiana dipenderà in modo determinante dagli sviluppi della guerra in Iran e in Medio Oriente e dalle sue ripercussioni sui mercati energetici. Data la dipendenza dell’Italia dalle materie prime energetiche importate, l’impatto sull’inflazione di prezzi del petrolio e del gas sostenibilmente elevati sul lato della domanda sarebbe diretto, con potenziali ripercussioni negative sul reddito disponibile delle famiglie e, in ultima analisi, sui consumi. Anche il lato dell’offerta non ne sarebbe esente, in particolare sul fronte industriale, dove le aziende italiane devono già pagare prezzi energetici più elevati rispetto alla maggior parte delle loro controparti europee. Il governo Meloni ha recentemente approvato un decreto volto ad aiutare sia le famiglie che le imprese a sostenere le bollette energetiche. Il rischio è elevato che queste misure si rivelino presto insufficienti a fornire un sollievo significativo e che ne siano necessarie altre.

Con un avvio più debole nel primo semestre del 2026, la crescita nel 2026 sarà probabilmente inferiore alle attese

Nel complesso, i dati del quarto trimestre hanno confermato che la crescita ha registrato una graduale ripresa alla fine del 2025, sebbene con un andamento sbilanciato. Prevediamo che già nel primo trimestre del 2026 si assisterà a un rallentamento della crescita del PIL, ma non a una sua interruzione. Ciò che accadrà nel secondo trimestre dipenderà in modo determinante dagli sviluppi sul fronte bellico e dalle loro ripercussioni sull’inflazione. Il rischio che anche questo trimestre risulti debole è elevato. Prima dell’attacco all’Iran, prevedevamo una crescita media del PIL italiano dello 0,8% nel 2026. È probabile che il dato finale sarà inferiore.   

Fonte: InvestmentWorld.it


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