Neuberger Berman : Poiché la guerra rappresenta un “evento di rischio significativo”, la Bce ha definito durante il suo ultimo incontro una serie di tre scenari economici:
Commento a cura di Patrick Barbe, Head of European Investment Grade Fixed Income di Neuberger Berman
1. Nei verbali del mese scorso, la Bce ha riconosciuto che la guerra è “un evento di rischio significativo”. È sufficiente per determinare un cambiamento nella sua recente strategia di politica monetaria?
Poiché la guerra rappresenta un “evento di rischio significativo”, la Bce ha definito durante il suo ultimo incontro una serie di tre scenari economici: di base, avverso e severo, al fine di orientare la propria politica monetaria sulla base di criteri chiari. Oggi i prezzi dell’energia si collocano tra i primi due scenari, il che significa che la Bce dovrebbe rimanere in attesa questa settimana e aspettare l’evoluzione del conflitto, in occasione della prossima riunione dell’11 giugno, per prendere una decisione basata su un approccio dipendente dai dati.
2. L’inflazione sarà il principale fattore monitorato dalla Bce in vista della prossima (e delle successive) riunioni?
Il nuovo approccio della Bce basato su scenari combina diversi indicatori economici: ci sono i tassi di inflazione headline e core, ma la maggior parte di essi sono indicatori anticipatori dell’inflazione (come petrolio, gas, tasso di disoccupazione e aumento dei salari).
3. Luis de Guindos, vicepresidente della Bce, ha sostenuto una politica monetaria prudente in scenari come quello attuale. Cosa intende in termini pratici con una politica monetaria prudente?
Riteniamo che abbia inviato al mercato un messaggio per essere preparato all’approccio della Bce basato sui dati (“data dependent”).
4. Alcuni affermano che la BCE abbia una lunga storia di errori di politica monetaria nelle crisi passate. Secondo la sua opinione, quale sarebbe il più grande errore che l’autorità monetaria europea potrebbe commettere in questo scenario?
È difficile prevedere come si concluderà il conflitto in Iran. Ma riteniamo che, dato il suo costo insostenibile per tutti i paesi, ci aspettiamo che una soluzione sia trovata nelle prossime settimane e, pertanto, che la Bce debba attendere i dettagli di tale soluzione prima di agire.
5. Se il conflitto termina entro poche settimane, come sembra essere la visione prevalente, quale sarà l’impatto sull’economia europea?
Il mercato sta confrontando la situazione attuale con quella del 2022. La crescita economica era però già debole prima del conflitto e gli Stati dell’Eurozona attualmente non dispongono di margini fiscali. L’espansione della crescita nel 2026 era basata su un aumento dei consumi. Riteniamo che, se il conflitto dovesse protrarsi oltre metà maggio, le famiglie sarebbero colpite dall’aumento dei prezzi della benzina, aumentando così il rischio di una recessione.
6. E se il conflitto dovesse protrarsi? Quali misure di politica monetaria pensa che adotterà la Bce nel 2026?
Ci aspettiamo che la Bce mantenga invariati i tassi di interesse di riferimento sino alla fine del conflitto. Prevediamo che l’attività economica sarà più colpita rispetto al 2022, il che significa che la recessione in vista dovrebbe portare la Bce ad attendere con cautela più a lungo. Le aspettative di inflazione indicano un’inflazione headline che potrebbe raggiungere un picco intorno al 3,5%–4%, mentre l’inflazione core rimarrebbe al di sotto del 2,5% nei prossimi mesi. Nel luglio 2022, quando la Bce iniziò ad aumentare i tassi di riferimento, l’inflazione core era al 4%.
7. E alla prossima riunione?
Ci aspettiamo che la Bce mantenga invariati i tassi di interesse di riferimento nella riunione di questa settimana.
8. In uno scenario di inflazione crescente, quali misure potrebbe adottare la Bce oltre a quelle monetarie? Per anni ha cercato il sostegno delle politiche fiscali nazionali senza molto successo. Ritiene che ciò sia possibile in uno scenario politico come quello attuale?
A differenza del 2022, la mancanza di margini fiscali sta portando i governi ad astenersi dall’aumentare la spesa per sostenere i consumi delle famiglie o gli investimenti delle imprese — misure che sarebbero inflazionistiche. Al contrario, i governi hanno scelto tagli alle tasse o all’Iva, limitando il pass-through dell’aumento dei prezzi dell’energia. La Bce potrebbe ridurre l’offerta di liquidità denominata in euro per garantire che il credito a famiglie e imprese non alimenti la domanda, favorendo allo stesso tempo un apprezzamento dell’euro per contrastare l’inflazione importata.
9. Potrebbe fornire le vostre previsioni macroeconomiche e sui tassi d’interesse per l’Europa in questo scenario?
Prevediamo una diminuzione dei consumi e una crescita più lenta degli investimenti nei prossimi mesi. La forte concorrenza delle esportazioni dall’Asia spingerà l’economia dell’Eurozona vicino alla recessione. In questo contesto, ci aspettiamo che, una volta terminato il conflitto, i rendimenti obbligazionari tornino a scendere, con il rendimento del Bund tedesco che si riporterebbe intorno al 2,5%.
Fonte: InvestmentWorld.it
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