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Janus Henderson – La Fed mantiene i tassi invariati, ma cresce l’attenzione sull’inflazione

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Janus Henderson – La Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse invariati nella riunione di aprile, mantenendo il range obiettivo dei fed funds al 3½–3¾ per cento, in linea con le aspettative.

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Daniel Siluk, Portfolio Manager and Head of Global Short Duration & Liquidity di Janus Henderson Investors


Tuttavia, una lettura più attenta della dichiarazione mostra un Federal Open Market Committee sempre più attento ai rischi di inflazione, anche se alcuni settori dell’economia mostrano segni di rallentamento.

Sul fronte della crescita, la valutazione della Fed è rimasta sostanzialmente invariata. L’attività economica è ancora descritta come in espansione a un ritmo solido, senza alcuna indicazione che la domanda si sia indebolita abbastanza da costringere il Comitato ad agire. Questa continuità è importante: nonostante le condizioni finanziarie più restrittive e il rallentamento delle assunzioni, la Fed non vede prove convincenti che la crescita stessa stia vacillando.

Il linguaggio relativo al mercato del lavoro, tuttavia, continua ad evolversi. Il comunicato rileva nuovamente che la crescita dell’occupazione è rimasta bassa, in media, rafforzando l’idea che lo slancio delle assunzioni si sia raffreddato. Ma questa constatazione è attentamente controbilanciata dall’osservazione che il tasso di disoccupazione è rimasto “sostanzialmente invariato”. In effetti, la Fed riconosce la moderazione del mercato del lavoro senza interpretarla come un deterioramento,  una distinzione che mantiene la politica saldamente in modalità attendista.

Il cambiamento più evidente riguarda l’inflazione. L’inflazione è ora descritta come “elevata”, con un riferimento esplicito ai recenti aumenti dei prezzi globali dell’energia. Rispetto alla precedente dichiarazione, ciò rappresenta una sottile ma importante riformulazione. Anziché enfatizzare i progressi o la stabilità, la Fed sta richiamando l’attenzione sui rinnovati rischi al rialzo, in particolare quelli provenienti dall’esterno dell’economia nazionale.

La geopolitica gioca un ruolo più importante in questa formulazione. Il Comitato fa riferimento direttamente agli sviluppi in Medio Oriente come fattori che contribuiscono a un elevato livello di incertezza sulle prospettive. Sebbene l’incertezza fosse stata riconosciuta in precedenza, la dichiarazione ora la mette in primo piano in modo più chiaro e la collega ai rischi di inflazione. La Fed ribadisce di essere attenta a entrambi gli aspetti del suo doppio mandato, ma la struttura e la sequenza della discussione lasciano pochi dubbi su quale aspetto richieda attualmente maggiore cautela.

In materia di politica monetaria, la Fed ha mantenuto la massima flessibilità. Il Comitato ha nuovamente fatto riferimento alla “portata e alla tempistica di ulteriori adeguamenti” dei tassi, evitando qualsiasi segnale esplicito che i tagli siano imminenti.

Sebbene la dichiarazione contenga formulazioni che possono essere interpretate come un orientamento all’allentamento, il suo impatto è diluito da un notevole grado di disaccordo interno. Un membro ha dissentito a favore di un taglio immediato dei tassi, mentre altri tre hanno sostenuto il mantenimento dei tassi invariati ma si sono opposti all’inclusione di un orientamento all’allentamento in questa fase. Questa divisione sottolinea quanto sia fragile il consenso e quanto i responsabili politici rimangano riluttanti a impegnarsi in anticipo. Warsh erediterà questa sfida, quella di cercare il consenso tra un Consiglio diviso.

Detto questo, la dichiarazione in sé è solo una parte della storia. L’interpretazione finale del mercato dipenderà in larga misura da come il presidente Powell affronterà questi temi nella conferenza stampa, in particolare se inquadrerà il recente aumento dei prezzi dell’energia come uno shock geopolitico transitorio o come una fonte più persistente di rischio di inflazione. Storicamente, i mercati hanno tendenzialmente reagito più al tono e all’enfasi di Powell che alla sola dichiarazione scritta, rendendo la sua caratterizzazione del nesso inflazione-energia fondamentale per i prezzi a breve termine.

Nel complesso, la dichiarazione di aprile suggerisce una Federal Reserve paziente, cauta e sempre più sensibile agli shock inflazionistici, in particolare quelli legati all’energia e alla geopolitica.

Si riconosce un raffreddamento del mercato del lavoro, ma non ancora decisivo. La crescita rimane resiliente. E la fiducia nell’inflazione, pur non essendo persa, è chiaramente incompleta.

Per i mercati, il messaggio è chiaro. Non si tratta di una dichiarazione che spiana la strada a un allentamento nel breve termine. Al contrario, rafforza l’idea che la Fed sia disposta ad aspettare, e a tollerare progressi più lenti, fino a quando non sarà certa che i rischi di inflazione, sia interni che globali, siano saldamente contenuti.

Fonte : InvestmentWorld.it


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