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Invesco : “Hic et Hung” quando il mercato parafrasa “qui ed ora”

Invesco : Quando si mette sotto il microscopio la performance degli indici globali, scomponendola con una logica à la DuPont, emerge una dinamica molto meno “razionale” di quanto si racconti: la componente dominante dei rendimenti non è stata il dividendo, né l’espansione dei multipli, ma il cambiamento nelle aspettative sugli utili futuri.

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A cura di Daniel Zanin, CFA – Senior Analyst, Investment Research, Invesco


Negli ultimi due anni, più dei dividendi e dei multipli, ha contato il desiderio degli utili futuri.

In altre parole, il mercato non si è mosso limitandosi a valutare l’“Hic et Nunc” – il qui ed ora –, ma ha ragionato in un’ottica di “Hic et “Hung”” – il qui ed in sospeso -. Gli investitori hanno continuamente aggiornato ciò che potrebbe esistere, e non ciò che è. Questo è esattamente lo spazio del desiderio. Lacan direbbe che non desideriamo mai davvero l’oggetto in sé, ma ciò che quell’oggetto promette di colmare: una mancanza, una distanza, una tensione verso qualcosa che non è ancora lì. Applicato ai mercati, questo significa che non compriamo solo utili, margini o cash flow; compriamo storie sugli utili, narrazioni sui margini, aspettative di crescita.

Il grafico lo rende evidente, mentre dividendi e multipli giocano ruoli secondari e più instabili, è la revisione degli utili attesi che spiega la gran parte dei ritorni sulle diverse regioni. Il che equivale a dire che il vero driver non è stato l’oggetto, il livello attuale degli earnings, ma il movimento del desiderio attorno a quell’oggetto, cioè il modo in cui il mercato ha ridefinito, passo dopo passo, ciò che si aspettava dal futuro.

Questo aiuta anche a leggere in modo diverso una dinamica apparentemente nota: le revisioni degli utili attirano flussi, e i flussi rafforzano le revisioni. Non è solo un meccanismo informativo, è un meccanismo desiderante. Perché il desiderio, nella lettura lacaniana, è sempre mediato dagli altri: desideriamo ciò che è riconosciuto, ciò che è condiviso, ciò che circola come “promessa credibile”. Così, negli ultimi due anni, il mercato ha progressivamente costruito e rafforzato alcune narrazioni come resilienza degli utili, tenuta dei margini, produttività, innovazione e lo ha fatto attraverso il canale più diretto possibile: alzando le aspettative sugli utili. È lì che si è concentrato il capitale, perché è lì che si è concentrato il desiderio.

Come ogni desiderio, anche questo non si esaurisce con il raggiungimento dell’obiettivo. Quando le aspettative migliorano, non si chiude il ciclo: si apre il successivo. Non basta più una revisione al rialzo, serve una revisione più alta, più diffusa, più convincente. Non basta più la crescita, serve la qualità della crescita. Il mercato non cerca un equilibrio finale, ma una continua ridefinizione di ciò che manca. Ed è per questo che anche fasi di compressione dei multipli possono convivere con mercati in salita: perché il motore non è necessariamente il prezzo pagato per gli utili, ma la traiettoria attesa degli utili stessi. In un certo senso, potremmo dire che negli ultimi due anni il mercato ha prezzato più il vuoto che il pieno: più la distanza tra oggi e domani che il livello attuale dei fondamentali. E questa non è un’anomalia, è una caratteristica strutturale.

Il punto, quindi, non è solo capire se gli utili cresceranno o meno, ma comprendere quando smetteranno di essere l’oggetto del desiderio dominante. Perché finché il mercato continuerà a rivederli al rialzo, continuerà anche a sostenere i prezzi. Ma nel momento in cui cambierà la storia, nel momento in cui quel vuoto verrà percepito come meno interessante o verrà sostituito da un altro, il movimento dei capitali seguirà. In fondo, non sono gli utili a guidare i rendimenti, è il desiderio degli utili che ancora non si manifestano a guidare gli animi degli investitori.

Fonte: InvestmentWorld.it


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