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J.P. Morgan : Prezzi del petrolio in calo e riprezzamento dei tassi delle Banche Centrali

J.P. Morgan AM Bond Bulletin : Il significativo calo dei prezzi del petrolio della scorsa settimana, a seguito dell’annuncio di un memorandum d’intesa per un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, si è sovrapposto a una serie di riunioni delle banche centrali, tra cui quella della Federal Reserve, che ha assunto un orientamento restrittivo.

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A cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management


Il Bond Bulletin di questa settimana analizza l’impatto di questi sviluppi sui mercati dei titoli di Stato e valuta le potenziali opportunità d’investimento.

Fondamentali
Il memorandum per un accordo tra Stati Uniti e Iran si è rapidamente tradotto in un calo dei prezzi del petrolio e in un rialzo generalizzato dei titoli di Stato. L’impegno prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, rimasto chiuso dall’inizio del conflitto. Nel momento di massima incertezza sulle forniture di petrolio, il Brent era arrivato a 118 dollari al barile, ma da allora il prezzo è sceso a 73 dollari al barile (al 24 giugno 2026), man mano che i mercati iniziano a scontare un ritorno alla normalità dell’offerta. Questa spinta prodotta dai corsi petroliferi è stata determinante perché ha modificato il bilanciamento dei rischi a breve termine per le banche centrali, in particolare nei Paesi importatori più dipendenti dall’energia. La scorsa settimana, i comunicati diffusi da diverse banche centrali, tra cui la Banca Centrale Europea (BCE), la Banca d’Inghilterra e la Federal Reserve statunitense (Fed), hanno mostrato come tali sviluppi vengano incorporati nelle loro valutazioni. La BCE ha deliberato un rialzo di 25 punti base (pb) portando i tassi al 2,25%, ma l’interpretazione prevalente del mercato è che l’allentarsi delle pressioni energetiche riduce l’urgenza di ulteriori strette (pur mantenendo un atteggiamento vigile). La Banca d’Inghilterra (BoE) ha mantenuto i tassi invariati al 3,75%, ribadendo un atteggiamento attendista che risulta più facile da mantenere se lo shock energetico viene meno e la crescita risulta più modesta rispetto a quella degli Stati Uniti. Un simile orientamento da parte della BCE e della BoE costituisce un netto cambiamento rispetto a poche settimane fa, quando i mercati si aspettavano che entrambe le Banche Centrali avrebbero aumentato i tassi di altri 50-100 pb nel corso dell’anno a fronte di prezzi del petrolio più elevati. Quanto alla Reserve Bank of Australia è probabile che mantenga i tassi invariati, mentre la Banca del Giappone dovrebbe proseguire il ciclo di rialzi allo stesso ritmo, estremamente lento, registrato finora. L’eccezione è stata la Fed. Sebbene i membri del comitato di politica monetaria abbiano deciso di mantenere invariati i tassi, la prima riunione sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh ha visto emergere un orientamento più restrittivo dove metà dei membri prevede, secondo il “dot plot”, almeno un rialzo entro fine anno. I commenti hanno inoltre evidenziato un netto spostamento dell’attenzione sull’inflazione rispetto al mercato del lavoro, che sembra essersi stabilizzato. Sebbene i prezzi del petrolio siano scesi, gli Stati Uniti hanno beneficiato di un’economia più solida, trainata da un superciclo degli investimenti in beni strumentali (capex) guidato dall’intelligenza artificiale, e per la Fed questo rappresenta un rischio al rialzo dell’inflazione.

Valutazioni quantitative

Dal punto di vista del valore relativo, il Regno Unito si presenta come la regione più interessante. Il mercato dei Gilt offre esposizione a una serie di fattori che possono favorire un calo dei rendimenti: prezzi del petrolio più bassi, in grado di attenuare le pressioni inflazionistiche, il rallentamento dell’economia e una Banca Centrale ancora in territorio restrittivo e ora meno propensa ad alzare i tassi. I mercati continuano a scontare una stretta monetaria per quest’anno e ciò potrebbe rappresentare una fonte di valore sul segmento a breve della curva dei Gilt, qualora la BoE decida di mantenere invariati i tassi. Opportunità interessanti sono presenti anche sulla parte a breve dei mercati europei, dove le curve del mercato monetario potrebbero irripidirsi ulteriormente se il prezzo del petrolio restasse contenuto. In termini assoluti, tuttavia, riteniamo che i rendimenti possano rimanere entro un certo intervallo, offrendo così un’opportunità interessante per gli investitori, considerata l’elevata redditività.

Fattori tecnici

I fattori tecnici hanno amplificato il movimento dei rendimenti dei titoli di Stato. I recenti andamenti sono stati coerenti con un mercato orientato a un irripidimento delle curve, lasciando i portafogli esposti a una correzione restrittiva sul segmento a breve negli Stati Uniti. Secondo i sondaggi sul posizionamento condotti da J.P. Morgan Asset Management, gli investitori hanno iniziato la settimana con un sovrappeso di duration e l’orientamento restrittivo della Fed potrebbe indurre alcuni di loro a riconsiderare il proprio posizionamento sui Treasury statunitensi nel breve termine.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

La scorsa settimana ha enfatizzato l’importanza di un’allocazione attiva a livello geografico e lungo la curva. Negli Stati Uniti, il percorso più probabile rimane una pressione verso un ulteriore appiattimento se il rischio di un “rialzo preventivo” dovesse continuare a prevalere. In Europa e nel Regno Unito, il calo dei prezzi del petrolio aumenta le probabilità che le autorità adottino un approccio attendista. Ciò dovrebbe fornire un sostegno relativamente migliore alla duration non statunitense se dovessero ripresentarsi impulsi disinflazionistici. Nel frattempo, rendimenti complessivi ancora elevati offrono potenziale valore qualora un irrigidimento delle politiche monetarie dovesse, in ultima analisi, tradursi in una crescita più debole, spianando la strada a eventuali tagli dei tassi il prossimo anno.

Fonte: InvestmentWorld.it

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