PGIM: l’inflazione da shock di offerta costringe la Fed a un cambio di rotta

PGIM : La riunione del FOMC di settembre si conclude oggi, e ormai è pressoché unanimemente previsto che la Fed alzerà i tassi di 25 punti base.

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A cura di Robert Sockin, Chief U.S. Economist di PGIM


 Gli eventi catalizzatori che hanno spostato le aspettative da una pausa a un rialzo in questa riunione sono stati i dati sull’inflazione sono stati superiori alle stime della scorsa settimana, sia CPI che PPI, relativi al mese di agosto. Insieme, questi dati indicano che la prossima rilevazione dell’inflazione core PCE — ancora la stella polare della Fed — si collocherà oltre il 3,5% su base annualizzata.

Prima di queste pubblicazioni, la stragrande maggioranza degli analisti di Wall Street non prevedeva affatto un rialzo da parte della Fed, tanto meno già in questa riunione. Da inizio giugno, prima della prima riunione di Kevin Warsh come presidente, abbiamo previsto tre rialzi dei tassi nel 2026.

La nostra previsione si basa sulla premessa che un’attività economica solida continuerà a scontrarsi con vincoli di offerta in energia, tecnologia, commercio, lavoro e clima. Riteniamo inoltre che la conduzione della politica monetaria centrale sia destinata a cambiare in un mondo di shock di offerta continui e serialmente correlati. I responsabili delle politiche si trovano di fronte a una scelta poco invidiabile: ignorare gli shock e perdere credibilità nella lotta all’inflazione, oppure inasprire la politica per mantenere un ancoraggio nominale e preservare le aspettative di inflazione. Stiamo ora assistendo alle principali banche centrali del mondo alzare i tassi in apparente riconoscimento di questo cambiamento strutturale.

Non ci aspettiamo dissensi a questa riunione, poiché l’ultima serie di dati sull’inflazione è stata probabilmente abbastanza solida da preoccupare persino i membri relativamente più accomodanti del comitato. La  proiezione mediana del FOMC mostrerà probabilmente un ulteriore rialzo nell’orizzonte previsionale, poiché le view di molti partecipanti si stanno evolvendo in modo graduale e incrementale. Ciò nonostante, molti “dots” indicheranno probabilmente tre rialzi o anche più. La retorica restrittiva continuerà a diffondersi e probabilmente raggiungerà il proprio culmine nei prossimi mesi.

Il presidente Warsh, a nostro avviso il membro più “hawkish” del FOMC, o quantomeno a pari merito per questo primato, riprenderà nella conferenza stampa molte delle preoccupazioni espresse a Jackson Hole. In particolare, sottolineerà che le tendenze di fondo non mostrano segnali di miglioramento e che il numero di voci che mostrano un’inflazione a tassi del 3% o superiori è storicamente elevato.

Storicamente, la Fed non tende a calibrare la politica con un’unica mossa al rialzo o al ribasso. Un rialzo o un taglio oggi solitamente significa che altre mosse seguiranno in futuro. Potremmo, in ultima analisi, risultare troppo aggressivi nel prevedere tre mosse quest’anno. Ciò nonostante, riteniamo che la nostra previsione rappresenti probabilmente il minimo necessario affinché la Fed riporti l’inflazione al 2%, data la crescente insensibilità dell’economia ai tassi e la realtà che i rischi sono orientati verso un’inflazione di fondo compresa tra il 2,5% e il 3,0%, piuttosto che nell’intervallo 2,0%-2,5%.

Il presidente Warsh ha dichiarato che il suo criterio è che debbano essere convinti che l’inflazione di fondo si stia muovendo in modo chiaro e con velocità sufficiente verso il 2%, altrimenti c’è ancora lavoro da fare. Riteniamo che si tratti di un criterio molto esigente. Ci aspettiamo che la Fed si metta al lavoro questa settimana e prosegua su questa linea.

Fonte: InvestmentWorld.it


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