MoF: Deflazione: Il falso timore dell’Eurozona

Recentemente è nato in Eurozona un dibattito sul rischio che l’area cada in una fase di deflazione simile a quanto visto in Giappone nel corso degli ultimi vent’anni…..


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a cura di Claudio Barberis – Responsabile Asset Allocation di MoneyFarm


Il timore è legato ad almeno tre fatti specifici:

– L’inflazione dei prezzi al consumo realizzata in Europa è stata negli ultimi 12 mesi sui minimi da anni ( 0.7% rispetto all’anno precedente).

– La ripresa in corso attualmente in Eurozona è di fatto una ripresina, con attese di crescita di appena l’1% nel 2014.

– L’andamento del credito bancario in Eurozona resta debole, i prestiti incagliati ancora elevati, con imprese e famiglie prive di un accesso facile al credito e quindi ad investire e consumare.

L’accusa principale di questa situazione va tipicamente al poco attivismo della BCE e delle istituzioni politiche europee, colpevoli di lentezza e inconcludenza rispetto alle contoparti statunitensi, britanniche e ultimamente anche giapponesi.

Anche i mercati stanno prezzando rendimenti decennali non lontani dai minimi storici e inflazione futura media sui prossimi dieci anni di appena 1.4% (dato estratto dal mercato dei titoli inflation linked francesi), al di sotto del 2% target della Bce.

Il rischio deflazione nei prossimi anni potrebbe in realtà essere minore di quanto temuto dai mercati e semplicemente dovuto a miopia, al concentrarsi su temi di breve e non di lungo, per i seguenti motivi:

– Inflazione storica, sofferenze bancarie e mercato del lavoro sono tendenzialmente dati “lagging”, ossia migliorano in fasi avanzate del ciclo economico

– Negli anni ’90 e ’00, la crisi giapponese si collocava in un contesto di disinflazione globale generalizzata, dovuta tra l’altro ad innovazione tecnologica e entrata sui mercati delle merci e del lavoro dei paesi emergenti. Se l‘inflazione scendeva in Europa e Stati Uniti, non era strano che l’economia più in difficoltà come quella giapponese vedesse periodi di deflazione pura.

– Dagli anni ’80 agli anni ’00 le Banche Centrali fecero di lotta all’inflazione e indipendenza una bandiera nonchè il target principale della politica monetaria. Dalla crisi finanziaria e dei debiti sovrani molto sta cambiando anche nel modo di fare politica monetaria. Diverse banche centrali, tra cui la Bank of Japan, hanno dichiarato esplicitamente l’obiettivo di far salire l’inflazione, almeno al 2%. Il Fondo Monetario Internazionale ha più volte suggerito di alzare addirittura i target di inflazione. Il tutto perchè, insieme a politiche fiscali prudenti, riforme strutturali e repressione finanziaria, anche un po’ di inflazione può aiutare a gestire nel prossimo decennio debiti privati e pubblici ancora elevati.

In questo scenario, è probabile che un approccio più ortodosso delle istituzioni europee faccia sì che in Eurozona l’inflazione sarà mediamente più bassa della media globale e che arrivino sull’Eurozona ancora critiche di ritardi e mal gestione della fase di rilancio economico.

Ma il tema della deflazione potrebbe essere ormai un tema del passato.

Fonte: BONDWorld.it – MoneyFarm

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