Sotto la lente: Le mosse inattese della sarb

L’assenza di newsflows negativi sul fronte macroeconomico e la conferma che la BCE sarebbe pronta ad intervenire con misure non convenzionali per scongiurare i rischi di una pericolosa deflazione, stanno alimentando il trend di ..

decrescita dei rendimenti di mercato. Anche in scia alla guidance indicata dai vertici dell’Eurotower, che prevede tassi eccezionalmente bassi per il medio-lungo termine, inizia a delinearsi un contesto che diviene sempre più difficile per gli investitori. Ai valori attuali, la gestione del rischio tassi di mercato, infatti, appare decisamente complicata. I bassi rendimenti, sia lato corporate che sovereign, infatti, espongono gli investitori a rischi molto più alti rispetto anche solo a un semestre fa, per via di un’alta duration associata ai correnti yield. Analogamente, chi detiene posizioni a tasso fisso, si trova oggi nella condizione di voler consolidare le performance senza però valide alternative di reinvestimento.
In tale ottica, nonostante la risalita dell’Euribor possa giustificare un ritrovato interesse anche sul fronte delle emissioni a tasso variabile, tuttavia ancora penalizzante per un flusso cedolare molto basso almeno per il prossimo biennio, i bond in valuta scoperta si confermano ancora l’unica valida alternativa.
Il rischio decisamente più alto associato a questo tipo di obbligazioni, legato alla componente rischio tasso di cambio, impone all’investitore di utilizzare tali bond esclusivamente come strumento di yield enhancement, da affiancare pertanto ad un investimento a benchmark e in ottica di diversificazione.
Tra la vasta gamma di obbligazioni in valuta proposta da RBS  Plc, si segnala in modo particolare la RBS Rand Sudafricano  8,5% ( Isin XS0609261820) che in base ai correnti 101,99  zar esposti in lettera, esprime un rendimento in valuta del  6,48% lordo annuo tenuto conto di una scadenza prevista  per il 21 aprile 2015. L’esposizione implicita al tasso di  cambio Eur/Zar, aumenta considerevolmente il rischio di  tale obbligazione. Eventuali movimenti avversi della valuta  sottostante rispetto all’euro, infatti, farebbero diminuire i  rendimenti potenziali in valuta ad oggi promessi, e viceversa.
Dopo un 2013 decisamente difficile, con un deprezzamento contro l’euro pari a circa il 35%, e un inizio di 2014 ancora all’insegna della debolezza con un massimo registrato a quota 15,34, l’intervento della South Africa Reserve Bank  (Sarb), la banca centrale del Sudafrica, ha posto le basi per un’inversione del trend. A fine gennaio l’istituto guidato dal governatore Gill Marcus ha inaugurato una nuova stagione di politiche monetarie restrittive, cercando così di placare le tensioni sui mercati emergenti. Una mossa che ha colto di sorpresa il mercato che si aspettava una conferma dei tassi vigenti e che ha permesso al Rand un recupero di circa il 5% dai minimi.
A pesare sull’andamento del Rand sudafricano e sulle altre divise dei mercati emergenti è stata la decisione della Federal Reserve (FED) di portare avanti, senza indugi, la sua politica di riduzione graduale degli stimoli monetari all’economia americana (tapering) e i segnali di rallentamento economico della Cina. Queste preoccupazioni, che hanno impattato sull’andamento della valuta sudafricana nel corso del 2013 e nel primo trimestre del 2014, potrebbero però iniziare ad allentarsi nei prossimi mesi, con evidente beneficio per la valuta.

Fonte: RBS

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