Sotto la lente: sua maesta’, la sterlina

Se da una parte il ritorno del cosiddetto risk appetite ha contribuito a raffreddare la speculazione e ad abbattere i rendimenti dei bond, inclusi quelli dei periferici, dall’altra la penuria di spunti operativi costringe gli investitori a …


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Analisi a cura di RBS


manovre a volte spericolate per riuscire a far convergere rischi e rendimenti senza ricorrere a emissioni con duration troppo lunghe.  Ciò che si osserva sempre più frequentemente è quindi la sottostima del premio per il rischio.
Uno dei comparti in grado di destare interesse, sebbene non certo privo di rischi ed insidie, è quello dei bond in valuta estera, capaci di garantire una remunerazione più elevata della media di mercato, per via dell’esposizione al rischio tasso di cambio. Quanto più questo è volatile, tanto più alti sono i rendimenti potenziali caratterizzanti il flusso cedolare periodico – vedi le emissioni su bond high yield -, viceversa meno rischi di erosione del tasso di interesse causati da brusche oscillazioni del tasso di cambio – vedi le divise core – conducono a rendimenti  più contenuti ma ugualmente interessanti.
Il trend in atto, unitamente alle attese di politica monetaria, impone di tornare a guardare in particolare alla sterlina inglese, con la marcia rialzista della divisa di Sua Maestà sostenuta dal rafforzarsi della ripresa economica della Gran Bretagna che nei primi tre mesi del 2014 ha evidenziato un progresso del Pil del 3,1%.
Il cross Eur/GBP è sceso in area 0,81, che rappresenta il livello più basso da inizio 2013, sul rafforzarsi delle attese di una divergenza di politica monetaria tra BCE, chiamata a un ulteriore allentamento, e Bank of England (BoE) che invece potrebbe essere la prima tra le grandi Banche centrali a rivedere al rialzo il costo del denaro.
L’intenzione della Bank of England è comunque quella di non affrettare i tempi, ed è confermata dalle parole del suo numero uno, Mark Carney, che ha ribadito la volontà di mantenere l’intonazione molto accomodante della politica monetaria ancora per un po’ di tempo al fine di assicurare un ripresa sostenuta e bilanciata. Secondo il consensus Bloomberg il primo ritocco al rialzo del costo del denaro potrebbe materializzarsi nel primo o nel secondo trimestre del 2015. In Gran Bretagna i tassi sono fermi al minimo storico dello 0,5% dal marzo del 2009 e la valuta britannica è vista contro l’euro intorno area 0,80 a fine anno.
In particolare tra la vasta gamma di bond in valuta firmata RBS Plc, si segnala la RBS Sterlina 5 e 80 (Isin XS0574620513), un’obbligazione a tasso fisso denominata in sterline inglesi. Focalizzandoci sul rischio cambio, è doveroso ricordare come chi acquista tale obbligazione, si esponga implicitamente alla variazione del cambio Eur/Gbp, dato che le cedole e l’ammontare del rimborso a scadenza, sono di fatto parametrati in valuta. Si comprende, quindi, come tale bond risulti adatto a coloro che prevedano un ulteriore apprezzamento della sterlina contro l’euro.
Al fine di fornire un’analisi più accurata della relazione cambio-rendimento, si è provveduto ad effettuare una simulazione volta ad evidenziare la variazione dello yield to maturity in corrispondenza di diverse evoluzioni del cross a parità di tassi di mercato, fatto salvo che in base ai correnti livelli di prezzo dell’obbligazione (114,47 teorico), l’attuale rendimento in valuta si attesta oggi al  3,36% lordo su base annua, tenuto conto di una cedola in valuta del 5,8% distribuita semestralmente e di una scadenza prevista per il 14 febbraio 2021.
Come è possibile notare facendo riferimento alla tabella degli scenari, sono state effettuate quattro simulazioni in base ad altrettanti distinti scenari del tasso di cambio sottostante. In particolare, nel caso peggiore per l’investitore in cui si dovesse assistere ad un progressivo recupero nel tempo dell’euro contro la sterlina nell’ordine del 10% da oggi fino alla naturale scadenza, il ritorno annuo lordo dell’obbligazione targata RBS Plc scenderebbe al’1,85%. Diversamente, nello scenario più favorevole per l’investitore, un ulteriore deprezzamento dell’euro nell’ordine del 10% farebbe salire il rendimento lordo su base annua al 5,18%%.

Fonte: BONDWorld.it

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