L’espressione “hic sunt leones” (qui ci sono i leoni) veniva usata anticamente dai cartografi per indicare aree geografiche ancora inesplorate e potenzialmente pericolose….
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
Alcuni analisti hanno usato la stessa espressione settimana scorsa per definire il taglio dei tassi d’interesse di 10 punti base sui tassi di deposito presso la Banca Centrale Europea che per la prima volta nella storia li porta in negativo, dallo zero al -0.10%. Le banche europee che depositano il denaro presso la BCE, a partire dall’11 giugno pagheranno per prestare denaro alla BCE. Un concetto, difficile da accettare anche emotivamente, che sfida secoli di usanze consolidate.
In realtà, passare dallo zero al -0.10% ha un valore molto più simbolico che effettivo. Un po’ come l’alpinista che dopo essere arrivato in cima alla montagna pianta la bandierina, mangia rapidamente qualcosa se il vento non tira troppo forte, e poi inizia a tornare sui suoi passi.
L’opera di Sidney Homer, “Storia dei tassi d’interesse”, un volume di 926 pagine dal titolo e dall’aspetto poco sexy ma interessante, è il lavoro più completo mai realizzato sull’evoluzione dei tassi d’interesse. Ai tempi di Hammurabi, nel 1.800 A.C. il tasso d’interesse massimo fra debitore e creditore era fissato al 33% annuo per i prestiti di grano, pagabile in natura e il 20% annuo per i prestiti di argento a peso. In epoca romana, un corpo di dodici tavole risalente al 450 a.C. stabiliva che l’interesse sui prestiti non poteva essere maggiore dell’8 e 1/3% annuo.
Facendo qualche grande salto avanti nella storia, i Capitolari di Carlo Magno (800 d.C.) proibivano severamente di ricavare qualunque tipo di profitto dai prestiti.
La considerazione dell’usura come peccato e le conseguenti disquisizioni teologiche e giuridiche del Medioevo durarono oltre un centinaio di anni, con le esperienze più variegate tra il Medioevo e il Rinascimento. Dal tasso del 52-120% dei prestiti personali nel dodicesimo secolo in Inghilterra, a prestiti garantiti da immobili nei Paesi
Bassi nello stesso periodo al 8-10%, alle obbligazioni al tasso del 5% emesse dalla Repubblica di Venezia nel quattordicesimo secolo. Fu la Riforma Protestante a giustificare anche moralmente l’applicazione di un interesse sui prestiti.
Passando ai due secoli più recenti, i casi più estremi di tassi d’interesse sui crediti personali, sono stati un tasso massimo del 10.000% a Berlino nel periodo dell’iperinflazione della Repubblica di Weimar e il tasso dello 0.01% a New York, ai clienti più affidabili, entrambi i casi verificatisi in situazioni molto particolari.
Focalizzandoci sul periodo e sui titoli che a noi più interessa, il rendimento dei Titoli di Stato USA e obbligazioni di prim’ordine a lungo termine negli ultimi due secoli è variato tra un minimo del 2.5% durante la Seconda Guerra Mondiale al picco del 15% alla fine degli anni ’80.
I tassi negativi sono stati usati in alcuni Paesi del Nord Europa, Norvegia e Danimarca, nel pieno della crisi sul debito sovrano del 2012, per disincentivare l’eccessivo afflusso di denaro verso quei Paesi e il conseguente rafforzamento della valuta locale, dannoso per le esportazioni. Situazione analoga si verificò in Svizzera nel 2011, quando la correzione dei mercati azionari e i timori della fine dell’Euro portarono straordinari flussi di acquisti di Titoli di Stato e Franchi Svizzeri dall’estero, alla ricerca di sicurezza, con l’effetto di portare i rendimenti in territorio negativo.

I Treasury Bond USA rendono ora il 3.45%, un rendimento appena superiore al periodo bellico del secolo corso.
I tassi a breve termine prossimi allo zero sia negli USA sia in Europa (negativi nel caso del tasso di deposito presso la BCE) ci indicano che stiamo vivendo una situazione estrema.
Per cercare di superare la crisi, le Banche Centrali hanno usato la leva dei tassi, azzerando il costo del denaro. Quando si schiaccia l’acceleratore in fase di sorpasso, si sa, non si può restare con la lancetta nella zona rossa del contagiri troppo a lungo. Altrimenti, si fonde il motore. Nello stesso modo, la Banca Centrale USA sta cercando di decelerare, mentre la BCE ha ancora a disposizione l’arma di un eventuale Quantitative Easing.
In questo scenario, l’Euro si sta indebolendo nei confronti delle principali valute scontando eventuali prossime misure da parte delle BCE. Ha senso cavalcare la tendenza, vendendo Euro sui rimbalzi.

I mercati azionari, che amano i bassi tassi d’interesse, si compiacciono sui massimi, azzerando a tal punto volumi di negoziazione e volatilità da destare preoccupazione. Volatilità così bassa si è spesso verificata prima di grosse correzioni. L’ultimo caso, il 2008. La strategia non può che essere il mordi e fuggi, creando liquidità nei portafogli per poter comprare a livelli più bassi, dopo una correzione.
Sui mercati obbligazionari ai rendimenti attuali, la minima correzione azzererebbe in un attimo il rendimento di un anno. In questo caso, può aver senso liquidare i corporate bond sugli strappi al rialzo, a favore di Titoli di alto rating, più sicuri.
Fonte: BONDWorld.it
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