La Bce mantiene il costo del denaro al minimo storico dello 0,15% e in negativo il tasso sui depositi presso l’Eurotower, confermando la volontà di mantenere i tassi su questi livelli “per un periodo di tempo prolungato”, con il Board pronto, all’unanimità, ad utilizzare politiche non convenzionali in futuro…..
Le aspettative sull’inflazione rimangono ancorate nel lungo periodo, ma se le operazioni di prestito (TLTROs) destinate alle banche e condizionate alla concessione di credito a famiglie e imprese non dovessero dare gli esiti sperati sulla crescita risollevando anche il livello dei prezzi, l’Eurotower valuterà la conduzione di un programma di acquisti di titoli di stato su larga scala, attualmente allo studio del Board. La ripresa economica dell’Area Euro procede, ma ad un ritmo moderato ed i rischi sulla crescita rimangono al ribasso, con la BCE particolarmente attenta all’evoluzione del tasso di cambio, il cui controllo tuttavia non rientra tra gli obiettivi di policy.
La crescita statunitense, nel I trimestre dell’anno, viene ulteriormente ribassata registrando la contrazione massima dal 2009 (-2,9% t/t annualizzato) e la FED rivede le proprie stime sulla crescita domestica al 2,2% per il 2014. Tuttavia l’Autorità continua a mantenersi fiduciosa sul recupero economico e degli investimenti e riduce di ulteriori $10Mld gli acquisti di asset mensili, procedendo in un tapering che dovrebbe trovare conclusione il prossimo ottobre. Il recente andamento dei prezzi, con il CPI salito a maggio al 2,1% a/a, potrebbe comportare un avvio dell’exit strategy in tempi relativamente brevi, tuttavia la presidentessa Yellen ribadisce come sia appropriato mantenere il costo del denaro tra lo 0-0,25% per un considerevole periodo di tempo anche dopo la fine del QE dato che l’attuale contesto economico potrebbe “richiedere tassi inferiori a quanto normalmente considerato appropriato per il lungo periodo”.
Alle prese con un processo di revisione della governace sovranazionale in atto (alla guida della Commissione UE è stato indicato, tra le polemiche inglesi, l’ex-presidente dell’Eurogruppo Juncker), l’Area Euro mostra una ripresa non “robusta” né “sufficientemente forte” secondo il FMI ed anche le recenti indagini congiunturali della BCE indicano crescita moderata nel II trimestre; il raffreddamento dei leading indicators di giugno sembra avvalorare tale ipotesi. Tre le linee di azione da seguire secondo il Fondo Monetario: sostenere la domanda, completare l’Unione Bancaria, adottare ulteriori riforme economiche; mentre la BCE viene richiamata ad implementare, se necessario, l’acquisto di titoli di debito pubblico per evitare il rischio di una spirale deflattiva.
Istat certifica le difficoltà del recupero italiano ipotizzando addirittura un secondo trimestre di contrazione congiunturale con conseguente recessione tecnica, nell’ipotesi più pessimistica; in ogni caso una crescita allo 0,8% per il 2014, così come delineato nel Documento di Economia e Finanza, non sembra decisamente alla portata. La continua caduta dei prezzi, scivolati ai livelli più bassi degli ultimi 5 anni (allo 0,3% a/a giugno), prefigura deflazione in alcuni settori economici, mentre le tensioni occupazionali restano elevate. Le aspettative degli operatori si concentrano sull’avvio del semestre italiano di presidenza europea: una flessibilità nell’applicazione del Patto di Stabilità per paesi che vareranno riforme strutturali resta fondamentale per le possibilità di recupero dell’Italia; ma l’ottica del rigore trova ancora i suoi accesi sostenitori e l’intesa in sede europea potrebbe incontrare difficoltà.
La riunione della Bce, tassi di riferimento e tassi di mercato
La Bce mantiene il costo del denaro al minimo storico dello 0,15% e in negativo il tasso sui depositi presso l’Eurotower, con il Board pronto, all’unanimità, ad utilizzare politiche non convenzionali in futuro ed a mantenere i tassi su questi livelli “per un periodo di tempo prolungato». La ripresa economica dell’Area Euro, secondo Draghi, procede ad un ritmo moderato, ma i rischi sulla crescita rimangono al ribasso e le attese sull’inflazione di lungo periodo ancorate, nonostante si preveda un periodo duraturo con livelli contenuti dei prezzi. Tuttavia, se le nuove operazioni di prestito destinate alle banche e condizionate alla concessione di credito a famiglie e imprese, di cui sono state diffuse le modalità di conduzione (l’intero programma potrà contare su circa 1000Mld di euro), non impattassero in maniera decisa sull’andamento al rialzo dei prezzi, Draghi conferma la volontà di utilizzare “un programma di acquisti di titoli di stato su larga scala” attualmente allo studio del Board.
Draghi ha poi sottolineato come, nonostante il tasso di cambio della valuta unica non rientri tra le variabili oggetto di politica monetaria, questo sia molto importante per le prospettive di stabilità dei prezzi. Da gennaio 2015 la Bce pubblicherà inoltre i rapporti sulle riunioni del consiglio (le cosiddette minute) con cadenza ogni sei settimane.
Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di Fed e Bce
In Area Euro, nell’ultimo mese, la curva dei tassi impliciti sull’Euribor 3M si è leggermente abbassata nel lungo periodo, con i mercati che scontano tassi invariati sui minimi almeno fino alla fine del 2015.
Rispetto ad un mese fa, la curva dei tassi Libor Usa si mantiene sostanzialmente invariata, con il tapering che procede come da timetable e la discussione sull’eventuale avvio di un’exit strategy sui tassi in pieno divenire; a meno di rialzi eccessivi del livello dei prezzi, interventi sul costo del denaro non sembrano probabili prima del 2015.
USA e Area Euro
Rivista decisamente al ribasso la crescita statunitense che nel I trimestre dell’anno registra un calo del 2,9% t/t annualizzato, la contrazione più rilevante dall’inizio del 2009; ad incidere negativamente sul Pil la debolezza dei consumi, che rappresentano il 70% del Pil, e l’andamento delle esportazioni. PMI Chicago e ISM manifatturiero si mostrano inoltre in raffreddamento a giugno.
La Fed ribassa le previsioni di crescita per il 2014 al 2,2% dal 3% precedente, ciononostante, durante l’ultima riunione del FOMC si mostra sufficientemente ottimista sul fronte occupazionale (la disoccupazione è attesa intorno al 6% entro fine anno), sul recupero dell’attività economica e degli investimenti e riduce di ulteriori $10Mld gli acquisti di asset mensili (attesi terminare il prossimo ottobre). L’avvio dell’exit strategy dalla politica a tassi zero potrebbe avvicinarsi con relativo anticipo, complice anche il recente andamento dei prezzi, con il CPI salito a maggio al 2,1% a/a; ma la presidentessa Yellen ribadisce come sia appropriato mantenere il costo del denaro tra lo 0-0,25% per un considerevole periodo di tempo anche dopo la fine del QE e che l’attuale contesto economico potrebbe “richiedere tassi inferiori a quanto normalmente considerato appropriato per il lungo periodo”.
Il Bollettino Mensile della Bce evidenzia una graduale ripresa in atto, seppur più debole delle attese: i risultati delle ultime indagini congiunturali dell’Autorità indicano crescita moderata anche nel II trimestre, mentre il processo di riforma della governance comunitaria procede con particolare cautela, con la nomina alla presidenza della Commissione UE riservata all’ex-presidente dell’Eurogruppo Juncker, fortemente osteggiato da Londra. Anche il FMI si concentra su una ripresa ritenuta non “robusta” né “sufficientemente forte”, esortando i Paesi dell’Area a rafforzare la capacità di stimolare investimenti e ad adottare un’interpretazione più flessibile del Patto di Stabilità, invitando inoltre la Bce ad acquistare titoli di debito pubblico, se necessario, per evitare il rischio di deflazione. Tre le linee di azione da seguire secondo il Fondo: sostenere la domanda, completare l’Unione Bancaria, adottare ulteriori riforme economiche.
A fronte di un’inflazione rimasta invariata al livello comunitario allo 0,5% a/a a giugno, l’andamento dei prezzi mostra dinamiche divergenti all’interno dei Paesi, mentre la disoccupazione europea a maggio, si mantiene all’11,6%. Anche il raffreddamento dei leading indicators di giugno (Pmi manifatturiero, Ifo e Zew tedesco nella componente legata alle aspettative), indicano il rischio di una ripresa inferiore al previsto.
Italia
Dopo la contrazione congiunturale del Pil registrata nel I trimestre dell’anno (-0,1% t/t), Istat getta ombre sulla consistenza della ripresa: per l’Istituto la crescita sarà “debolmente positiva“ nel 2014, con un Pil che potrebbe registrare un segno meno anche nel II trimestre, nell’ipotesi più pessimistica. Il recupero dei livelli produttivi (+1,6% a/a per la PI wda ad aprile) procede lentamente, gli investimenti restano deboli, complice un’offerta di credito ancora selettiva, e il Pmi manifatturiero torna raffreddare a giugno (a 52,6 p.) segnalando cautela. Anche Confindustria ribassa le proprie stime sulla crescita domestica allo 0,2%, livello distante dallo 0,8% di Pil previsto dal Governo nel DEF.
Un’inflazione caduta a giugno al livello più basso degli ultimi 5 anni (allo 0,3% a/a), prefigura il rischio di una stagnazione e addirittura di deflazione per alcuni settori economici, come l’alimentare, al cui interno il livello dei prezzi ha registrato a giugno una flessione dello 0,6% a/a. Continue tensioni sul mercato del lavoro, con la disoccupazione salita al 12,6% a maggio.
Il semestre italiano di presidenza europea inizia all’insegna di aperture alla flessibilità del Patto di Stabilità, pur nel rispetto della regola della riduzione del debito, per i Paesi che vareranno riforme strutturali. Spetta ora al Governo Renzi, come raccomandato anche dal FMI, implementare un importante piano di interventi nell’arco di un triennio, che secondo un cronoprogramma stabilito, riformerà fisco, infrastrutture, PA, giustizia e welfare. Nel frattempo però, scatta la procedura d’infrazione per il ritardo dei pagamenti alle imprese da parte della PA.
Fonte: MPS
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