Giovedì sera, superato lo shock della notizia, la mia prima reazione ai tragici eventi riguardanti il volo MH17 era stata di pensare che il dramma avrebbe potuto essere un catalizzatore positivo di medio periodo, dando una spinta vigorosa ..
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verso una tregua e una conseguente stabilizzazione delle vicende ucraine. Questo è anche quello che deve aver pensato il mercato che venerdì ha recuperato velocemente le perdite del giorno prima, certamente aiutato anche dai continui annunci di buoni risultati trimestrali da parte delle aziende americane. Purtroppo un’analisi a mente fredda, qualche giorno dopo, fatica ad essere altrettanto ottimista. Andando oltre l’attribuzione di responsabilità per l’accaduto, che sembra essere sempre più scontata, a carico di un tragico errore da parte dei ribelli filo-russi, ci si sarebbe aspettato una maggiore disponibilità da parte di Putin a riconoscere la tragedia e a sedersi con maggiore disponibilità a un tavolo di trattative. Purtroppo questo non sta accadendo. Finora la sua arma migliore è stata quello di mostrare eccellenti doti di ‘brinkmanship’, ossia quella capacità di spingersi fino all’orlo di un baratro senza cadervi dentro che, nella teoria dei giochi, dà spesso grandi vantaggi. Ora lo schema si sta ripetendo. La posta in gioco però sta diventando sempre più elevata. Finora era facile immaginare un occidente, soprattutto europeo, ostaggio degli interessi economici al punto di essere incapace di difendere nei fatti alti principi spesso sbandierati a parole. Per quanto fosse un comportamento attaccabile la conseguenza positiva consisteva nel fatto che le conseguenze pratiche, di scontri verbali anche aspri, erano alla fine inesistenti. Adesso però se, come sembra, Putin continuerà a giocare la sua partita con la stessa aggressività, è ben più possibile che la risposta sia più ‘politica’ e meno ‘economica’. Senza scomodare gli affascinanti (e macabri) paralleli con gli eventi di 100 anni fa, un’escalation di sanzioni che lasci qualche ferita sull’economia globale a questo punto non si può più escludere. Non una buona notizia per i mercati, specialmente europei. Proprio in Europa nelle ultime settimane i dati economici sono tornati a deludere, l’euforia post annuncio del T-LTRO sembra essere svanita mentre l’andamento del mercato obbligazionario con il bund ai massimi di tutti i tempi sembra indicare un maggior pericolo percepito di ‘giapponesizzazione’.
La geopolitica domina le prime pagine non solo tra Mosca e Kiev. In Iraq l’avanzata dell’ISIS non è stata così irrefrenabile, fortunatamente, come qualcuno aveva inizialmente temuto e il ritorno del prezzo del petrolio a livelli medi degli ultimi sei mesi, dopo un tentativo di rottura al rialzo, conferma una situazione non completamente fuori controllo. Non si può però negare come l’instabilità di fondo di quella regione sia in strutturale ascesa. Anche gli eventi di Gaza vanno letti sotto questa luce, con un Medio Oriente che sembra destinato a livelli di conflittualità alta e costante con lo sceriffo a stelle e strisce sempre meno presente.
In attesa di nuova volatilità ‘macroeconomica’, che difficilmente vedremo prima del FOMC del 30 luglio e dei dati sull’occupazione dell’1 agosto, salvo sorprese nel CPI questo martedì, saranno le notizie geopolitiche a tener banco nelle prossime sessioni.
Dati macro. US: CPI e vendita di case esistenti (martedì), vendita di case nuove (giovedì), ordini di beni durevoli (venerdì). EuroZona: indici di attività PMI francese, tedesco e complessivo (dato preliminare di luglio, giovedì), vendite al dettaglio italiane (giovedì), indice IFO tedesco e M3 europea (venerdì). Cina: indice preliminare PMI HSBC (giovedì). Altro: bilancia commerciale svizzera (martedì), CPI australiano e vendite al dettaglio canadesi (mercoledì), bilancia commerciale neozelandese e giapponese, vendite al dettaglio inglesi (giovedì), CPI giapponese e crescita GDP Q2 inglese (venerdì).
Banche centrali. Agenda davvero scarna con un probabile taglio in Ungheria (da 2.30% a 2.20%, martedì) e un probabile rialzo in Nuova Zelanda (da 3.25% a 3.50%, giovedì).
Trimestrali. Settimana fondamentale con quasi 150 nomi dell’S&P 500 per un complessivo 31% di capitalizzazione. Nomi da segnalare: Apple, Microsoft, Verizon e Coca Cola (martedì), A&T e Facebook (mercoledì), Amazon (giovedì). Anche in Europa si inizia a fare sul serio, con 70 nomi dello Stoxx 600, tra cui ricordiamo Credit Suisse (martedì), Unilever (giovedì), Anglo American (venerdì). Particolarmente interessanti, visti gli eventi recenti, saranno i risultati di Banco Espirito Santo (giovedì).
Fonte: BONDWorld.it
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