Le elezioni presidenziali del prossimo ottobre rappresentano per il paese molto di più della scelta della prossima Presidente, quanto piuttosto un possibile punto di svolta nell’economia brasiliana soffocata negli ultimi anni da scelte…
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miopi che hanno fermato la crescita dopo gli anni del boom e non hanno saputo sfruttare ora l’evento dei Mondiali di Calcio per creare opportunità e strutture che offrissero un volano positivo e duraturo per l’economia, anzi paradossalmente i Mondiali hanno ridotto notevolmente le ore lavorate provocando un calo del PIL nel secondo trimestre pari allo 0,6%, calo che si aggiunge alla flessione dello 0,2% del primo trimestre dell’anno.
Gli ultimi sondaggi danno vincente Marina Silva, balzata alle cronache da sole 3 settimane, dopo la tragica morte in un incidente aereo del candidato del Partito Socialista, Edoardo Campos.
Il programma elettorale della Silva (240 pagine, il più dettagliato mai presentato) comprende riforme politiche che, se attuate con successo, porterebbero ad una maggiore stabilità del paese e riforme economiche decisamente market-friendly. Tra queste ultime l’indipendenza della banca centrale e obiettivi di politica monetaria inflation-targeting, nonché una libera fluttuazione del tasso di cambio e la liberalizzazione di alcuni settori in cui i prezzi sono calmierati (energia per esempio). Nelle riforme fiscali sono elencati la semplificazione e l’unificazione di alcune tasse, la riforma della loro struttura regressiva a favore di aliquote proporzionali o progressive, l’incentivazione agli investimenti e maggiori trasferimenti dal governo centrale alle municipalità.
Più che un programma, un’autentica rivoluzione.
Il listino azionario brasiliano, sull’onda dell’entusiasmo per un aspirato cambiamento economico strutturale, ha innescato un rally che solo negli ultimi giorni ha dato segni di stanchezza e che ha comunque visto l’indice Bovespa salire del 38% dai minimi di marzo ai massimi di inizio settembre, grazie soprattutto ad un decisivo contributo delle large cap e di quelle appartenenti al settore energetico tra le quali in particolare spicca il colosso Petrobras, la cui azione è letteralmente raddoppiata nello stesso arco temporale, come è possibile verificare nel grafico sottostante.
Fonte: Bloomberg, Rendimento dei principali decennali europei
E’ abbastanza ragionevole pensare dunque che la positività legata ad una possibile vittoria della candidata Marina Silva sia ampiamente già nei prezzi, motivo per cui ipotizzare nuovi immediati investimenti sul listino brasiliano potrebbe al momento essere rischioso, vista la notevole probabilità di una correzione almeno temporanea.
Qualora infatti si verificasse una vittoria del “nuovo” e che questo significasse ampie riforme a livello economico e fiscale, il loro impatto iniziale potrebbe non essere così favorevole, mentre porrebbe certamente le basi per un miglioramento strutturale futuro.
Se ad esempio infatti venisse liberalizzato il prezzo dell’energia questo porterebbe significativi incrementi nei prezzi di vendita ( al momento controllati) con impatti positivi sui conti delle aziende dell’energia e delle utilities, ma implicherebbe una maggior spesa da parte dei consumatori che vedrebbero depressa la loro capacità di consumo sui restanti beni.
Se inoltre venisse resa indipendente la banca centrale è probabile che si procederebbe ad un allentamento della politica monetaria, con possibile ulteriore indebolimento del real, penalizzato anche dal deficit delle partite correnti il cui valore non sarebbe comunque più difeso ma lasciato fluttuare sul mercato.
Dal punto di vista dunque azionario e della valuta le prospettive non sono così nitide e rosee come inizialmente potrebbe sembrare, mentre più favorevole risulta a nostro avviso il mercato obbligazionario, per lo meno sulle scadenze più lunghe della curva , quindi oltre i 5/7 anni. A nostro avviso è molto probabile infatti che a fronte di una iniziale probabile salita del tasso di inflazione, in conseguenza sia dell’aumento di alcuni prezzi che dell’indebolimento della valuta, si assista successivamente ad un rientro dei prezzi per il calo di domanda interna che necessariamente il processo di aggiustamento richiederebbe. Ad una temporanea flessione dei consumi potrebbe anche aggiungersi un taglio della spesa pubblica e non solo una sua ristrutturazione, conseguente all’introduzione di politiche di bilancio più severe.
Nei prossimi giorni, per i lettori interessati, saranno disponibili informazioni più dettagliate sui singoli titoli obbligazionari che potrebbero risultare finanziariamente interessanti, nella nostra sezione Idee per Investire.
Fonte: BONDWorld.it
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