La decisione OPEC di non rinunciare a quote di mercato per stabilizzare i prezzi rende probabile una rapida estensione della fase di ribasso delle quotazioni verso 70 dollari….
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Questo sviluppo sosterrà il PIL dei paesi consumatori in misura tutt’altro che trascurabile. Per i maggiori paesi europei il calo degli ultimi mesi, se mantenuto per un anno, vale lo 0,3% del PIL. Gli scenari più aggressivi implicherebbero impatti molto più ampi sul 2015.
La riunione semestrale dell’OPEC si è conclusa con l’annuncio di un target produttivo invariato a 30 milioni di barili al giorno (Mb/g). Il Segretario Generale dell’OPEC El-Badri, il cui mandato è stato riconfermato sino a fine 2015, ha specificato che la decisione di mantenere invariato il target di 30 Mb/g “è la risposta” del gruppo al boom di produzione dei paesi non-OPEC, mentre attualmente il gruppo “non ha target di prezzo”. El-Badri ha sottolineato che il gruppo si attende di produrre in media 30 mb/g su base cumulata nei prossimi sei mesi, suggerendo che il mercato sarà caratterizzato da un ampio eccesso di offerta nella prima metà dell’anno se tutti i paesi produttori continueranno a mantenere gli attuali livelli di produzione.
Infatti, secondo le stime formulate dall’OPEC in novembre, la quantità che l’OPEC dovrebbe fornire per bilanciare i mercati (“call on OPEC crude”) ammonterebbe a 28,4 Mb/g nel 1° trimestre e a 28,5 Mb/g nel 2° trimestre, circa 1,5 Mb/g meno dell’attuale target produttivo e quasi 2 Mb/g in meno di quanto prodotto dal gruppo negli ultimi mesi. La decisione dell’OPEC è motivata dalla volontà di dividere anche con i produttori non-OPEC la responsabilità di bilanciare domanda e offerta. Di conseguenza, l’OPEC lascia ora al mercato il compito di trovare il nuovo prezzo di equilibrio. Infatti, El-Badri ha sottolineato che qualunque prezzo di mercato è ritenuto “adeguato”, purché permetta di sostenere e remunerare gli investimenti.
Di conseguenza, vediamo come target di breve periodo un livello di 70 dollari per il Brent e 67 per il WTI, senza escludere scenari più estremi. Occorreranno molti mesi di bassi prezzi per bilanciare il mercato, portando all’uscita dei produttori di shale oil a maggiori costi marginali (la componente più dinamica dell’offerta).
Il calo delle quotazioni petrolifere è un regalo alquanto benvenuto in questa fase di difficoltà per l’economia europea. Le proiezioni incorporate nello scenario di riferimento post-OPEC implicano un calo dei prezzi medi in euro del 14% nel 2014 e addirittura del 20-30% nel 2015. Il prezzo medio in euro del Brent Crude è calato quest’anno di oltre 11 euro rispetto agli 86,8 del 2013, e potrebbe scendere di altri 15-25 euro nel 2015. Sulla base dei volumi netti importati nel 2013, il risparmio diretto per i maggiori paesi europei derivante dal miglioramento delle ragioni di scambio è pari allo 0,3% del PIL per ogni 10 euro di calo del prezzo medio, ed è del 20% più ampio per il Giappone. Il beneficio si tradurrà in liberazione di potere di acquisto per le famiglie e riduzione dei costi di produzione e trasporto per le imprese, in parte compensato da minori esportazioni verso i paesi produttori di petrolio (circa il 6% dell’export italiano è diretto a paesi OPEC). Il calo del 2008-09 fu seguito da una contrazione del 18% dell’export verso i paesi OPEC, ma in quel caso la dinamica fu esacerbata dalla crisi mondiale e non può essere imputata al solo calo delle quotazioni. Con il tempo, l’effetto sarà ridotto anche dalle maggiori importazioni di beni e servizi resi necessari dalla crescita della domanda interna.
Poiché si è materializzato in larga misura nel 4° trimestre 2014, l’effetto positivo dovrebbe sentirsi appieno soltanto a partire da fine 2014 – inizio 2015, per intensificarsi nei mesi successivi se la caduta delle quotazioni proseguisse nel corso del 2015. Nell’ipotesi di ulteriore calo di 15-25 euro del prezzo medio, le elasticità indicate implicano un ulteriore beneficio ben superiore allo 0,5% del PIL, se la variazione risultasse persistente. L’impatto potenziale di breve periodo, dunque, fa impallidire quello che potrebbe derivare dal piano pluriennale di investimenti presentato questa settimana dalla Commissione Europea. Tuttavia, bisogna anche ricordare che le dinamiche potrebbero poi rovesciarsi negli anni seguenti.
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