L’economia francese dovrebbe gradualmente recuperare dinamicità nell’anno in corso, anche se l’avanzamento sarà discontinuo……
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Nel 1° trimestre, il PIL dovrebbe accelerare a 0,3% t/t grazie alla spinta dei consumi, ma potrebbe tornare a rallentare (+0,2% t/t) nel 2° per una concomitanza di fattori legati alla fragilità della situazione interna e alla debolezza del canale estero. Non è scontato che il sistema produttivo francese riesca a cogliere le opportunità create da euro debole e bassi prezzi del petrolio.
Come atteso, nell’ultimo trimestre 2014 l’attività complessiva ha rallentato (+0,1% t/t da +0,3% t/t). La domanda interna è stata poco dinamica, contribuendo alla formazione del PIL per solo +0,1 contro lo +0,2% del precedente trimestre. I consumi hanno rallentato nel quarto trimestre (+0,3% t/t da +0,4% t/t), ma in misura inferiore alle attese, contribuendo alla formazione del PIL per 0,2. Il consumo di energia è sceso molto (-3,7% t/t) mentre il consumo di beni manufatti si è mostrato dinamico (+0,6% t/t). Gli investimenti sono calati ancora (-0,5% t/t da -0,6% t/t), sottraendo alla formazione del PIL lo 0,1%. La flessione ha interessato sia la spesa delle aziende non finanziarie (-0,2% t/t), sia quella delle famiglie (-1,5% t/t da -1,6% t/t); gli investimenti della pubblica amministrazione sono stati quasi stabili (-0,1% t/t da a -1,7% t/t). Come previsto, il commercio estero ha contribuito positivamente alla crescita (+0,2). Le importazioni hanno mantenuto il ritmo del terzo trimestre (+1,7% t/t), grazie a un contributo globalmente omogeneo delle varie tipologie di beni. Anche le esportazioni sono state dinamiche (+2,5% da 1,0% t/t), in particolare quelle del comparto manifatturiero (+3,0% t/t rispetto a 1,7% t/t atteso), sostenute da commesse più ingenti nel settore aeronautico. Infine, la variazione delle scorte è stata negativa in contraccolpo al terzo trimestre 2014, contribuendo per -0,2.
Sulla base dei dati diffusi da INSEE e PMI, il 1° quarto dell’anno ha evidenziato un leggero aumento della fiducia nel manifatturiero, che rimane ora al di sopra (100) della media di lungo periodo secondo INSEE, mentre stando ai livelli del PMI manifatturiero (stagnante intorno a 48,5) non è ancora visibile nessuna ripresa chiara di attività. Del resto anche l’indice PMI composito oscilla da inizio anno poco sopra la soglia di 50. Nei servizi il morale è rimasto sui livelli di dicembre (92), al di sotto della media di lungo periodo, anche secondo le registrazioni dei PMI qualche miglioramento nelle prospettive di settore si è avuto tra gennaio e marzo. Acclarata invece rimane la crisi del comparto delle costruzioni, dove la fiducia rimane sugli stessi livelli di fine anno (88). Nel complesso, si riscontra una certa volatilità di fondo e si nota un non perfetto accordo tra gli indicatori nei vari settori produttivi, a indicazione che la situazione nell’economia è fluida e non ha ancora imboccato con chiarezza un trend espansivo o quanto meno di risalita decisa, ma rimangono possibili sorprese positive. Solo il morale dei consumatori è migliorato in maniera soddisfacente e progressiva da gennaio, lasciando ben sperare per l’andamento dei consumi nel corso dell’anno e sicuramente il loro contributo sarà quello determinante nel 1° quarto.

Per il 1° semestre 2015, la previsione generale di crescita viene stimata a +0,3% t/t nel 1° trimestre, grazie a un buon apporto della componente consumi e soprattutto per il rimbalzo della produzione energetica, mentre per il 2° trimestre la crescita dovrebbe fermarsi a +0,2% t/t a causa dello smorzarsi del contributo energetico. I rischi alla previsione sono verso l’alto. L’INSEE stima che l’impatto combinato di deprezzamento dell’euro e prezzo del petrolio possa avere un effetto positivo sul PIL dal quarto trimestre 2014 alla prima metà dell’anno di circa 4 decimi, di cui 3 tra gennaio e giugno. Il tasso di cambio reale effettivo per la Francia è salito dello 0,11% t/t nell’ultimo trimestre 2014 e di 0,46% m/m solo a dicembre, per effetto del forte deprezzamento di rublo e yen. Tuttavia, da inizio anno a fine marzo, l’euro si è svalutato rispetto al dollaro di circa l’11%, che corrisponde a un deprezzamento del tasso di cambio effettivo di circa il 4,2% per la Francia. Per il 2° trimestre, se il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro fosse attorno al 4,5% (euro a 1,08 dollari), ciò corrisponderebbe a un deprezzamento del tasso di cambio reale effettivo di un altro 1,4%. Nel complesso, l’effetto “euro debole” è stato ritardato a dicembre, ma sortirà degli effetti via via più apprezzabili nel 1° semestre: tuttavia riteniamo prudente stimare l’effetto positivo combinato sul PIL di euro debole e prezzo del petrolio a non più di un decimo per trimestre, attribuibile nel 1° trimestre più all’effetto petrolio (effetto di 1° livello via un aumento del potere d’acquisto delle famiglie dello 0,4% e di secondo livello via la riduzione dei costi di produzione e quindi per la ricaduta positiva sui salari), e più all’effetto euro nel 2° trimestre quando le aziende esportatrici dovrebbero riuscire meglio a sfruttare il cambio favorevole. Pertanto, se la previsione risulterà corretta, nella prima metà dell’anno l’economia francese dovrebbe aver acquisito un ritmo di crescita annua di 0,8%, dopo tre anni in cui non si era andati oltre lo 0,5% (2014: 0,4%; 2013: 0,2%; 2012: 0,5%).
Andamento settoriale: sono soprattutto servizi ed energia a trainare la crescita di inizio 2015
Nel manifatturiero, una volta riassorbito l’arretramento della produzione di mezzi di trasporto, che nell’ultimo trimestre 2014 aveva visto una contrazione di -2,8%, ci aspettiamo un avanzamento di 0,4% t/t nel 1° trimestre e 0,3% t/t nel 2°. Fattore principale sarà il rimbalzo della produzione energetica (media di 2,4% nel semestre dal -3,4% medio del 2014). Meno negativo che in passato sarà il contributo delle costruzioni, che sono attese calare dello 0,7% t/t nel 1° trimestre e 0,6% t/t nel 2°: il settore deve fare i conti, però, con un’attività ancora parecchio degradata e con un livello di nuovi cantieri aperti ben inferiore alla media storica. Nel ramo dei lavori pubblici sembra che il clima sia meno pessimistico rispetto all’anno passato sull’attività prevista, ma i capi d’impresa rimangono nondimeno pessimisti. L’avvio di nuovi cantieri ha continuato a calare negli scorsi mesi, ma a un ritmo inferiore al passato: in media nel 2014 la produzione nel settore costruzioni è calata del -2,9%, mentre nella prima metà del 2015 il calo dovrebbe fermarsi a -2,5%. L’attività nel commercio ha rallentato nell’ultima parte del 2014, restando comunque positiva in media (+0,5% t/t) grazie al contributo del commercio internazionale da un lato e all’aumento del consumo delle famiglie dall’altro. Le indagini di settore mostrano che nella grande distribuzione e nel mercato automobilistico, il livello del morale è tornato sopra la media di lungo periodo. Stimiamo che nella prima metà dell’anno l’avanzamento nel settore del commercio sarà dell’1,7% contro una media di 1,5% nel 2014. Nei servizi, l’attività vedrà un recupero di quei settori che a fine 2014 avevano registrato un rallentamento, quindi ristorazione, servizi alle aziende, servizi finanziari e d’informazione, mentre una spinta ridotta arriverà dal settore dei trasporti (soprattutto il ramo aereo), che a fine anno aveva particolarmente brillato (+0,8% t/t). Pertanto nella prima metà dell’anno l’avanzamento nei servizi commerciali sarà di 1,3% da un livello medio di 1,1% nel 2014. Infine, per quanto riguarda i servizi non commerciali, ci attendiamo che il ritmo nel 1° semestre sia poco migliore (0,5% t/t) di quello visto a fine 2014 (0,4% t/t): il loro avanzamento nella prima metà del 2015 sarà di +1,3% da +1,5% del 2014
Nel 1° trimestre attesa un’accelerazione a +0,3% t/t da +0,1% t/t. Nel 2° trimestre l’attività potrebbe rallentare a +0,2% t/t

La domanda
Nonostante la pausa di febbraio, il calo del prezzo del petrolio sosterrà per tutto il 1° semestre il potere d’acquisto delle famiglie: tra gennaio e giugno l’INSEE stima che l’aumento del potere di acquisto indotto dal basso livello del prezzo del petrolio sarà circa dell’1,6% a/a, in decisa risalita rispetto allo 0,7% a/a del 1° semestre 2014. Inoltre, sulla base delle indagini di fiducia, da inizio anno le famiglie si dicono un po’ più ottimiste riguardo alla congiuntura, con l’indice elaborato dall’INSEE che da gennaio è costantemente salito, anche se il suo livello attuale (93) rimane inferiore a quello di lungo periodo a causa della persistente fiacchezza del mercato del lavoro. Riteniamo che il tasso di risparmio delle famiglie dovrebbe rimanere circa in linea con il passato (a 15,6% in media nella prima metà dell’anno da 15,4% del 2014).
Nel 1° trimestre 2015 i consumi dovrebbero aver accelerato nettamente (+0,6% t/t) spinti dal rimbalzo del consumo energetico (+3,1% t/t da -2,2% t/t), visto che le temperature sono ritornate sulle medie stagionali. Dovrebbero aver accelerato anche i consumi di beni manufatti, specialmente di autoveicoli (+2,7% t/t a marzo da -0,3% t/t, aumento più forte da dicembre 2010). Nel 2° trimestre, invece, il consumo energetico dovrebbe calare visto l’inizio della primavera, mantenendo quindi un ritmo leggermente superiore (+0,3% t/t) di quello degli ultimi anni. Nel 2° trimestre pertanto i consumi sono attesi espandersi di 0,2% t/t da 0,6% t/t.
Riteniamo che nella prima metà dell’anno l’investimento delle famiglie continuerà a calare di circa l’1,0% a trimestre, coerentemente con le stime dell’INSEE, portando a registrare un calo del 2,5% a/a alla fine del 1° semestre da -5,9% a/a del 2014. Nonostante il livello rimanga negativo, gli investimenti delle famiglie stanno lentamente risalendo, anche se il saldo annuo non tornerà positivo prima del 2016, con rischi alla previsione orientati verso il basso.

Gli investimenti delle aziende saranno stagnanti, nonostante diverse condizioni stiano tornando favorevoli. I margini di profitto delle aziende del settore non finanziario erano aumentati a fine anno a 29,9% da 29,5% del 3° trimestre, grazie all’effetto petrolio ed euro debole. Pensiamo che nel 1° trimestre 2015 i profitti vedranno un nuovo aumento (+1,3% t/t) portandosi a 31,2% t/t, per la contribuzione di tre fattori: l’aumento dal 4% al 6% del contributo della CICE, con un impatto positivo sui margini di profitto +0,6% (stime Ministero dell’Economia); in secondo luogo l’entrata in funzione da gennaio del Pacte de Responsabilité, che alleggerisce il livello dei contributi aziendali spostandoli sullo Stato, sosterrà i margini per un altro +0,4% (stime Ministero dell’Economia); infine, l’effetto prezzo del petrolio che aggiungerà un altro +0,3% t/t alla risalita dei margini (stime Ministero dell’Economia, INSEE). Il livello degli investimenti delle imprese si era leggermente contratto nel quarto trimestre (-0,2% t/t) dopo aver stagnato nel trimestre precedente. A inizio 2015 le indagini congiunturali mostrano dati contrastanti per il settore delle imprese non finanziarie: a gennaio i capi azienda prospettavano un aumento degli investimenti per la prima metà dell’anno; inoltre, quasi sicuramente le condizioni di finanziamento per i prossimi 8-12 mesi rimarranno favorevoli alla ripresa degli investimenti produttivi, con i tassi d’interesse reali in ulteriore calo. Nonostante questi elementi positivi, tra febbraio e marzo non sono giunti segnali concreti in questo senso, e il tasso di utilizzo della capacità produttiva rimane debole a 80,4% rispetto alla media di lungo termine di 84,6% e crediamo che limiterà il rimbalzo degli investimenti nella prima metà dell’anno. Nel settore delle costruzioni, gli investimenti continueranno a calare (-0,4% t/t da -1,0% t/t), anche se a un ritmo meno forte dello scorso anno (-3,9% a/a). Anche nella pubblica amministrazione il calo dovrebbe essere meno forte di quanto stimato a dicembre (-0,5% t/t rispetto a -0,8% t/t da 0,1% t/t). Pertanto, a metà 2015 si vedrà globalmente negli investimenti produttivi un calo dello -0,3% dopo essere cresciuti di 0,6% a/a nel 2014.


Tutto considerato, il contributo della domanda interna alla formazione del PIL sarà di 0,3 nel 1° trimestre e di 0,1 nel 2°.
Passando alla situazione del canale estero, sulla base dei dati raccolti dall’ufficio delle dogane francese, si stima che il commercio mondiale rivolto alla Francia dovrebbe ancora rallentare nel 1° semestre attorno a un ritmo medio di +1,0% t/t. La domanda mondiale indirizzata alla Francia dovrebbe lasciare le esportazioni circa sul ritmo di +0,8% t/t nel 1° trimestre, inferiore al livello pre-crisi (+1,6% t/t in media dal 2000 al 2007) e in rallentamento rispetto all’ultimo trimestre 2014 (+2,5% t/t) per effetto del calo delle commesse nel comparto aeronautico dopo il boom di fine anno; mentre nel 2° trimestre si dovrebbe assistere a un’accelerazione (+1,2% t/t) sostenuta dal più ampio deprezzamento del tasso di cambio reale effettivo e da una possibile accelerazione della domanda mondiale. Ci attendiamo un rallentamento complessivo dell’import nel 1° trimestre 2015 (+0,8% t/t. Stesso passo ci attendiamo nel 2° trimestre (+0,8% t/t). Ci attendiamo un contributo nullo nel 1° trimestre e di 0,1 nel 2° del saldo commerciale.

Infine, per quanto riguarda l’accumulo di scorte, prevediamo che in entrambi i primi due trimestri il contributo del magazzino sarà nullo, anche se nell’indagine congiunturale di marzo le aziende giudicano che il livello delle scorte sia inferiore al normale: rimane quindi possibile un loro contributo favorevole alla crescita, specialmente per il comparto automobilistico, anche se di certo a fare da contrappeso ci sarà l’impatto negativo del decumulo degli “altri prodotti industriali”, tipicamente prodotti farmaceutici, che avevano visto un forte aumento a fine 2014 (avevano contribuito in termini assoluti per +0,4 alla formazione dello stock).
In sintesi, riteniamo che l’economia francese rimarrà ancora debole per la prima parte dell’anno. Nel 2015 il PIL dovrebbe salire Nel 2015, perciò, la crescita del PIL francese (+0,9% a/a da +0,4% a/a) sarà inferiore alla media a + 0,9% a/a da +0,4% a/a. europea, sostenuta da un lato dal miglioramento della spese delle famiglie, fenomeno, questo, Per il 2016 atteso un +1,3% comune ad altri paesi dell’eurozona, mentre la specificità francese dovrebbe essere ancora la a/a carenza di investimenti produttivi da parte delle aziende.


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