Nel giro di pochi giorni, una raffica di colpi ravvicinati si è abbattuta sull’Euro, facendolo barcollare. Da 1,1466 del 15 maggio, a 1,0862 di ieri…..
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
A spingere l’Euro al ribasso è stata una combinazione micidiale di dati macro e dichiarazioni di banche centrali e governi che ha amplificato la pausa di consolidamento dell’Euro, fisiologica dopo il rally di 10 figure al rialzo, da 1,0456 di marzo a 1,1466 di maggio.
Negli USA, l’indice dei prezzi al consumo, esclusi cibo ed energia, ha avuto un incremento dello 0,3% in aprile 2015, il maggiore da gennaio 2013. Lo 0,3% sembra un numero piccolo di per sé, ma in un mondo “a leva”, che ormai da anni porta occhiali a lenti deflattive, un incremento anche minimo dell’inflazione ha fatto intravedere ai rialzisti sul Dollaro la possibilità di un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, prima del previsto.
Al seguente link il report sui dati dell’inflazione USA.
http://www.bls.gov/news.release/cpi.nr0.htm
Poche ore dopo i dati USA, venerdì 22 maggio, a Sintra, il Presidente Mario Draghi ha parlato di “Inflazione e Disoccupazione in Europa” in un Forum della BCE. Draghi ha ricalcato più volte l’importanza di attuare in tempi brevi “riforme strutturali”, sottolineando come il tema delle riforme appare nei tre quarti dei discorsi dei suoi predecessori dall’introduzione dell’Euro. Il termine “riforme strutturali” appare in circa un terzo dei discorsi della BCE, mentre, in paragone, appare solo nel 2% dei discorsi dei membri della banca centrale americana.
Lo scenario evocato da Draghi, solitamente ottimista, ha spaventato:
“Le riforme strutturali sono altrettanto rilevanti per il loro effetto sulla crescita. Secondo le stime, la crescita potenziale dell’area dell’euro si colloca oggi al di sotto dell’1% e dovrebbe mantenersi su livelli ben inferiori a quelli pre-crisi. Ne consegue che una parte significativa delle perdite economiche riconducibili alla crisi diverrebbe permanente, con una disoccupazione strutturale al di sopra del 10% e un’elevata disoccupazione giovanile.
Sarebbe inoltre più difficile abbattere il debito eccessivo tuttora presente in alcuni paesi.
Infine, una crescita potenziale contenuta può avere un impatto diretto sugli strumenti disponibili per la politica monetaria, poiché aumenta la probabilità che la banca centrale porti i tassi di interesse al limite inferiore e debba spesso ricorrere a misure non convenzionali per assolvere il proprio mandato”
Discorso del Presidente BCE Mario Draghi al seguente link: https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2015/html/sp150522.en.html
In serata di venerdì, dall’altra parte dell’Atlantico è arrivato poi un nuovo colpo all’Euro.
Janet Yellet, Governatore della Federal Reserve, dopo un lungo excursus dall’inizio delle crisi a oggi, ha detto che “a causa degli scarti temporali sostanziali negli effetti della politica monetaria sull’economia, dobbiamo fare politica monetaria in un’ottica prospettica.
Ritardare l’azione nel rialzare i tassi, fino al momento in cui occupazione e inflazione raggiungano i nostri obiettivi, rischierebbe di surriscaldare l’economia”.
Discorso del Governatore della Federal Reserve Janet Yellen al seguente link: http://www.federalreserve.gov/newsevents/speech/yellen20150522a.htm
Durante il week-end, altri due “imprevisti” hanno messo sotto pressione l’Euro. Un nuovo stallo nella questione Grecia, che ha dichiarato l’impossibilità di restituire 1,6 miliardi di Euro al Fondo Monetario Internazionale, la cui prima rata di circa 300 milioni scade il 5 giugno. E l’esito delle elezioni amministrative in Spagna, dove l’avanzata del movimento radicale Podemos è un’inquietante anticipazione delle elezioni politiche spagnole di novembre. Dulcis in fundo, ieri mattina, sono arrivate le dichiarazioni di Romano Prodi al Corriere della Sera su segnali di disgregazione in Europa.
http://www.corriere.it/politica/15_maggio_26/prodi-europa-rischi-c572bc04-036d-11e5-8669-0b66ef644b3b.shtml
I volumi sottili, dovuti alla chiusura di molti mercati da entrambe le sponde dell’Oceano alle festività USA del Memorial Day e della Pentecoste, han fatto il resto.
Operativamente e per concludere
L’Euro ha già scontato nei mesi scorsi gran parte della negatività che può arrivare da un eventuale default greco. La cosa più probabile è che un accordo in extremis salti fuori, cosa che non risolverà il problema della Grecia, ma allenterà la pressione sull’Euro.
Le difese della BCE faranno da cuscinetto in ogni caso.
Il rally dell’Euro delle scorse settimane ha certamente disorientato molti, che si aspettavano la parità contro Dollaro a breve. Costoro, probabilmente coglieranno l’opportunità di questo pull-back per vendere un po’ di dollari e ciò aiuterà l’Euro.
Lo sbilanciamento del mercato, tuttora a favore di Dollaro USA, può far scattare delle ricoperture (acquisti) di Euro, in caso l’Euro salga nuovamente sopra certi livelli.
I Titoli di Stato periferici, come i BPT, hanno scontato in anticipo parte della turbolenza, con ribassi delle quotazioni di oltre il 20% sulle scadenze più lunghe e, nel breve, dovrebbero essere una buona opportunità di acquisto nell’ottica di un rimbalzo.
Tecnicamente, il cambio Euro/Dollaro USA sta costruendo un’ampia figura con valenza rialzista, che verrà invalidata solo sotto 1,045-1,03.
Suggeriamo dunque di cogliere questo ribasso dell’Euro come un’opportunità di acquisto in vista di una nuova salita con attenzione ai supporti in area 1,08 e 1,05.
Prudenza invece sui mercati azionari che, sui massimi di tutti i tempi, finora sembrano aver completamente ignorato ogni rischio e quindi sono più vulnerabili in caso di scenario avverso.
Come un pugile che, troppo sicuro di sé, tiene la guardia bassa.
Fonte: BONDWorld.it
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