Il Punto: Continua lo stallo dei negoziati sulla Grecia

Ultimo appello prima del disastro: sabato pomeriggio. Il bilancio economico delle alternative direbbe che Tsipras non può che accettare il piano dei creditori, ma la situazione politica interna rende l’esito finale molto più incerto.


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– Continua lo stallo dei negoziati sulla Grecia, che ora è davvero a pochi passi dal baratro. I creditori e il Governo greco hanno presentato due documenti diversi dopo gli incontri ‘tecnici’, e la riunione dei Ministri delle finanze non ha risolto l’impasse. Dijsselbloem ha successivamente informato il Consiglio Europeo, preannunciando la “probabile” convocazione di un ennesimo Eurogruppo straordinario sabato pomeriggio per chiudere un accordo sulla base del documento dei creditori o discutere di piani alternativi. Dijsselbloem non ha parlato formalmente di ultimatum alla Grecia, ma il comunicato ufficiale dell’Eurogruppo invita la Grecia ad accettare la piattaforma proposta dai creditori, pur promettendo di esaminare nel frattempo anche il documento greco. Non si terrà alcuna riunione dei capi di Governo se non sarà prima raggiunto un accordo a livello di Ministri delle finanze.

– Da notare che FMI e Commissione Europea si presentano ora con un fronte comune. Il FMI ha avvisato che la direttrice generale Lagarde informerebbe subito il board in caso di mancato pagamento da parte della Grecia, senza sfruttare i margini di tempo concessi dal regolamento.

– Se l’accordo non sarà raggiunto entro domenica, anche la BCE dovrà cambiare linea sull’ELA: ciò potrebbe avvenire già lunedì, oppure mercoledì dopo la formalizzazione del mancato pagamento al FMI. Inoltre, è probabile che riprenderebbero a ritmo accelerato i prelievi di contante dai depositi, fermatisi questa settimana grazie all’apparente miglioramento delle prospettive di accordo. A questo punto il Governo greco potrebbe essere costretto a giocare d’anticipo introducendo prima della riapertura controlli ai movimenti di capitale e limiti al prelievo di contante, o addirittura chiudendo le banche.

– Tale scenario sarebbe un disastro, con la stagione turistica ormai all’avvio, e farebbe pensare che Tsipras non abbia molte alternative ad accettare il piano proposto dai creditori. Per quanto imponga una severa correzione di bilancio, questa potrebbe essere in parte compensata dal superamento della crisi di liquidità e dal ripristino di un normale flusso di pagamenti dal settore pubblico a quello privato. L’economia sta già risentendo pesantemente del clima di incertezza, della crisi di liquidità e del congelamento dei pagamenti della Pubblica Amministrazione. Il bilancio pubblico è al collasso, con segnali di crescente riluttanza delle imprese a versare i tributi. I dati di cassa del settore statale per il mese di maggio, ad esempio, mostrano un nuovo peggioramento delle entrate: le imposte dirette sono ben 1,2 mld sotto target (-17,5%), mentre l’IVA è sotto di 369 milioni (-6,4%). Se il saldo primario è meglio di quanto programmato, è soprattutto perché si stanno incassando più trasferimenti dalla UE (+527 milioni), non si investe (+586 milioni) e si comprimono i pagamenti ai fornitori (-1,67 mld di spesa ordinaria primaria). Niente male per un Governo il cui leader proclamava a gennaio di voler lanciare una “lotta contro l’evasione fiscale e il contrabbando, […] qualcosa che richiede determinazione e volontà politica di scontrarsi con gli interessi oligarchici”.

– Nonostante i termini della questione appaiano chiari, la situazione politica che il Primo Ministro si trova a fronteggiare in Grecia è tale da non escludere un rifiuto: un accordo secondo i termini prospettati potrebbe non passare senza l’appoggio delle opposizioni, in quanto ampi settori del maggiore partito di Governo sono favorevoli alla rottura dei negoziati, e tale scenario potrebbe portare a una crisi politica. Ieri, il leader di ND, Antonis Samaras, ha prospettato la formazione di un governo di salute pubblica sostenuto da ND, dai partiti di centro-sinistra e dai settori più responsabili di SYRIZA; tuttavia, tale opzione potrebbe scaturire soltanto da una scissione di SYRIZA, che potrebbe piuttosto decidere di consultare gli elettori, e magari di accelerare quella distruzione dell’economia capitalistica in Grecia che ha già avviato con buoni risultati.


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