Anche il FMI ora ammette che la sostenibilità del debito greco dopo il 2023 richiederà un alleggerimento delle condizioni di rimborso. Da una parte, ciò rafforza la posizione negoziale di Atene..…
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Dall’altra, però, potrebbe rendere un nuovo bail-out poco attraente per alcuni governi dell’Eurozona, e rendere un accordo dopo il referendum più arduo da conseguire.
_ Il FMI ha pubblicato ieri una versione preliminare della Debt Sustainability Analysis sulla Grecia1. Il documento sostiene che alla fine dell’estate 2014, “con l’ulteriore calo dei tassi di interesse, emergeva che non sarebbe stato necessario alcun ulteriore alleggerimento del debito nel quadro del novembre 2012”. Tuttavia, in seguito il quadro è mutato a causa di un allentamento della disciplina fiscale (netto calo dell’avanzo primario, rallentamento delle privatizzazioni) e del congelamento del processo di riforme; ne è seguito un sostanzioso aumento del fabbisogno finanziario sull’orizzonte 2015-18: 13 miliardi per il minor avanzo primario, 9 miliardi per le mancate privatizzazioni, 7 miliardi per gli arretrati, 6,5 miliardi per ripristinare un buffer adeguato di liquidità. Come risultato, il FMI stima in 51,9 miliardi il fabbisogno finanziario da coprire fra l’ottobre 2015 e il dicembre 2018 e ritiene che comunque il debito rimarrebbe troppo alto e vulnerabile a shock anche se valutato in termini di fabbisogno finanziario lordo. Perciò, “data la fragile dinamica del debito, ulteriori concessioni sono necessarie per ripristinare la sostenibilità”, come un’estensione del periodo di grazia e del periodo di ammortamento. Se gli obiettivi di avanzo primario non fossero conseguibili, la sostenibilità richiederebbe anche una riduzione del valore nominale del debito.
_ Apparentemente, le considerazioni del FMI vendicano la tesi della Grecia che sia necessario un nuovo radicale intervento sul piano di rimborso del debito per garantirne la sostenibilità.
Tuttavia, confermano anche che il problema riguarda il periodo successivo al 2023, e che l’enfasi dedicata al tema dal governo greco è del tutto disallineata rispetto alla vera scala della priorità.
_ Peraltro, il tracollo dell’economia greca renderà anche queste stime troppo ottimistiche. Non sappiamo ancora di quanto si contrarrà il PIL della Grecia nel 3° trimestre, ma il fatto che la crisi sia esplosa all’inizio della stagione turistica potrebbe avere effetti pesanti. Un calo del 10% a/a del valore aggiunto nel settore del commercio come quello del 2010 varrebbe 1,3 miliardi, pari al 3% del valore aggiunto su base trimestrale. In realtà la situazione si profila molto più grave rispetto al 2010 a causa della paralisi che oggi caratterizza il sistema dei pagamenti e il sistema finanziario, sebbene non si siano ancora verificati i problemi nel sistema dei trasporti che avevano caratterizzato il biennio 2010-11. Ovviamente, l’impatto sul PIL sarà in parte compensato dal crollo delle importazioni che si sta già osservando.
_ I dubbi sulla sostenibilità del debito sollevano un’altra questione delicata riguardo ai pro e ai contro di fornire nuovi aiuti alla Grecia nei prossimi anni (decenni), dopo i circa 90 miliardi che, al netto di quanto è andato al servizio del debito, sono stati trasferiti dall’inizio della crisi ad oggi. I partecipanti all’Eurogruppo rispondono agli elettori – non quelli greci, ma quelli del Paese che rappresentano e di cui difendono gli interessi – nell’ambito di specifici processi democratici di rappresentanza. È perciò ovvio che il principio di solidarietà confligga con l’opportunità politica di scaricare sui contribuenti del proprio Paese l’onere del risanamento della Grecia. Se non vi è una minaccia concreta alla stabilità dell’Eurozona o se altre considerazioni di natura geopolitica non prendono il sopravvento, il bilancio costi-benefici di un nuovo bail-out della Grecia rischia di apparire poco attraente per alcuni Stati membri, considerando le nuove esigenze finanziarie e la probabilità di un’ulteriore e marcato alleggerimento del debito. Poiché un nuovo prestito ESM dovrà essere approvato all’unanimità dal Board of Governors dell’ESM, e poiché l’evidenza di contagio dalla Grecia appare molto debole al momento, non bisogna dare per scontato che tutti cooperino sinceramente per mantenere la Grecia nell’Eurozona, dopo il referendum di domenica.
1 IMF, Greece – preliminary draft debt sustainability analysis, IMF Country Report No. 15/165 (June 26, 2015) http://www.imf.org/external/pubs/ft/scr/2015/cr15165.pdf
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