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Il Punto: Stati Uniti: Il mercato non ci crede ancora, ma la svolta Fed resta vicina.

Europa: la BCE può prendere tempo, la ripresa continua e un mese di inflazione in territorio negativo non sposterà il consenso all’interno del Consiglio: quel che conta è la dinamica dei prezzi core, per ora stabile..


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La Fed sta telegrafando che tutte le riunioni sono “vive” per la svolta. Una serie di discorsi nell’ultima settimana sottolinea che la decisione di settembre è stata sofferta, in bilico fra rialzo e stabilità dei tassi. Nei discorsi di questi giorni si afferma che basta poco per spostare l’ago della bilancia verso un rialzo. Una chiave di lettura cruciale per la previsione della tempistica della svolta viene dalla lezione di Yellen su inflazione e politica monetaria. Yellen ha fatto una requisitoria dettagliata e approfondita a favore di un rialzo dei tassi in tempi brevi, pur in presenza di un’inflazione sotto l’obiettivo, giustificato dal continuo miglioramento del mercato del lavoro e dalla riduzione delle risorse inutilizzate, a fronte di una stabilizzazione dei rischi internazionali. Il Presidente della Fed ha fatto in pubblico il discorso che probabilmente farà alla riunione del FOMC di ottobre, e il mercato non può ignorarlo. I suoi colleghi si sono associati, mostrando un ampio consenso per un rialzo entro fine anno, e segnalando chiaramente che ottobre è possibile. Sia Yellen, sia gran parte dei partecipanti alle riunioni hanno ribadito che un ulteriore miglioramento del mercato del lavoro può essere condizione necessaria ma anche sufficiente per la svolta. La questione dei rischi globali rimane, ma come ha affermato Williams, l’importante è vedere che non c’è peggioramento e che sono circoscritti. I dati del mercato del lavoro di settembre, anche se più deboli delle attese, a nostro avviso non cambiano il quadro generale e lasciano aperta la porta per un rialzo entro fine anno (anche se ottobre è diventato meno probabile). Il quadro sarà completato da altri dati (e discorsi) prima del 28/10.

L’employment report di settembre riporta ulteriore miglioramento del mercato del lavoro, anche se meno sostenuto rispetto alle attese. Gli occupati non agricoli aumentano di 142 mila, i dati dei 2 mesi precedenti sono rivisti di -59 mila. La variazione media negli ultimi 3 mesi è 167 mila, modestamente al di sotto della media da inizio anno (+198 mila). La crescita occupazionale è diffusa nei servizi privati (+131 mila), modesta nelle costruzioni (+8 mila) e ancora in calo nel manifatturiero (-9 mila). Il settore pubblico crea 24 mila posti, concentrati a livello statale e locale. L’occupazione rilevata con l’indagine presso le famiglie, tipicamente volatile, registra un calo di -236 mila. La partecipazione cala a 62,4%. Il tasso di disoccupazione è stabile a 5,1%, sui minimi da aprile 2008. I salari orari sono invariati ma il dato di agosto è rivisto a +0,4% m/m. Questo è il 6° anno di ripresa e l’occupazione non può crescere di 200 mila al mese all’infinito. I dati di settembre non sono brillanti ma non modificano il sentiero di crescita, a nostro avviso.

Non è il caso di leggere troppo nel ritorno dell’inflazione area euro in territorio negativo (-0,1% a/a). Dovrebbe trattarsi di un fenomeno temporaneo, spiegato interamente dal forte calo dell’energia mentre la dinamica sottostante dei prezzi core è rimasta invariata a 0,9%, in lineacon le attese. Da ottobre, l’inflazione dovrebbe tornare in territorio positivo su spinta di un effetto statistico favorevole dalla componente energia. Non pensiamo che un solo mese di inflazione in territorio negativo possa spostare il consenso all’interno del Consiglio BCE, anche perché Draghi lo aveva indicato come probabile. La BCE ha chiarito che non reagirà alla volatilità di breve dei dati di inflazione. Il focus del Consiglio si è spostato sulla dinamica sottostante dei prezzi al consumo e sulla risposta al minor eccesso di offerta nell’economia, dal momento che da inizio 2016 il contributo dall’energia dovrebbe essere circa nullo. Quel che conta sono i segnali positivi sulla ripresa. L’indice di fiducia economica della Commissione UE (sui massimi degli ultimi 4 anni) e le indagini nazionali di settembre indicano che, nonostante i timori per la Cina ed un possibile rallentamento degli ordinativi esteri, la ripresa avanza ed è più diffusa anche in Italia e Francia. Il livello elevato del morale e degli ordini evidenziato dalle indagini per servizi e commercio al dettaglio suggeriscono che in questa fase è la domanda interna a spingere. I rischi per lo scenario sono ancora verso il basso ed il margine di incertezza rimane assai elevato. La BCE rimarrà, quindi, in modalità ultra accomodante. Pensiamo che l’annuncio di un’estensione temporale dell’EAPP, entro dicembre, sia ancora molto probabile. Tuttavia, i dati e la vicina svolta della Fed consentono, per ora, al Consiglio BCE di prendere tempo.


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