La situazione geopolitica è una polveriera. Le aziende accusano i colpi del rallentamento economico. E i mercati salgono. Il sollievo questa volta è arrivato dal rimbalzo delle materie prime e, come sempre, dalle banche centrali. Spaventate dal contesto agghiacciante, la Bank of Japan e la Bank of England, entrambe con 8 voti a 1, hanno lasciato i tassi invariati…..
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
La banca centrale giapponese (BOJ) continuerà il quantitative easing comprando bond governativi al ritmo di 80 trilioni di yen all’anno ed ETF sul settore immobiliare.
La banca centrale inglese (BOE) si è limitata a lasciare i tassi invariati al minimo storico dello 0,50%, mantenendo la quantità di asset comprati durante il programma di quantitative easing, 375 miliardi di sterline di controvalore.
La banca centrale USA, si legge nei verbali della riunione del 17 settembre, ha deciso che prima di alzare i tassi d’interesse “è prudente aspettare ulteriori informazioni che confermino che l’outlook economico non si è deteriorato e che rinforzino la fiducia dei membri che l’inflazione salirà gradualmente verso il 2% nel medio termine”. Anche nel caso della Fed, solo un membro, Jeffrey M. Lacker, si è opposto alla decisione.
Da Lima, dove si trovava venerdì per il meeting annuale del FMI, il Presidente BCE Mario Draghi ha parlato della possibilità di espandere il programma di Quantitative Easing: “gli sviluppi relativi alla crescita più lenta dell’economia nei mercati emergenti pongono nuovi rischi per l’outlook dell’area euro”.
Il rimbalzo dei prezzi del petrolio, salito dai 44 dollari al barile di settimana scorsa ai 50 attuali, insieme a quello dei metalli e altre commodities, ha innescato le ricoperture sui titoli del settore energetico/materie prime che nelle scorse settimane erano stati massacrati dalle vendite. Glencore, il gigante che aveva fatto tremare i mercati come una potenziale Lehman nel settore delle commodities, ha più che raddoppiato di valore dal 28 settembre a oggi, risalendo dal minimo di 66 sterline per azione a 135 di oggi.
Scenario simile per altre società nel settore minerario. Nel caso di Glencore, il rimbalzo è stato più vistoso, dopo che la società ha varato una serie di misure da 10 miliardi di dollari per alleggerire il peso del debito da 30 miliardi, difficilmente sostenibile.
È il forte indebitamento di questo tipo di società a spaventare il mercato. Le altalene di prezzo sono state notevoli anche sulle obbligazioni corporate delle aziende interessate.
La BOE ha nel frattempo chiesto alle istituzioni finanziarie britanniche di rivelare la loro esposizione sul settore degli operatori in commodities e sulle materie prime.
Il probabile rinvio del rialzo dei tassi d’interesse negli USA e il rimbalzo di prezzi di petrolio e materie prime giova anche alle valute emergenti, con rialzi tra il 5 e il 7% nell’ultima settimana per il Real Brasiliano, la Lira Turca, il Rand Sudafricano, il Dollaro Australiano.
Meno allegra la situazione per la Germania che conta per oltre il 50% dell’export europeo e sta iniziando a patire il calo della domanda dai mercati emergenti. In agosto, la produzione industriale in Germania è scesa dell’1,2% rispetto al mese precedente, contrazione che si somma a quella degli ordini sul settore manifatturiero, calato dell’1,8% in agosto, rispetto a luglio 2015.
Come se non bastasse, dopo l’exploit Volkswagen, questa settimana è arrivato il macigno delle perdite monstre di 6,2 miliardi di euro che Deutsche Bank ha annunciato per il terzo trimestre 2015. Gli azionisti del colosso bancario tedesco, per la prima volta dal 1957, potrebbero non vedere dividendi quest’anno. Ancora peggio per i dipendenti della banca, che potrebbero rimanere a casa in 15.000.
Ripresa economica?
Se si guarda al panorama geopolitico vengono i brividi. La Siria è incandescente. Alle lacerazioni della guerra civile, nata nel contesto della primavera araba nel 2011, fra forze governative e quelle dell’opposizione, si somma la guerra all’Isis, che vede coinvolti i Curdi e la Turchia, di conseguenza anche la Nato. L’intervento di Russia a braccetto con l’Iran, a favore del regime di Assad. I bombardamenti USA, iniziati in agosto, e delle forze francesi sull’Isis.
La famiglia di Assad, di religione alawita (un ramo dello sciismo), è una minoranza che si oppone al crescente fondamentalismo sunnita che caratterizza parte dell’opposizione al regime e, sul fronte estero, l’Isis. La Russia è alleata di Damasco dai tempi della guerra fredda e ha crescente interesse nella regione siriana, posizione strategica. L’Italia sta valutando se intervenire. Infine, il tema dei migranti che, giustamente fuggono da quell’inferno.
In Iran l’Ayatollah Ali Khamenei, contraddicendo le decisioni moderate del Presidente iraniano Hassan Rouhani, mette al bando le negoziazioni con gli USA. In Israele aumenta la tensione per gli attentati e si moltiplicano gli episodi di violenza lungo la Striscia di Gaza.
In Turchia, dopo l’attentato alla marcia pacifista di Ankara, nuovi scontri tra la polizia governativa e i manifestanti contro il governo islamico conservatore del Presidente Recep Tayyip Erdogan.
In Estremo Oriente, gli USA sono pronti a far navigare navi da guerra vicino alle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale. Segnale a Pechino che Washington non vuole riconoscere le rivendicazioni territoriali cinesi in quell’area, così riporta il Financial Times.
L’azione USA arriva in risposta allo sfoggio di muscoli della potenza militare cinese. Il mese scorso, contestualmente alla celebrazione dei 70 anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale, 5 vascelli militari cinesi si avvicinavano alle coste dell’Alaska, proprio mentre il Presidente Obama era in visita nella regione.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE
I mercati sono ormai in mano ai trading system algoritmici, mentre non esiste una formula per quantificare il rischio geopolitico. D’altro canto, non c’è mai stato un periodo che fosse privo di rischi geopolitici. Qualche guerra in giro per il mondo o qualche tensione c’è sempre stata. Per questo, gli investitori tendono a trascurare la variabile geopolitica, fintanto che si verifica un evento di portata davvero straordinaria.
In un contesto di ampia liquidità, ma forte incertezza geopolitica, è lecito attendersi, in caso di imprevisti, violenti saliscendi sugli indici di Borsa, su Titoli obbligazionari o sulle valute, come è accaduto a Glencore. Glencore è passata da 100 a 66 nel giro di tre giorni, per poi rishelenaalire a 135 nel giro di una settimana. Per guadagnare da movimenti simili, è necessaria precisione chirurgica, oltre che nervi d’acciaio. In alternativa, ci vuole grande tolleranza per la volatilità e orizzonti temporali più ampi. Il tutto, ovviamente, dopo aver studiato con cura i fondamentali dell’investimento e con un pizzico di fortuna.
Hao Hong, lo stesso analista che aveva previsto la salita e il crollo della Borsa cinese, suggerisce di sfruttare il rimbalzo in corso per vendere. Hao Hong dice che l’indice Shanghai Composite deve scendere di un altro 18%, a 2500 punti, per essere comprato.
Condividiamo la view di Hao Hong, considerando il rimbalzo in corso sugli indici come movimento tecnico di breve periodo, più che l’inizio di un nuovo ciclo rialzista.
Abbiamo approfittato del recente rialzo dei Btp per alleggerire ulteriormente le posizioni e vediamo buone opportunità su Sovranazionali in valute emergenti, sui minimi dell’ultimo decennio (a piccole dosi).

Sul cambio Euro/Dollaro USA, siamo venditori di in area 1,14-15, compratori in area 1,1080-1,08, in attesa di un forte movimento direzionale.
Fonte: BONDWorld.it
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