Image

MC: Il regalo di Natale: La Fed rialza i tassi d’interesse, promettendo gradualità

La Federal Reserve alza i tassi d’interesse allo 0,50%, ritoccando all’insù il costo del denaro dello 0,25%, per la prima volta dal giugno 2006. Allora i tassi sui Fed Funds erano stati…..


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.

{loadposition notizie}


Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  –  MC Capital Ltd


rialzati dal 5% al 5,25%, livello mantenuto fino al luglio 2007, prima di iniziare una lunga serie di ribassi, fino al minimo storico dello 0-0,25% introdotto nel dicembre 2008  per fronteggiare la crisi Lehman e mutui subprime. Dal 2008 a ieri i tassi sono rimasti tra lo zero e lo 0,25%.

Storicamente, le banche centrali rialzano il costo del denaro per impedire il surriscaldamento dell’economia in momenti di forte espansione economica e prevenire la  ormazione di bolle speculative. Come si fa, tirando il morso, con un cavallo imbizzarrito. Così era avvenuto tra il 2003 e il 2006, mentre l’economia USA galoppava, recuperando fiducia e vigore dopo lo scoppio della bolla internet del 2000 e l’attacco alle Torri Gemelle del 2001. I tassi risalirono dal minimo dell’1% nel 2003, fino al 5,25% del 2006.

Il rialzo dei tassi attuato ieri dalla Federal Reserve ha un sapore un po’ diverso. Più che il freno a un cavallo imbizzarrito, ricorda il primo pasto normale, dopo 7 anni, di un  malato in nutrizione assistita. Dopo 7 anni di denaro a costo zero, l’economia USA si è ripresa, ma è ancora fragile. Non a caso, Janet Yellen ha rassicurato i mercati con  l’intenzione di essere molto graduale nel procedere con i prossimi rialzi. Proprio per lasciare il tempo ai mercati di digerire questo primo importante passo.

Il crollo dei prezzi delle materie prime e del petrolio, di cui la stessa Janet Yellen si è detta sorpresa, mal si concilia con un rialzo dei tassi d’interesse perché allontana l’obiettivo del 2% che la Fed si è prefissata sull’inflazione. Ma su questo punto, Janet Yellen ha stemperato la gravità della situazione, attribuendole un carattere di “temporaneità”.

Poche ore prima dell’annuncio della decisione della Fed, sono usciti i dati sulla produzione industriale USA, in calo nel mese di novembre e inferiore alle attese, e i dati  sull’attività manifatturiera USA, che sta crescendo al ritmo più lento dal 2012, con la crescita di nuovi ordini più debole dal 2009.

Flash Manifacturing PMI a 51.3

Produzione industriale USA in calo dello 0,6% in novembre, dopo il calo dello 0,4% in ottobre.

Durante la conferenza stampa della Fed sono emerse poi domande sul settore delle obbligazioni High Yield (ad alto rischio/rendimento) dopo che nei giorni scorsi due importanti fondi USA, Third Avenue’s Focused Credit Fund e Stone Lion Capital, interamente impaludati negli insidiosi territori dei bond High Yield, stanno faticando a  restituire il denaro agli investitori. Anche su questo punto, Janet Yellen ha cercato di tranquillizzare gli animi, dicendo che oggi il sistema è molto più solido che nel momento della crisi del 2008.

Il calo dei prezzi dell’energia, se da un lato giova alla crescita economica con energia a basso costo, d’altro canto penalizza gravemente le aziende del settore, che hanno  gli stessi costi di produzione, ma margini di guadagno più che dimezzati rispetto a un anno fa. Stessa cosa sta accadendo in scala macroscopica ai Paesi produttori di  materie prime, come Sudafrica, Russia, Brasile, Canada, Australia, Norvegia, le cui valute si sono indebolite. Risultato: i bond in questi settori rendono molto più di prima, riflettendo realisticamente i maggiori rischi. Il lungo periodo di bassi tassi d’interesse invoglia a indebitarsi ma nello stesso tempo tiene i consumatori sulla difensiva. Il denaro che non rende preoccupa per il futuro, con l’incertezza delle rendite delle compagnie assicurative e gli scarni rendimenti sui Titoli di Stato.

Se tradizionalmente i mercati azionari e obbligazionari temono i rialzi dei tassi d’interesse, in questa circostanza l’azione della banca centrale USA è stata accolta con euforia, come un regalo di Natale, dando al contempo una sensazione di fiducia nella continuazione della ripresa e la tranquillità che i prossimi rialzi verranno fatti con molta calma. Nel giro di tre giorni, l’indice S&P500 ha recuperato oltre il 4%, riportandosi in area 2073, mentre il Dax tedesco quasi il 7%, in area 10800, festeggiando il nuovo indebolimento dell’Euro sceso da 1,1040 a 1,0794.

Molto più contenuta la reazione sui Titoli di Stato USA, con il due anni all’1% e il decennale al 2,30% e sui Titoli Germania con il due anni al -0,33% e il decennale allo 0,63%. In Italia, il Titoli di Stato a due anni rendono lo 0,14% e il decennale l’1,64%.

Operativamente e per concludere
Dopo questo primo rialzo allo 0,5%, i tassi d’interesse USA sono ancora a un decimo rispetto al 2006, quando erano al 5%. In Europa, la BCE continuerà gli stimoli  monetari fino almeno a marzo 2017. Il bicchiere mezzo pieno è che la liquidità continuerà a sostenere i mercati. Il bicchiere mezzo vuoto è che se le banche centrali continuano a  essere così prudenti e generose significa che l’economia è ancora molto fragile.

L’improvviso rialzo dei rendimenti sul settore energetico, materie prime e high-yield condizionerà il resto del mercato. “Perché restare su un Titolo di Stato italiano a tre anni allo 0,19%, quando bond di pari rating in altri settori rendono il 14%?”. “O perché pagare lo 0,33% all’anno per finanziare lo Stato tedesco?”. La sensazione di sicurezza del paracadute della BCE, sui Titoli europei, si sta pagando a caro prezzo, forse troppo. Il rendimento su tali strumenti, sui minimi storici, non ripaga adeguatamente il rischio, rappresentato da debiti crescenti ed economia ancora fragile.

In questo contesto, manteniamo una strategia di trading al rialzo e al ribasso sui Titoli di Stato Europei, con preferenza per le scadenze lunghe, più volatili.

Rimanendo in territorio investment grade, iniziamo gradualmente ad acquistare bond nel settore energia, materie prime, valute emergenti, dove i rischi sono remunerati con rendimenti molto attraenti.

Sul cambio Euro/Dollaro USA, sarà fondamentale la tenuta di area 1,05 per il mantenimento dell’outlook di recupero dell’Euro, che sarebbe confermato sopra 1,1050-1,11. Come si è visto in questi giorni, sui mercati azionari la volatilità sarà sovrana anche nel 2016.

I nostri migliori auguri di buon Natale e felice 2016!

18122015 

Fonte: BONDWorld.it

Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.