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Il Punto: Il FOMC prende tempo

Il FOMC prende tempo, per valutare “le implicazioni degli sviluppi economici e finanziari globali”…..


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La riunione del FOMC si è conclusa, come atteso, con tassi fermi. Il punto centrale del comunicato non è tanto quello che viene detto, ma quello che non viene detto. Il FOMC, infatti, non dà una valutazione dei rischi per lo scenario, evitando di chiarire le aspettative per il sentiero dei rialzi: da marzo in poi tutto è possibile. Dal comunicato emerge che la ripresa USA può proseguire, ma ci sono potenziali implicazioni negative dagli sviluppi “economici e finanziari globali”. Il Comitato ha voluto lasciarsi aperte tutte le porte.

La valutazione congiunturale resta positiva, pur senza dare un giudizio diretto sulla crescita. Il testo afferma che il mercato del lavoro è ancora migliorato “anche se la crescita ha rallentato a fine anno”, e che consumi e investimenti sono cresciuti a “ritmi moderati” e il settore immobiliare continua a espandersi, mentre esportazioni nette e scorte restano un freno. Il Comitato non evidenzia esplicitamente timori per la ripresa domestica, ancora sostenuta da buoni fondamentali. Sul fronte dell’inflazione, il giudizio è molto simile a quello di dicembre: la dinamica dei prezzi resta sotto il 2%, “riflettendo in parte le correzioni dei prezzi energetici e delle importazioni non energetiche”. Si notano ulteriori correzioni delle aspettative di inflazione di mercato, a fronte di aspettative di lungo termine delle indagini “poco variate” nei mesi recenti.

Anche il giudizio sullo scenario è poco variato. Il Comitato si aspetta che “l’attività economica si espanda a un ritmo moderato (a dicembre si affermava: “continui ad espandersi”) e che gli indicatori del mercato del lavoro continuino a rafforzarsi”. Il FOMC prevede che “l’inflazione rimanga bassa nel breve termine, in parte per via degli ulteriori cali dei prezzi energetici, ma che torni verso il 2% nel medio termine”. Il punto importante è l’assenza della valutazione dei rischi. Fino a settembre 2015, i rischi erano “quasi bilanciati”, a dicembre, in occasione dalla svolta dei tassi, i rischi erano “bilanciati”. A gennaio, il Comitato afferma che “sta seguendo da vicino gli sviluppi economici e finanziari globali e sta valutando le loro implicazioni per il mercato del lavoro e l’inflazione e per il bilancio dei rischi”. In sostanza, il FOMC prende tempo per vedere se le turbolenze dei mercati, il calo del prezzo del petrolio, il rallentamento dei paesi emergenti, l’apprezzamento del dollaro avranno effetti tali da indurre cambiamenti delle proiezioni rispetto a quelle di dicembre.

L’indirizzo di politica monetaria è invariato rispetto a gennaio, con l’indicazione che i tempi e l’entità dei futuri aggiustamenti dei tassi saranno guidati dalle “condizioni realizzate e attese relative agli obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi”. Il Comitato si aspettaancora che “le condizioni si evolvano in un modo che richiederà solo aumenti graduali del tasso dei fed funds”, ma ribadisce che “seguirà attentamente il progresso effettivo e atteso verso l’obiettivo di inflazione”.

In conclusione, la Fed segnala che per ora l’economia americana può proseguire sul sentiero di ripresa moderata, ma evidenzia implicitamente la possibilità che l’evoluzione delle variabili internazionali (economiche e finanziarie) influenzi i rischi per lo scenario domestico, e quindi possa rallentare il sentiero di crescita e inflazione da un lato, e dei tassi dall’altro. L’assenza di un giudizio sui rischi è probabilmente il risultato non solo di elevata incertezza, ma anche di ampia dispersione di opinioni all’interno del Comitato. I verbali in pubblicazione fra 3 settimane, l’audizione di Yellen in Congresso il 10 febbraio e i discorsi in agenda nelle prossime settimane daranno un quadro un po’ più preciso su incertezza e consenso.

A nostro avviso, l’esito della riunione è compatibile con il proseguimento dei rialzi, se non già a marzo, nei mesi successivi. La nostra previsione è che ci possa essere un rialzo ad aprile se il prezzo del petrolio si stabilizzerà e se il settore dei servizi continuerà a compensare la debolezza di estrattivo e manifatturiero.


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