Le indagini di fiducia IFO e PMI di febbraio hanno segnalato che la crescita dell’area euro sta perdendo slancio: a rallentare non è più solo il manifatturiero, ma anche i servizi. Al meglio il PIL crescerà come nel 2015 e i rischi sono verso il basso. Sorprese positive sul fronte USA, in attesa dell’employment report di febbraio….
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– Continuano ad arrivare indicazioni che lo scenario BCE di dicembre, con una crescita del PIL AE a 1,7% nel 2016-17, è ormai datato. Già i dati sul PIL per i mesi finali del 2015 hanno deluso, segnando una crescita dell’economia area euro di solo 0,3% t/t, con un trascinamento negativo di un decimo sulla stima 2016. Questa settimana, le indagini congiunturali hanno confermato il peggioramento di fiducia già emerso a gennaio. Il PMI composito è calato più delle attese a 52,7 da 53,6, un punto al di sotto della media dei sei mesi precedenti e ai minimi da oltre un anno. L’indice di fiducia economica della Commissione UE rimane su livelli più elevati (103,8), ma è comunque sceso anche a febbraio. Il peggioramento di clima per le condizioni di domanda e produzione corrente interessa per lo più il manifatturiero tedesco, dove il PMI è calato di 2,1 punti a 50,2, a ridosso del livello che demarca il confine tra espansione e contrazione. L’industria francese rimane ferma intorno a 50, e non riesce a emergere dalla semi-stagnazione dell’ultimo anno. Anche in Italia il clima è peggiorato nel manifatturiero, ma rimane su livelli ancora coerenti con una modesta espansione. Le indagini confermano che, per il momento, l’attività nei servizi e nel commercio al dettaglio, settori più legati alla dinamica della domanda interna, sta ancora tenendo, ma almeno in Germania il picco sembra essere alle spalle. Le indagini di febbraio, in particolare i PMI, hanno inoltre segnalato un calo delle intenzioni ad assumere, a 51,8 da 52,4. Le indagini, quindi, segnalano che la ripresa sta perdendo impulso anche rispetto a fine 2015 e prospettano una crescita del PIL dell’Eurozona di 0,3% t/t anche a inizio 2016. E’ pur vero che al momento non si hanno dati su produzione, vendite al dettaglio e commercio estero. La dinamica più debole del previsto tra fine 2015 e inizio 2016, sottrae ceteris paribus due decimi alla crescita media 2016, che scende nelle nostre stime all’1,5%. Per crescere allo stesso ritmo del 2015, il PIL dovrebbe riaccelerare in area 0,55% t/t nei mesi centrali dell’anno. Non è escluso che questo possa ancora verificarsi, dato lo stimolo della politica monetaria e il calo del prezzo del greggio, ma i rischi sono verso il basso, vista l’incertezza sul contesto internazionale. Insieme a indicazioni poco rassicuranti sul ciclo, questa settimana la stima preliminare potrebbe mostrare un calo dell’inflazione Eurozona in territorio marginalmente negativo a febbraio (dati in pubblicazione lunedì) dopo i deboli dati dai Laender. I future suggeriscono un rialzo molto graduale del prezzo del petrolio nei prossimi 24 mesi, pertanto la dinamica inflazionistica dipende sempre più dalla risalita dell’inflazione core che, in assenza di un recupero della crescita del PIL, appare poco probabile. La lotta contro il regime di bassa inflazione da parte della BCE durerà ancora a lungo.
– Negli Stati Uniti, i dati recenti hanno registrato una serie di sorprese positive, confermando la previsione di riaccelerazione della crescita a inizio 2016, dopo la quasi-stagnazione di fine 2015. La stima GDP Now dell’Atlanta Fed vede ora la crescita del 1° trimestre a 2,5% t/t ann.;
il Chicago Fed National Activity Index a gennaio è tornato in territorio positivo (+0,28) per la prima volta dopo 5 mesi consecutivi sotto zero. Dal lato dell’attività, il rialzo degli ordini di beni capitali di gennaio e le revisioni dei dati di dicembre segnalano una probabile ripresa degli investimenti fissi delle imprese nel 1° trimestre. Sul fronte dei prezzi, il CPI di gennaio ha sorpreso verso l’alto, con una variazione dell’indice core di 0,3% m/m (2,2% a/a), che conferma la presenza di un trend verso l’alto per i servizi, nonostante le pressioni verso il basso esercitate da energia e dollaro. La prossima settimana, l’employment report dovrebbe confermare una crescita solida di occupati e un tasso di disoccupazione in linea con il tasso di equilibrio. Pur in presenza di un quadro domestico positivo, i commenti della Fed restano improntati a estrema cautela, confermando implicitamente le aspettative del mercato di una pausa dei tassi alla riunione del 16 marzo.
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