Area euro – Crescita debole e inflazione negativa fino alla primavera

Le informazioni sullo scenario congiunturale raccolte per l’area euro nelle ultime settimane sono mediamente miste per quanto concerne la crescita (le indagini di fiducia delle imprese non hanno ancora incorporato in pieno gli effetti degli shock su cambio e petrolio, qualche segnale positivo si è avuto solo dal lato dei consumi) e accentuano i rischi al ribasso sull’inflazione….


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.

{loadposition notizie}


A nostro avviso la crescita resterà modesta (in area 0,1-0,2% t/t) ancora a cavallo d’anno, per accelerare solo dalla primavera, quando potranno dispiegarsi in pieno gli effetti dello shock energetico. L’inflazione potrebbe restare in territorio negativo almeno per quasi tutta la prima metà dell’anno.

I dati diffusi tra la fine di dicembre e i primi giorni del nuovo anno da un lato confermano la debolezza della ripresa, dall’altro segnalano ulteriori rischi al ribasso sull’inflazione. Per ciò che concerne la crescita, dalle indagini non sono venute novità di rilievo. Le informazioni sono nel complesso miste:

1. l’indice PMI è stato rivisto al ribasso di tre decimi, a 51,4 da 51,7 della prima lettura, ma si conferma in progresso a dicembre rispetto al mese precedente; in particolare il PMI manifatturiero torna ai massimi dallo scorso maggio; il calo di quasi un punto (a 48,1) dell’indice sui prezzi pagati e l’aumento di altrettanto (a 51,6) delle valutazioni sugli ordini dall’estero sottolineano il ruolo che già a dicembre hanno avuto gli shock su cambio e petrolio; riteniamo che in particolare il secondo fattore possa già a gennaio amplificare ulteriormente l’impatto positivo sulle indagini di fiducia;

2. l’indice composito della Commissione Europea è rimasto invariato a dicembre, in quanto, a fronte di un progresso per la fiducia dei consumatori nonché delle imprese nei settori dei servizi, del commercio e delle costruzioni, si è verificata viceversa una flessione inattesa del morale delle imprese nel manifatturiero; l’indice è ora coerente con una crescita del PIL area euro a/a in area 1%, poco meglio rispetto allo 0,8% a/a registrato al 3° trimestre 2014;

3. dalle altre indagini nazionali sono venute informazioni miste: la fiducia delle imprese è migliorata in Italia (ma solo nel settore manifatturiero e nel commercio al dettaglio mentre è calata nei servizi e nelle costruzioni); l’indice della Banca Nazionale del Belgio (considerato un leading indicator dell’attività manifatturiera nell’Eurozona) è calato a sorpresa a -6,9 da -6,1 precedente;

4. I dati di produzione industriale di novembre sono stati deludenti in Francia (-0,3% m/m), Germania (-0,1% m/m) e Spagna (0,0% a/a), mentre sono stati positivi in Olanda (+0,5% m/m) e Grecia (+2,3% a/a).

5. qualche segnale confortante è arrivato invece dai consumi: nell’insieme dell’Eurozona, i consumatori hanno non soltanto visto migliorare (lievemente) la loro fiducia (a -10,9 a dicembre da -11,5 di novembre secondo l’indice della Commissione, rimanendo peraltro sui valori medi degli ultimi cinque mesi), ma anche incrementato la spesa: le vendite al dettaglio sono salite dello 0,6% m/m sia a ottobre che a novembre (e sono coerenti con una accelerazione a 0,5% da 0,1% t/t nel trimestre finale del 2014); la ripresa è dovuta quasi interamente alla Germania, dove si prevede un incremento delle vendite di 1,3% t/t dopo due trimestri di contrazione.

Per ora non si siano dispiegati in pieno gli effetti sull’economia dei movimenti favorevoli su cambio e petrolio che hanno caratterizzato la seconda metà del 2014, e che si sono accentuati nelle settimane a cavallo d’anno. Per quanto riguarda lo shock sul greggio, al momento sembra più evidente l’effetto di liberazione del potere d’acquisto per i consumatori (almeno dove la fiducia e il reddito disponibile delle famiglie già si trovavano su un sentiero ben impostato, come in Germania) che non per le imprese. Tuttavia, rispetto agli Stati Uniti la trasmissione a valle dello shock energetico è più lenta, sia sul prezzo dei carburanti (per via del maggiore peso della tassazione) sia, a maggior ragione, sulle tariffe regolamentate. Di conseguenza, è possibile che gli effetti dello shock energetico siano più ritardati che negli Stati Uniti, e possano dispiegarsi interamente solo a 2015 inoltrato. A nostro avviso, più modesti dovrebbero essere gli effetti (sulla competitività delle imprese e quindi sull’export) del deprezzamento del tasso di cambio, vista la minore entità dello shock e visto che la proiezione più internazionale delle imprese, favorendo nei settori più dinamici l’apertura o l’acquisizione di strutture all’estero, potrebbe aver allentato, rispetto alle elasticità contenute nei modelli e tradizionalmente riconosciute in letteratura, il legame storico fra crescita dell’export e investimenti delle imprese.

In sintesi, l’andamento degli indicatori congiunturali è coerente con una crescita del PIL ancora in area 0,1-0,2% t/t nei trimestri a cavallo d’anno. Solo a partire verosimilmente dalla primavera potranno dispiegarsi interamente gli effetti benefici del calo dei prezzi delle materie prime, che potrebbe consentire una accelerazione della crescita del PIL in area 0,4-0,5% t/t. Tuttavia, occorre vedere una significativa accelerazione delle indagini di fiducia già dai primi mesi del 2015 per confermare tale previsione.

Dal lato dell’inflazione, la lettura preliminare del dato di dicembre ha sorpreso verso il basso con un calo superiore al previsto a -0,2% a/a da +0,3% a/a precedente. È la prima volta dal 2009 che il CPI scende in territorio negativo. Il calo di dicembre è interamente dovuto alla componente energia (l’inflazione core è viceversa salita a +0,8% da +0,7%), tuttavia, come sottolineato di recente dal membro del Comitato Direttivo della BCE Praet, non è da sottovalutare il rischio che un’inflazione persistentemente bassa, per quanto dovuta a fattori esogeni, possa innescare, attraverso effetti di second round, il disancoraggio delle aspettative inflazionistiche di medio termine. L’andamento degli indici sui prezzi pagati dalle imprese, nonché dei prezzi alla produzione (-1,6% a/a a novembre, ai minimi da marzo), suggerisce che le pressioni deflattive a monte della catena produttiva non si siano ancora trasferite interamente sui prezzi finali.

Nel nostro scenario, ipotizzando un prezzo del petrolio che potrebbe toccare nuovi minimi poco sopra 40 dollari nel breve termine ma poi risalire gradualmente fino a 70 per fine anno, l’inflazione è attesa stazionare in territorio negativo per la maggior parte della prima metà dell’anno. Il deprezzamento del cambio limiterà solo in misura tutto sommato modesta questa tendenza. In caso di mancata risalita del greggio il CPI potrebbe rimanere al di sotto dello zero per quasi tutto l’anno.

La nostra stima di crescita del PIL Eurozona dell’1,1% nel 2015 (in accelerazione solo modesta dallo 0,8% del 2014), dello scorso dicembre, incorporava un cambio euro/dollaro pari a 1,22 e un prezzo del brent crude di 72 dollari in media nell’anno. Rispetto a tali ipotesi tecniche assunte alla base della stima sul PIL, l’euro si è deprezzato in misura relativamente modesta (del 3%) mentre il calo del prezzo del greggio (anche valutato in euro) è stato di entità significativa (-30% circa). In base alle nostre simulazioni, ne deriverebbe un impatto aggiuntivo di circa 0,3% sul PIL medio annuo. L’effetto sull’occupazione è positivo ma di minore entità (0,1%). L’impatto netto sull’inflazione è significativamente negativo (-0,8%).

In tale scenario, di crescita ancora modesta almeno sino al trimestre invernale, nonché di inflazione negativa per quasi tutta la prima parte del 2015, aumentano le probabilità che la BCE possa annunciare un piano di acquisto di titoli governativi già nella riunione di gennaio. D’altra parte è probabile che di fronte al medesimo shock energetico (anzi più accentuato per gli USA che per l’Eurozona, visto il movimento dei cambi) BCE e Fed si distinguano per attribuire la prima maggiore importanza all’impatto sull’inflazione, la seconda a quello sulla crescita, con le conseguenze che ne derivano per l’andamento nel corso del 2015 dei tassi ufficiali e del tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro.

09012015 3


Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.