Avanti ancora con l’effetto asta a 36

L’operazione di rifinanziamento a 36 mesi di mercoledì contribuirà ad alleviare ulteriormente il rischio di liquidità per il sistema bancario europeo e indirettamente per gli emittenti sovrani a rischio all’interno dell’area. ….


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Le stime sulla domanda potenziale sono altamente incerte; non escludiamo una domanda di fondi di poco inferiore a quella di dicembre scorso, alimentata dalle necessità residuali di funding delle banche, dal più ampio pool di garanzie stanziabili, dal persistere di opportunità di carry sulle curve governative, almeno nei Paesi periferici.


Le aste BCE hanno cambiato il bilancio dei rischi nel medio termine

L’asta triennale del 21 dicembre scorso, insieme alle manovre straordinarie di consolidamento fiscale da parte di Italia e in minor misura Spagna e Francia ha cambiato il corso degli eventi nell’area euro. La massiccia iniezione di riserve generato dall’operazione ha scongiurato che il rischio di liquidità per il sistema bancario europeo e di rifinanziamento per i Governi dei Paesi periferici degenerasse in un rischio di solvibilità. Gli effetti benefici dell’asta sono visibili nella chiusura degli spread sul Bund di Italia e Spagna, nel calo della strip Euribor, e nella chiusura degli spread degli indici Itraxx Senior Financials anche se, per il momento, il mercato interbancario rimane ingessato. L’ampia disponibilità di fondi a basso costo generato dall’asta ha ridotto il rischio di una stretta sul credito nei prossimi mesi, dal momento che ha rimpiazzato una raccolta all’ingrosso divenuta inaccessibile nel corso del secondo semestre 2011. La scelta di fornire liquidità su scadenze lunghe risponde alla logica di aiutare le banche a fronteggiare il prosciugarsi dei flussi di investimento, evitando che il vincolo di liquidità si sommi al processo di incremento dei ratios patrimoniali delle banche nel comprimere il credito al settore privato1. Se le banche decidono di utilizzare parte dei fondi per approfittare dell’opportunità di carry sulle curve governative questo avrà comunque un effetto positivo sui loro bilanci e quindi indirettamente sul sistema. Da notare che l’esposizione al debito sovrano è aumentata nei Paesi periferici, ma soltanto in Portogallo e Cipro a fine dicembre 2011 era al di sopra della media storica.

L’obiezione che il ricorso ai prestiti garantiti BCE riduce le risorse a garanzia dei creditori senior delle banche nel caso di un evento avverso, sebbene corretta nella forma, è superata da due considerazioni: primo, la raccolta all’ingrosso non garantita non sarebbe comunque stata disponibile; secondo, la posizione di liquidità delle banche è comunque migliorata a seguito dell’asta e ciò riduce i rischi anche per i creditori senior. Anche il rischio legato alla concentrazione di scadenze è ridimensionato dall’opzione di rimborsare i fondi dopo un anno, nel caso in cui lo si dovesse ritenere conveniente, vuoi perché la raccolta sul mercato risulta più accessibile o perché le attività acquisite tramite i fondi presi a prestito in BCE sono venute a scadenza.

Vi è una forte speculazione su quale sarà l’ammontare di fondi allocato con la prossima asta.
Qualunque sia alla fine la liquidità creata, riteniamo che l’azione della BCE continuerà a determinare un ribilanciamento dei rischi, migliorando le prospettive della zona euro anche nel medio termine. Tuttavia, la crisi è ancora lontana dalla soluzione e la BCE vorrà mantenere aperte tutte le opzioni dopo l’asta di questo mercoledì.

È probabile che l’eccesso di riserve addizionale generato dall’asta non determinerà un ulteriore calo dell’EONIA, già schiacciato sul tasso sui depositi. Ciò potrebbe accadere soltanto nello scenario di azzeramento del tasso di remunerazione delle riserve. Tuttavia, ci aspettiamo ulteriori movimenti verso il basso dei tassi Euribor e vediamo l’Euribor a 6 mesi raggiunger lo 0,65 a giugno 2012.

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L’asta di mercoledì vedrà una domanda di fondi di poco inferiore a quella di dicembre
Vi è molta (troppa?) speculazione su quanto i fondi a 36 mesi saranno allocati con l’asta del prossimo mercoledì. La domanda potrebbe essere inferiore ma vicina a quella dello scorso dicembre e potrebbe portare la dimensione del bilancio BCE ben oltre il 30% del PIL a fronte del 16% della Fed e del 14% della BoE.

1. Una parte dei fondi richiesti risponderà all’esigenza di coprire le necessità di funding residuali per il sistema bancario. Stando al Bollettino BCE di gennaio scorso, a fronte dei 489 miliardi allocati con l’asta di dicembre, l’aumento netto di liquidità è stato di 193,4 miliardi di euro.
Nello stesso bollettino la BCE nota che la principale motivazione per la domanda di fondi in asta il 21 dicembre scorso riflette le esigenze di finanziamento a medio-lungo termine.
Secondo uno studio della BCE del novembre 2011 il debito in scadenza del settore bancario europeo era di circa 350 miliardi di euro nel 2012 e di 225 miliardi nel 2013, per lo più vecchia carta a medio termine (3-4 anni). Assumendo che le banche abbiano utilizzato quasi interamente i fondi allocati a dicembre (450 miliardi di euro) per coprire il debito in scadenza nel biennio in corso ed ipotizzando che vogliano coprire tutta la raccolta con fondi BCE potrebbero vedersi una domanda in asta ancora per 130 miliardi. La domanda in sostituzione della raccolta sul mercato potrebbe essere ancora più elevata per motivi prudenziali.

2. Domanda aggiuntiva potrebbe essere generata dall’estensione delle regole sulle attività stanziabili. Facendo seguito alle decisioni di dicembre scorso, il 9 febbraio la BCE ha approvato criteri di idoneità e misure di controllo del rischio specifici nazionali per la Banca d’Irlanda, la Banca di Spagna, la Banca di Francia, la Banca d’Italia, la Banca Centrale di Cipro, la Banca Nazionale Austriaca e la Banca del Portogallo. Rispetto ai titoli di credito normalmente ammessi nelle operazioni di rifinanziamento la maggior parte delle sette banche centrali, che hanno aderito, accetterà anche crediti alle famiglie (sia immobiliari che crediti al consumo) ed in generale crediti che rientrano nella classe di rischi 4 (probabilità di default entro l’anno inferiore all’1,0%) e non solo quelli che rientrano nella classe 3 (probabilità di default di 0,4%)3. A meno di indicazioni specifiche da parte delle banche centrali nazionali è difficile fare una stima di quanto collateral si renderà disponibile. Draghi, nella conferenza stampa di gennaio, indicava che il pool di garanzie aggiuntive si aggirava intorno ai 200 miliardi di euro, ma non necessariamente tutti i crediti saranno utilizzati già all’asta di mercoledì prossimo. In Italia, stando alle dichiarazioni di Visco del 18/02, potrebbe rendersi disponibile collaterale aggiuntivo per circa 70 miliardi di euro. Assumendo un utilizzo aggressivo delle nuove possibilità, le garanzie aggiuntive potrebbero alimentare una domanda di fondi in asta fino a 150 miliardi di euro. Va inoltre considerato che le emissioni di obbligazioni bancarie garantite aumentano il collateral potenziale stanziabile in asta: in
Italia, l’ammontare totale a fine gennaio era di 71 miliardi di euro.

3. La riduzione del coefficiente di riserva ha liberato collaterale per 100 miliardi di euro, ma la misura ha anche aumentato la liquidità disponibile per il sistema.

4. A ridosso dell’asta di mercoledì prossimo scadono 255 miliardi di cui 39 miliardi a tre mesi, allocati con l’asta del 1 dicembre scorso, 50 miliardi a sei mesi e 166 miliardi dall’ultima asta a breve termine. Non è escluso che almeno parte dei fondi a sei mesi in scadenza andranno ad alimentare la domanda all’asta a 36 mesi. Ipotizziamo che solo una piccola parte dei fondi a tre mesi sarà deviata sull’asta di mercoledì, mentre il resto alimenterà l’asta a 3 mesi del 27 marzo. Complessivamente, ipotizziamo che circa 100 miliardi dei 255 in scadenza a ridosso del prossimo mercoledì possano essere indirizzati sull’asta a 36 mesi;

5. Infine, potrebbe esserci domanda speculativa legata al carry sulla parte breve delle curve governative, anche se le opportunità sono meno ricche che a dicembre. Non ci sono elementi convincenti per stimare quanto può valere.
Mettendo assieme tutti i pezzi, la domanda complessiva di fondi potrebbe arrivare a 450 miliardi di euro, non lontano dal volume di dicembre, ma in base a quanto detto è evidente che le valutazioni sono fortemente incerte.

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Estensione delle regole sul collaterale
Il Consiglio Direttivo della BCE lo scorso 8 dicembre 2011 ha ampliato le garanzie stanziabili nelle operazioni di mercato aperto ed in particolare ha consentito alle banche centrali dell’Eurosistema, quale soluzione temporanea, di accettare come garanzia crediti vivi aggiuntivi.
Facendo seguito alla decisione di dicembre, il 9 febbraio la BCE ha approvato criteri di idoneità e
misure di controllo del rischio specifici nazionali per la Banca d’Irlanda, la Banca di Spagna, la Banca di Francia, la Banca d’Italia, la Banca centrale di Cipro, la Banca Nazionale austriaca e la Banca del Portogallo. Nella tabella in coda al testo sono riportate per Paese le tipologie di credito ammesso, temporaneamente, nelle operazioni di rifinanziamento.
Le linee guida della BCE sugli strumenti e sulle procedure di politica monetaria del 20 settembre scorso stabiliscono, al paragrafo 6.2.2.1, che in condizioni normali per essere stanziabile un credito (sono definiti anche i prestiti bancari) deve essere:

1. Un’obbligazione finanziaria di un debitore nei confronti di una controparte dell’Eurosistema;

2. Sono ammessi i crediti verso le società non finanziarie (62), gli enti del settore pubblico e le istituzioni internazionali o sovranazionali;

3. Il credito deve essere denominato in euro;

4. Il credito deve avere una soglia minima di 500 000 EUR;

5. Il credito deve aver un elevato merito di credito come stabilito dal paragrafo 6.3 delle suddette linee guida. Il requisito minimo è pari al livello 3 in base alla scala di rating armonizzata dell’Eurosistema (probabilità di default minor o uguale a 0,4% su di un orizzonte di un anno).

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Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

 

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

 

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

 

Venerdì 13 maggio

 

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

 

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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