BCE: un misurato addio

Le nuove misure annunciate dalla BCE (aste a 12/13 mesi, un nuovo programma di acquisti di covered bonds per 40 miliardi di euro) contribuiranno ad alleviare le pressioni sul funding e i bilanci delle banche. L’Indagine sul Credito della BCE di ottobre segnala un netto peggioramento delle condizioni applicate a famiglie e imprese negli ultimi tre mesi ed in prospettiva. Ulteriori interventi non convenzionali potrebbero rendersi necessari, in assenza di progressi rapidi da parte delle istituzioni per tamponare le ripercussioni sistemiche della crisi. Dal momento che non giudica più come accomodante la politica monetaria, la BCE ha spianato la strada per un taglio dei tassi nei prossimi mesi, se lo scenario macro dovesse deteriorare ancora. ….


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Con l’eleganza e il glamour che ci hanno accompagnati negli ultimi otto anni, Trichet ha salutato la sua audience e riaffermato il suo credo profondamente europeista, l’importanza delle istituzioni e quindi di una BCE assolutamente indipendente e credibile nel rispetto del proprio mandato, anche in un momento così delicato per l’unione monetaria. Trichet nel passaggio di consegne a Mario Draghi ha posto l’enfasi sul fatto che la BCE è riuscita a garantire la stabilità dei prezzi anche attraverso la peggiore crisi dalla seconda guerra mondiale, grazie al principio della piena separazione.
Trichet, nel rispetto di questi principi, ha annunciato nuove misure non convenzionali per contrastare le ripercussioni sistemiche della crisi:

a. La BCE ha esteso il meccanismo d’asta ad assegnazione piena fino al 10 luglio 2012 (sesto periodo di mantenimento di riserva) in tutte le operazioni di rifinanziamento MRO e LTRO. Su questo punto ci aspettavamo un impegno oltre gennaio, ma non necessariamente fino a luglio.

b. La BCE terrà un’asta annuale a 12 mesi (25 ottobre) e un’asta a 13 mesi (20 dicembre); il calendario prevedeva un asta lunga su entrambe le date. L’asta a 13 mesi risponde alla necessità di evitare tensioni sulla liquidità a ridosso di fine 2011 fine 2012. Le misure sulla liquidità dovrebbero alleviare i problemi di finanziamento delle banche e contribuire, indirettamente, a contenere l’aumento del rischio controparte, riflesso nell’allargamento dello spread OIS- Euribor 3 mesi.

c. La BCE ha anticipato un nuovo programma di acquisto, sul secondario e sul primario, di covered bonds CBPP2 per un ammontare complessivo di 40 miliardi di euro entro fine ottobre 2012 (il precedente programma è stato per 60 miliardi di euro). Il programma di acquisto di covered bonds potrebbe alleviare i problemi di funding sulle scadenze più lunghe dell’anno in particolare tramite l’intervento della BCE sul primario, mentre l’acquisto sul secondario a titolo definitivo contribuirà a sollevare i bilanci delle banche. La BCE ha indicato che gli acquisti andranno conclusi entro ottobre 2012, ma non è escluso che, a differenza degli acquisti effettuati nel 2009 – 2010 con una cadenza piuttosto regolare, la BCE possa procedere a un ritmo più veloce a seconda delle esigenze del e/o di un particolare segmento di mercato. Il target della BCE rappresenta circa il 13% delle emissioni di covered bonds viste nel 2010. Il mercato dei covered bonds, stando ai dati dell’European Covered Bond Council, a dicembre 2010 era di poco meno di 1600 miliardi di euro. Le emissioni erano state di circa 300 miliardi di euro nel 2010, in aumento di 30 miliardi di euro rispetto al 2009; questa tendenza è probabilmente continuata anche nella prima metà di quest’anno. Un report di Fitch del 29/09/2011, indicava che le banche erano state in grado di emettere covered bonds nella prima metà di quest’anno, anche se le emissioni hanno frenato sensibilmente a settembre. Maggiori dettagli sul CBPP2 saranno annunciati il 3 novembre. Il precedente programma CBPP prevedeva egualmente la possibilità di intervenire sia sul primario, che sul secondario. Gli acquisti nel CBPP erano divisi tra la BCE (8%) e le Banche Centrali Nazionali in una porzione determinata dalla quota nel capitale BCE. Le caratteristiche dei titoli eleggibili nel precedente programma erano: i titoli dovevano essere ammessi come garanzia nelle operazioni di politica monetaria; dovevano soddisfare i criteri indicati all’art. 4 della direttiva UE 22 sugli investimenti collettivi (UCITS); il volume emesso deve tassativamente superare 100 milioni di euro e, di norma, 500 milioni di euro; dovevano avere un rating tassativamente pari o superiore a BBB-/Baa3, ma di norma superiore ad AA; IV) erano ammessi titoli coperti da attivi rappresentanti esposizione al settore pubblico; v) le controparti erano le stesse che possono prendere parte alle operazioni di credito, nonché controparti basate nell’Eurozona e che sono oggetto degli investimenti dell’euro sistema. Gli acquisti di titoli nel CBPP non furono sterilizzati. L’aiuto della BCE alle banche non prescinde, come ha sottolineato Trichet, dall’urgenza per le stesse di rinforzare i loro bilanci, contenere le remunerazioni e ricorrere, ove necessario, a fondi statali. Le misure adottate su liquidità e covered bonds sono un passo importante per cercare di tamponare le ripercussioni dei problemi di liquidità delle banche sugli impieghi bancari.
L’ultima Indagine sul Credito della BCE (7/10/2011) mostra un netto peggioramento delle condizioni al credito passate e future sia per le famiglie che per le imprese, anche se su livelli lontani da quelli pre – Lehman.

d. Trichet ha indicato che l’SMP è ancora attivo, ma ha ribadito che la BCE si aspetta che l’EFSF diventi operativo al più presto. Riteniamo che la misura sia cruciale per tamponare le ripercussione della crisi sui sovereign a livello sistemico e ci aspettiamo che la tendenza settimanale d’acquisto sia dettata dalle condizioni di mercato e posizioni speculative.

e. Come in parte atteso la BCE ha lasciato i tassi fermi, ma la politica monetaria non è più considerata accomodante. I rischi per la dinamica inflazionistica sono ancora bilanciati, mentre la BCE valuta che i rischi verso il basso per la crescita si sono intensificati al protrarsi delle tensioni sui mercati. Il comunicato ribadisce che la BCE esaminerà attentamente i dati nei prossimi mesi. La BCE ha quindi spianato la strada per un taglio del refi nei prossimi mesi, ove lo scenario macro dovesse deteriorare sensibilmente. In assenza di una soluzione istituzionale in grado di ridare fiducia ai mercati in tempi brevi, le sorti dell’economia europea potrebbero deteriorare ulteriormente dall’attuale stato di semi-stagnazione, segnalato dalle indagini di fine estate. In una tale circostanza la BCE potrebbe decidere di tornare indietro sui tassi, ma ci sembra difficile che questo avvenga prima della presentazione di uno scenario macro significativamente deteriorato e quindi prima di dicembre e/o inizio 2012. Il sentiero dei tassi rimane dipendente dai dati. Se pure la BCE non dovesse tagliare nei prossimi mesi, ci sembra improbabile che possa stringere la politica monetaria prima del 2013. L’esperienza insegna che le crisi finanziare hanno ripercussioni sulla crescita piuttosto persistenti ed è quindi difficile attendersi, anche assumendo una soluzione rapida ed “ordinata” della crisi, che l’area euro torni a crescere in eccesso dell1,5% già nel 2013.

Nel complesso, le decisioni della BCE sono circa in linea con le attese: ci si aspettava un’asta con scadenza più lunga di 13 mesi, ma un nuovo programma di acquisto di covered bonds sembrava meno probabile.

Rischi: ulteriori passi potrebbero rendersi necessari da parte della BCE, in assenza di progressi rapidi da parte delle istituzioni europee per cercare di arginare le ripercussioni sistemiche della crisi. La BCE potrebbe allungare ulteriormente i prestiti, potenziare, ove necessario, l’SMP e/o introdurre nuove misure di credit easing. Trichet si è detto contrario a un possibile coinvolgimento della BCE nell’EFSF II e ha ribadito che i Governi hanno le capacità di potenziare il fondo. Ci sembra quindi difficile che ci possa essere un cambio di posizione repentino su questo punto.

Come argomentato sopra, il percorso dei tassi ufficiali rimane dipendente dai dati. Se pure la BCE non dovesse tagliare nei prossimi mesi, ci sembra improbabile che possa stringere la politica monetaria prima del 2013.

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Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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