Predilezione per titoli di stato australiani e canadesi, oltre che per le obbligazioni high yield e in valuta locale dei ME. Azioni europee e giapponesi principali beneficiarie delle politiche di reflazione di BCE e BoJ….
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Articolo tratto da Credit Suisse – Investment Monthly Europa (Febbraio 2015)
Articolo a cura: Nannette Hechler-Fayd’herbe – Head of Investment Strategy
Da una «paura per la crescita» a un focus sulla «reflazione» nei mercati finanziari
La consistente flessione dei prezzi del petrolio e di altre commodity a fine 2014 ha spinto i mercati finanziari a scontare i rischi deflazionistici e di indebolimento della crescita economica globale: i rendimenti obbligazionari sui mercati core sono calati decisamente e le azioni hanno evidenziato uno stallo. Prevediamo che l’incertezza sulle prospettive di crescita sussisterà ancora per un po’. Per il momento manteniamo quindi la nostra posizione neutrale sul reddito fisso, oltre che sulle azioni. Tuttavia riteniamo che i mercati finanziari sconteranno da ultimo i benefici «reflazionistici» di una flessione dei prezzi del petrolio e del QE della BCE. A quel punto, le azioni dovrebbero emergere più chiaramente come la classe d’investimento vincente. Quale primo passo verso una «riassunzione del rischio» abbiamo deciso di incrementare l’esposizione al rischionell’ambito della nostra strategia del reddito fisso.
Obbligazioni high yield, dei ME in valuta locale, e titoli distato australiani
In attesa del QE, i rendimenti tendono a registrare un consistente calo; ciò ci ha portato a preferire le obbligazioni dell’Eurozona. Tuttavia, una volta che sarà lanciato il QE e la politica reflazionistica della banca centrale diverrà credibile, i rendimenti delle scadenze lunghe tenderanno a crescere. Questo schema è stato seguito dai Treasury statunitensi nelle tre fasi del programma di QE della Fed e prevediamo un pattern analogo per le obbligazioni core europee, in particolare una volta che i prezzi delle commodity si saranno sta bilizzati, come da noi previsto. Ridurremmo l’esposizione verso i Bund tedeschi, focalizzandoci invece sulle obbligazioni australiane e canadesi, i cui tassi d’interesse sono più elevati. Assumiamo altresì una posizione più positiva nei confronti delle obbligazioni high yield, oltre che delle obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti. A nostro giudizio, le forti vendite registrate delle prime ne hanno migliorato il rapporto rischio-rendimento, mentre le seconde dovrebbero trarre vantaggio dall’allentamento monetario una volta che l’inflazione raggiungerà un massimo sui mercati emergenti.
Focus ancora su azioni europee e giapponesi
Ora il testimone della politica reflazionistica globale è chiaramente passato dalla Fed alla BCE e anche la Bank of Japan (BoJ) sta ancora implementando una politica reflazionistica. Le azioni europee e nipponiche dovrebbero essere le principali beneficiarie di questo quadro. Un indebolimento dell’EUR e un miglioramento delle prospettive di crescita per l’Eurozona dovrebbero incrementare le previsioni sugli utili. Il mercato azionario europeo, relativamente ciclico, dovrebbe di conseguenza evidenziare un’outperformance. Le azioni nipponiche non solo traggono vantaggio dalla debolezza del JPY, ma anche dal consistente sostegno degli investitori interni, visto che il fondo pensione statale giapponese passa dalle obbligazioni alle azioni sia nazionali che estere. Le azioni elvetiche dovrebbero riprendersi dalla grande battuta d’arresto determinata dall’abbandono del livello minimo per il cambio EUR/CHF; nonostante i probabili downgrade degli utili, i rendimenti da dividendi continuano a essere molto favorevoli rispetto ai rendimenti obbligazionari. Ciò premesso, la persistente sopravvalutazione del CHF e la natura difensiva delle azioni svizzere suggeriscono che quest’ultime non evidenzieranno un’outperformance.
Indebolimento dell’EUR, apprezzamento dell’USD, solidità del CHF contrastata dalla BNS
Il programma di QE della BCE protrarrà con ogni probabilità il deprezzamento dell’EUR, in particolare rispetto all’USD; quest’ultimo dovrebbe altresì beneficiare di ulteriori incrementi dei rendimenti nel breve termine. A fronte della debolezza dell’EUR, verosimilmente il CHF dovrà continuare a fare i conti con una pressione all’apprezzamento, ma prevediamo che la BNS limiterà la forza del CHF tramite saltuari interventi valutari e, ove necessario, con tassi d’in-
teresse a breve termine ancor più negativi.
Commodity trattenute dagli elevati costi di carry, ma un adeguamento è in corso
I mercati delle commodity, che sono caratterizzati da un’offerta eccessiva, hanno prodotto un netto incremento delle spese di immagazzinamento e, pertanto, elevati costi di carry per gli investitori in commodity. Ciò impedirà una rapida ripresa dei prezzi. Ma la produzione del petrolio di scisto negli USA viene ora rapidamente ridotta e il miglioramento della crescita negli USA e in Europa, oltre che la stabilizzazione in Cina, suggeriscono da ultimo una ripresa. La nostra previsione per il WTI su 12 mesi è di USD 75.
Fonte: BONDWorld.it
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