Federated Hermes : Attualmente ci troviamo nel mezzo di una tempesta di notizie: i bombardamenti aerei statunitensi contro le strutture nucleari iraniane, le continue preoccupazioni legate all’approvazione del “Big Beautiful Bill” del Presidente Trump,
A cura di Steve Auth, Chief Investment Officer for Equities di Federated Hermes
le incertezze che circondano i vari negoziati commerciali attualmente in corso, la prossima mossa della Fed e la stagione degli utili societari ormai alle porte, solo per citarne alcuni. In momenti come questi, è utile ricordare che potrebbe comparire un arcobaleno.
A partire dal culmine dell’inflazione registrato nel 2023, gli aumenti dei prezzi di ogni genere hanno intrapreso un percorso gradualmente discendente e si mantengono su questa traiettoria ancora oggi. A nostro avviso, tre componenti chiave delle pressioni inflazionistiche dovrebbero progressivamente avvicinarsi a livelli normali entro il prossimo anno. In primo luogo, le pressioni del costo del lavoro si sono già attenuate. In secondo luogo, le pressioni sui prezzi delle materie prime dovrebbero essere ormai alle nostre spalle. In terzo luogo, i prezzi delle abitazioni, che sono stati uno degli elementi più resistenti al calo nei dati sull’inflazione, dovrebbero diminuire.
Anche gli effetti positivi della campagna di deregolamentazione dell’amministrazione e i tagli fiscali, a breve, dovrebbero iniziare a farsi sentire. Inoltre, grazie agli effetti a catena dei massicci investimenti in corso nell’ambito dell’intelligenza artificiale, uniti alla rinnovata fiducia diffusa nell’economia che certamente accompagnerà la fine delle guerre commerciali, delle guerre reali e del “Big Beautiful Bill”, l’economia statunitense dovrebbe raggiungere il nostro obiettivo di crescita di medio periodo pari al 3,0%.
Anche i titoli azionari dovrebbero avvicinarsi al nostro obiettivo di lungo periodo per lo S&P 500, fissato a 7.500 punti. Si tratta di 22 volte la nostra previsione sugli utili a lungo termine ed è la nostra stima del valore equo delle azioni statunitensi, considerando la loro quota straordinariamente elevata di aziende globali con ampi vantaggi competitivi e modelli di business leggeri in termini di asset, che generano livelli storicamente elevati di flussi di cassa.
La previsione sopra riportata non è nuova. Non è nemmeno ridicolmente ottimistica. In effetti, rispetto ai livelli attuali del mercato, implica un rendimento di circa il 25% sulle azioni nell’arco di due o tre anni. Anche se nessuna “guerra” è uguale all’altra, il rendimento medio a tre anni delle azioni dopo le guerre passate è stato, se mai, superiore a questo livello. Con questo in mente, mentre guardate fuori dalla finestra la tempesta che sta passando sopra di voi, cercate di guardare un po’ oltre.
Fonte: InvestmentWorld.it
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