Flossbach von Storch : FED – La lunga strada verso il paradiso delle banche centrali 

Flossbach von Storch : Se Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan avessero avuto la meglio, la Fed avrebbe aumentato i tassi di riferimento nella riunione di fine luglio, giustificando il rialzo con il persistere di un’inflazione elevata.


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A cura di Julian Marx, Research Analyst di Flossbach von Storch 


Gli altri nove membri del FOMC hanno però prevalso, decidendo di lasciare invariato il tasso e di attendere ulteriori dati. Tra loro il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, che in conferenza stampa aveva dichiarato: «La strada per il paradiso delle banche centrali passa attraverso l’adempimento del nostro mandato. Oggi, ciò significa garantire la stabilità dei prezzi».
A distanza di sette settimane, il quadro inflazionistico non è migliorato: l’inflazione dei prezzi al consumo resta sopra l’obiettivo del 2% ormai da cinque anni e mezzo, e per circa due terzi di questo periodo si è attestata al 3% o oltre, come negli ultimi sei mesi. 
Ad aggravare la pressione si aggiungono i nuovi picchi del prezzo del petrolio: a settembre il WTI ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, portando i consumatori a concludere che l’inflazione statunitense sia ora strutturalmente più elevata – tanto più che, secondo le stime della stessa Fed, resterà di gran lunga troppo elevata nell’ultimo trimestre dell’anno, attestandosi al 3,7%. 
In questo contesto, le ragioni a favore di un primo segnale nella lotta all’inflazione si sono recentemente rafforzate. Warsh e i suoi colleghi hanno soddisfatto tali aspettative durante l’ultima riunione di politica monetaria, decidendo all’unanimità di adeguare i tassi di interesse per la prima volta quest’anno: +25 punti base, per un nuovo intervallo obiettivo tra il 3,75% e il 4,0%. 
Il mercato del lavoro attualmente gioca un ruolo secondario 
L’ultimo aumento dei tassi è stato possibile grazie alla buona salute del mercato del lavoro statunitense. Nonostante alcune fluttuazioni nel numero di nuovi posti di lavoro creati, nel periodo fino ad agosto si è registrato un aumento medio di 80.000 unità al mese. Secondo il governatore della Fed Christopher Waller, tale cifra è probabilmente persino leggermente superiore alle stime relative al numero necessario per stare al passo con la lenta crescita della forza lavoro, dato il recente marcato calo dell’immigrazione netta. 
Il tasso di disoccupazione, pari al 4,1% ad agosto, oltre ad essere basso rispetto agli standard storici, ha raggiunto i minimi degli ultimi 12 mesi. Guardando al futuro, i membri del FOMC non prevedono alcun deterioramento imminente del mercato del lavoro: le ultime proiezioni indicano una crescita economica robusta del 2,3% per il quarto trimestre del 2026. 
La Fed modera i toni della sua comunicazione 
Nelle ultime settimane è stato lasciato sempre più spazio ai dati affinché parlassero da soli, senza impegni chiari su un aumento dei tassi fino alla fine, a riflettere il tentativo di ridefinire il rapporto tra banca centrale e mercati, come spiegato da Warsh a Jackson Hole. Il presidente della Fed ha messo in guardia da un «problema da sala degli specchi»: se i mercati si affidano ai segnali della Fed mentre quest’ultima utilizza i prezzi di mercato per valutare l’economia, le aspettative si rafforzano a vicenda riducendo l’effettivo contenuto informativo dei prezzi. Gli operatori di mercato dovrebbero quindi tornare a interpretare i dati in modo più indipendente, anziché attendere le indicazioni della Fed. 
In questo contesto, il ruolo della forward guidance diventerà nettamente meno rilevante in condizioni ordinarie. Warsh respinge inoltre l’idea di una funzione di reazione della politica monetaria chiaramente definita. Da un lato, assumere impegni in anticipo limiterebbe le capacità della Fed di rispondere in modo flessibile a nuovi sviluppi; dall’altro, nessun modello può determinare automaticamente e in maniera affidabile il tasso di riferimento appropriato a partire da inflazione, crescita o mercato del lavoro, poiché i fattori rilevanti variano nel tempo. 
Per i mercati dei capitali, questo approccio si traduce inizialmente in meno linee guida e in un grado di prevedibilità della politica monetaria leggermente inferiore. Il risultato è una Fed più “silenziosa”, con meno comunicazione sulle decisioni future e maggiore flessibilità nel calibrare la politica monetaria in base alle informazioni disponibili di volta in volta.  
Stabilità dei prezzi: la strada per il paradiso delle banche centrali 
Resta da vedere se le modifiche alla comunicazione della politica monetaria avviate da Warsh apporteranno benefici misurabili. Un minor numero di punti di riferimento – e quindi una minore chiarezza sul corso futuro della politica monetaria – potrebbe anche comportare una maggiore volatilità sui mercati finanziari. Tuttavia, stabilire se tali movimenti di mercato costituiscano un reale segnale di allarme o una semplice reazione sproporzionata resta, in ultima analisi, affidato alla discrezionalità delle banche centrali. In linea teorica, una maggiore flessibilità della politica monetaria potrebbe, in uno scenario avverso, andare a causare più frequenti eccessi di mercato ‒ e una nuova forma di segnali fuorvianti. 
Per contro, lasciare libero corso alle dinamiche di mercato può contribuire direttamente alla stabilità dei prezzi. Di recente, i rendimenti dei Treasury Usa trentennali hanno toccato il 5,4%, il picco più alto degli ultimi 19 anni. Se la politica monetaria evita di contrastare queste dinamiche in una fase inflazionistica, le condizioni finanziarie finiranno per diventare più restrittive in modo naturale, senza bisogno di interventi attivi sui tassi. Questo dimostra un concetto fondamentale: la politica monetaria è molto più della semplice somma delle sue decisioni sui tassi di interesse. 

Fonte: InvestmentWorld


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