Angela Merkel sarà quasi certamente rieletta Cancelliere per un terzo mandato alle elezioni del prossimo 22 settembre, ma non è chiaro con quale coalizione si troverà a governare. I sondaggi più recenti suggeriscono che potrebbe essere riconfermata la coalizione attuale CDU-CSU-FDP….
anche se il vantaggio sugli sfidanti SPD/Verdi non è poi così ampio. Il rischio che AfD e/o altri partiti minori possano sottrarre consensi e spostare gli equilibri non è trascurabile. Merkel, quindi, potrebbe trovarsi a governare, come nel 2005, in una grosse Koalition con l’SPD. Ma un cambio di guardia non avrebbe implicazioni di rilievo per la gestione della crisi del debito nell’Eurozona, dal momento che le posizioni dei principali partiti non sono poi così disallineate sulle questioni europee. SPD e Verdi sono a favore di un European Redemption Fund ma solo sotto stretta condizionalità. La campagna elettorale è stata più incentrata sulla politica interna e in particolare sulla redistribuzione del reddito e gestione della spesa pubblica, su cui CDU e SPD hanno posizioni diverse. Un cambio della guardia porterebbe molto probabilmente ad un aumento della tassazione sui redditi e sulle imprese e a più spesa pubblica.
Merkel molto probabilmente sarà confermata, ma con chi governerà?
Le elezioni della Camera bassa tedesca, il Bundestag, del prossimo 22 settembre sono uno degli eventi politici più importanti quest’anno. Dopo le elezioni tedesche, a meno che non venga sciolto nel giro di qualche settimana il Parlamento italiano, il prossimo appuntamento politico di rilievo nell’euro zona saranno le elezioni del Parlamento Europeo nel maggio 2014. La Germania rimane il principale creditore nella zona euro e dunque un cambio di guardia potrebbe avere implicazioni di rilievo per la gestione della crisi del debito nell’Euro zona e del processo di riforma delle istituzioni europee. L’elevata popolarità individuale di Merkel, al 52%, in netto vantaggio
sullo sfidante, il social democratico SPD Peer Steinbrück, al 28%, suggerisce che la Cancelliera sarà molto probabilmente rieletta per un terzo mandato1. Tuttavia, non è certo con quale coalizione Merkel si troverà a governare per i prossimi quattro anni. L’incertezza deriva anche dalla recente riforma della legge elettorale ed in particolare del numero dei seggi attribuibili con il “mandato in soprannumero” (überhangmandat). La riforma limita difatti il numero di seggi che possono essere attribuiti al partito che ottiene il maggior numero di voti in base all’espressione di preferenze nominali (erststimme, si veda per maggiori dettagli la casella di testo 1.B) e quindi la possibilità per i candidati di indicare in precedenza i potenziali alleati.
I sondaggi più recenti indicano che il Paese, anche per questa legislatura, sarà guidato da un governo di coalizione. L’unione dei cristiano-democratici CDU-CSU rimane in testa con un vantaggio tra il 38% e il 42%, ma tra 6 e 8 punti percentuali al di sotto della soglia per ottenere la maggioranza. Il secondo partito, i socialdemocratici (SPD) di Steinbrück, segue con preferenze tra il 24% e il 26% (v. Tabella 1 e Fig.2). Il dibattito televisivo dello scorso 1 settembre tra Merkel e Steinbrück si è concluso con un pareggio. Nessun candidato è riuscito a spostare i consensi. Secondo un sondaggio per ARD, primo canale televisivo pubblico tedesco, l’indice di gradimento personale del socialdemocratico Steinbrück è stato del 49% contro il 44% di Merkel. Ma il sondaggio condotto da ZDF, seconda televisione pubblica tedesca, dà Merkel preferita con il 40% delle preferenze contro il 33% di Steinbrück. Il dibattito è stato incentrato sui soliti temi: gestione della crisi nell’eurozona; il caso Grecia senza nessun elemento di novità.
Sul fronte delle politiche interne i candidati hanno contrapposto l’introduzione di un salario minimo nazionale di 8,5 euro voluto dall’SPD all’adozione di salari minimi di categoria preferiti dalla CDU-CSU; l’aumento della tassazione sui redditi al di sopra dei 100 mila euro dal 45% al 49% proposto dall’SPD contro marginali modifiche all’attuale sistema volute da CDU-CSU; altro terreno di confronto, l’abbandono graduale dell’energia nucleare e il finanziamento delle fonti energetiche rinnovabili.


I possibili colori della coalizione governativa, sulla base dei sondaggi più recenti
A differenza di quanto avviene in molti paesi, i sondaggi sulle intenzioni di voto in Germania chiudono il giorno delle votazioni alle ore 18:00, cosicché le indicazioni offerte oggi potrebbero mutare nelle prossime settimane. Il margine di incertezza è reso più elevato dato il crescente tasso di astensionismo in Germania e l’ingresso di nuove forze politiche . Uno studio dell’istituto Forsa, pubblicato dall’Handelsblatt lo scorso 13 giugno, mostra che la quota degli astenuti potrebbe salire ancora dal 28,2 del 2009 già in aumento rispetto al 20-23% che caratterizzava il periodo 1990-2005. Per Handelsblatt “a beneficiarne saranno soprattutto i cristiano-democratici di Angela Merkel”.
Le possibili coalizioni sono identificate in base ai colori che caratterizzano i principali partiti e sono elencate nella tabella 2. Ad oggi, lo scenario più probabile è lo status quo ovvero che CDU e CSU continuino a governare in coalizione con i liberali (FDP). Negli ultimi mesi il consenso per l’FDP è risalito sopra la soglia di sbarramento del 5%. Angela Merkel non si è detta contraria ad un’altra legislatura con l’FDP, anche se i rapporti negli ultimi anni non sono stati sempre distesi. I sondaggi sembrano indicare che se dovesse essere riconfermata la coalizione attuale, Merkel si troverebbe, probabilmente, a governare con una maggioranza più risicata rispetto al 48,4% ottenuto nel 2009 e potrebbe essere obbligata a ricorrere più spesso ai voti dell’opposizione su questioni cruciali come gli aiuti ai Paesi europei in difficoltà.
Un elemento di rischio per la riconferma della coalizione attuale è rappresentato da una possibile perdita di consensi da parte dell’FDP a favore di AfD (Alternative für Deutschland), il neo partito euroscettico, o altri partiti minori quali i Piraten. I sondaggi recenti mostrano che entrambi i partiti sono al di sotto della soglia di sbarramento al 5%. Il peso complessivo dei partiti minori in Germania è al 10%, significativamente al di sotto che in altri paesi, ma sono proprio questi partiti ad aver avuto i migliori risultati alle elezioni regionali, soprattutto a scapito dei liberali.
Lo scenario alternativo più probabile è una grosse Koalition con i social democratici SPD come nel 2005. Lo sfidante candidato SPD Steinbrück si è detto contrario, non ultimo nel dibattito televisivo del 1° settembre scorso, ad una grosse Koalition, in parte perché il partito perse consensi nella legislatura 2005-09 e teme che la cosa possa ripetersi. La SPD ha fissato un’assemblea di partito per il 23 settembre probabilmente per valutare la convenienza a governare in una coalizione con la CDU-CSU. Una grosse Koalition godrebbe sicuramente di ampio supporto da parte degli elettori (52% secondo un sondaggio recente) e in linea di principio dovrebbe garantire una relativa stabilità governativa dal momento che l’alleanza CDU/CSU-SPD avrebbe un’ampia maggioranza dei seggi. Si ricorda, inoltre che la Camera Alta, il Bundesrat, è già controllata dall’SPD. Il risultato potrebbe essere positivo sulle politiche europee anche se, come argomentiamo di seguito, non cambierebbe l’approccio gradualista all’integrazione seguito finora. Una grosse Koalition potrebbe condurre a un aumento della tassazione e un aumento della spesa sociale per le politiche del lavoro, non necessariamente positivo per la crescita di medio periodo del Paese, ma positivo in ottica di riequilibrio dell’Eurozona. Pensiamo pertanto che una grosse Koalition potrebbe avere un impatto moderatamente positivo sui mercati.
Una coalizione CDU-CSU–Grüne “nero–verde” è una possibilità con la mediana dei sondaggi al 59% delle preferenze. Tuttavia, vi è una profonda divisione culturale tra i due partiti. I Verdi affondano le loro radici nella protesta degli studenti del 1960. Alcune delle divergenze sono state di recente appianate come quelle sulle politiche energetiche con la decisione di abbandonare gradualmente la produzione di energia nucleare. Pensiamo che l’impatto sui mercati sarebbe neutrale.
Scenari senza Merkel?
In questa campagna elettorale, principali sfidanti della CDU/CSU, i social democratici (SPD) e i Grüne, si sono presentati come un’alternativa di centro sinistra all’attuale coalizione. Congiuntamente i due partiti potrebbero arrivare fino al 41% dei voti, ma la tendenza è in calo rispetto all’inizio dell’anno. Anche se i risultati elettorali dovessero sorprendere, una coalizione “rosso verde” si troverebbe quasi certamente a dover governare con una maggioranza assai esigua e dunque l’esito per i mercati sarebbe negativo.
Lo scenario di maggiore rischio è rappresentato da uno spostamento a sinistra o dall’emergere di una coalizione “rosso–rosso-verde” SPD-Grüne e sinistra radicale Die Linke. Nonostante i sondaggi mostrino che una tale coalizione potrebbe ottenere il 47% e quindi la maggioranza al Bundestag, riteniamo che uno spostamento a sinistra rimanga poco probabile, perché un’alleanza è stata ventilata solo da Gregor Gysi, leader della sinistra estrema, ma negata dai potenziali partner. Durante la campagna elettorale Steinbrück ha riaffermato l’importanza per la Germania di avere un ruolo chiave nella soluzione della crisi dell’euro zona e nell’alleanza Nato, punti su cui Die Linke non concorda. Una coalizione tra SPD, Grüne e Die Linke sarebbe particolarmente negativa per i mercati in quanto il Paese si troverebbe a dover dipendere dall’appoggio della sinistra radicale, che storicamente ha un approccio scettico al mercato in generale.
Una colazione SPD-Grüne–FDP o “semaforo” è data come poco probabile dai consensi ed è stata esclusa dal leader FDP data la divergenza tra i due partiti in particolare in tema di tassazione dei redditi. Questa soluzione sarebbe meno negativa per i mercati.
In generale, nel considerare scenari senza Merkel va sottolineato il rischio di perdere un politico che è riuscito a imprimere con costanza una direzione, per quanto discutibile, alla gestione della crisi del debito nell’euro zona.

Quanto è pericoloso il neo partito euro scettico AfD?
Il partito AfD, fondato a fine 2012 da professori universitari, è apertamente euroscettico. Si dichiara a favore di una rottura ordinata dell’euro zona e di una modifica dei Trattati che renda possibile l’uscita di un paese membro. L’AfD osteggia i programmi di aiuti ai paesi della periferia e il piano di acquisti illimitati della BCE (OMT). Sinora nei sondaggi ufficiali AfD è rimasto sotto la soglia del 5%; tuttavia, non è escluso che, come nel caso di altri movimenti euroscettici, incontri più consensi di quanto gli intervistati dichiarino. Il direttore dell’istituto di sondaggi Forsa, Manfred Güllner, ha ammesso “che molti degli intervistati non sono disposti ad ammettere che daranno la loro preferenza agli euro scettici”.
Abbiamo già indicato che l’AfD potrebbe compromettere la riconferma della coalizione attuale e spingere verso una grosse Koalition, che è considerata un po’ più pro-euro. Anche se il partito dovesse superare la soglia di sbarramento ed entrare in Parlamento assai difficilmente entrerebbe in una coalizione di Governo. Tuttavia, la presenza in Parlamento consentirebbe agli esponenti del partito di rallentare le decisioni su questioni europee sollevando eccezioni di costituzionalità, fattore che accrescerebbe lungaggini e incertezza.
Un cambio di coalizione e l’Europa
Uno sguardo ai programmi dei principali partiti suggerisce che le loro posizioni sono più o meno allineate sulle questioni europee, perché riflettono l’opinione pubblica tedesca che è a favore dell’euro, ma stanca degli aiuti alla Periferia. Al di là delle querelle tra Merkel e Steinbrück sul salvataggio della Grecia e il costo effettivo degli aiuti sui paesi membri non vi sono stati confronti significativi sulla linea da seguire nella gestione della crisi del debito dell’eurozona, e nella riforma delle istituzioni e dei trattati. La campagna elettorale è stata combattuta su temi nazionali e in particolare sulla redistribuzione del reddito e gestione della spesa pubblica. La campagna elettorale ha reso la Cancelliera uscente forse anche più cauta nella gestione degli aiuti alla Periferia per evitare di perdere consensi. Dopo le elezioni, il Governo riconquisterà libertà di azione, ma riteniamo che il focus si sposterà solo marginalmente dall’austerità alla crescita. L’opinione pubblica tedesca rimane, difatti, a favore del processo di consolidamento fiscale. In Germania è stata introdotta la soglia di deficit strutturale del -0,35%, ben prima del Fiscal Compact e con il consenso sia della CDU sia della SPD.
Aiuti ai paesi membri e euro bonds
SPD e Verdi sarebbero probabilmente più aperti ad una maggiore generosità verso i paesi in difficoltà, nonostante la cautela mostrata in campagna elettorale. Nel dibattito televisivo dello scorso 1 agosto Steinbrück ha apertamente accusato la sua avversaria di aver innescato “un circolo vizioso” con la strategia di gestione della crisi greca. Sia la SPD, sia i Verdi si sono detti possibilisti sullo European Redemption Fund2 molto dibattuto a giugno del 2012, come possibile meccanismo per potenziare gli aiuti europei ai paesi in difficoltà. La CDU non ha escluso fondi europei e una maggiore unione fiscale, ma soltanto nel medio periodo e una volta che il processo di consolidamento fiscale nei Paesi in difficoltà sarà a buon punto. L’FDP, invece, ha di fatto escluso la possibilità di una qualunque forma di mutualizzazione del debito e non vorrebbe che l’ESM diventi un meccanismo permanente di risoluzione delle crisi.
Riforma delle istituzioni europee
La SPD si è espressa a favore di riforme che attribuiscano maggiori responsabilità governative alla Commissione europea e all’introduzione di un fondo europeo per gli investimenti, la crescita e l’emissione di “project bonds” per finanziare le infrastrutture in paesi con fragilità fiscale. Ma sicuramente anche con una coalizione Rosso – Verde difficilmente si vedrebbe uno spostamento della posizione tedesca più a favore di politiche per la crescita. Non ci sembra che vi sia un consenso sufficientemente ampio all’interno della CDU per un trasferimento di poteri a livello comunitario.
I principali partiti sono tutti contrari alla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell’ESM. La SPD si è detta favorevole a rendere più stringente la regolamentazione bancaria comunitaria per prevenire che gli speculatori possano generare crisi finanziarie. Per quanto riguarda la Banca centrale i partiti hanno affermato l’importanza dell’indipendenza della BCE, ma al margine l’SPD potrebbe gradire una politica monetaria che tenga più conto della crescita.
Politica interna: un cambio di coalizione potrebbe significare più tasse e più spesa
Per quanto concerne la politica interna la campagna elettorale è stata incentrata sulle politiche sociali e sulla redistribuzione del reddito. Le posizioni dei principali partiti CDU e SPD sono discordanti in particolare su tassazione, politiche salariali e gestione della spesa pubblica. L’SPD ha fatto dell’introduzione di un salario minimo di 8,5 euro l’ora lo slogan principale della campagna elettorale. La proposta è condivisa dai Verdi. La misura avrebbe effetto su circa 6 milioni di lavoratori tedeschi. Il partito di estrema sinistra Die Linke ha proposto l’introduzione di un salario minimo di 10 euro l’ora. La CDU si è detta favorevole all’introduzione di un salario minimo settoriale concordato su base regionale dalle associazioni di categoria. L’FDP è contrario all’introduzione di un salario minimo.
Per quanto riguarda il regime fiscale e in particolare la tassazione dei redditi delle persone fisiche
l’SPD propone di alzare l’aliquota sui redditi al di sopra dei 100 mila euro dal 45% al 49%; di aumentare la tassazione delle rendite da capitale dal 25% al 32%; di introdurre una patrimoniale dell’1% sui patrimoni al di sopra dei 2 milioni di euro e una tassa sulle transazioni finanziarie. I Verdi vorrebbero l’innalzamento al 49% dell’aliquota sui redditi al di sopra degli 80 mila euro, l’abolizione della tassa sulle rendite da capitale, ma l’introduzione di una patrimoniale secca all’1,5% sui patrimoni al di sopra del milione di euro, l’aumento della tassazione sulle imprese e dei benefici per i figli. L’estrema sinistra vorrebbe innalzare la tassazione sui redditi al di sopra dei 65 mila euro, introdurre una super tassa del 75% per i redditi al di sopra del milione di euro. La CDU non ha prospettato variazioni significative al regime fiscale attuale se non un ritocco del sistema di aggiustamento all’inflazione per evitare il passaggio automatico a aliquote più elevate (kalte Progression). Merkel, probabilmente per guadagnare consensi a sinistra, si è detta a favore di un aumento delle deduzioni e crediti d’imposta per le famiglie con figli a carico. L’FDP è contraria ad una modifica delle aliquote attuali, ma condivide con la CDU la possibilità di rivedere l’adeguamento all’inflazione delle soglie di reddito.
Per quanto riguarda il sistema pensionistico l’SPD propone di riportare l’età pensionabile a 63 anni. I Verdi promettono “una pensione minima garantita adeguata” e di allineare le pensioni a Est e Ovest. Il costo delle proposte potrebbe risultare nell’ordine di 50-60 miliardi di euro di spesa aggiuntiva all’anno. L’estrema sinistra vorrebbe ridurre l’età pensionabile a 65 anni e finanziare l’aumento della spesa pensionistica tramite un aumento delle tasse. La CDU si impegna a mantenere l’età pensionabile a 67 anni, anche se propone un aumento delle pensioni per le madri con figli nati primi del 1992 (che equivale a un aumento di 650 euro all’anno per circa 8 milioni di famiglie). I liberali vorrebbero liberalizzare l’età pensionabile una volta raggiunti i 60 anni.
Sul fronte della spesa pubblica, SPD e Verdi hanno promesso un aumento della spesa sociale, e in particolare 20 miliardi di risorse aggiuntive per l’istruzione (asili e supporto alle madri lavoratrici), da finanziare tramite la riforma della tassazione. La CDU ha promesso di potenziare gli investimenti in tecnologie e aumentare la spesa per infrastrutture e sicurezza sociale. Un ruolo non trascurabile nel dibattito è stato rivisto anche dalle proposte sulla politica energetica data la scelta della Germania di abbandonare il nucleare. Il problema è quello di garantire al Paese un’adeguata capacità energetica domestica tramite il ricorso a fonti alternative senza compromettere la competitività di costo. La CDU è contraria a sovvenzioni governative per finanziare la transizione verso fonti rinnovabili.
Un cambio di coalizione potrebbe avere, quindi, implicazioni non trascurabili per la politica interna data la posizione divergente tra CDU-CSU e SPD in particolare su politica dei redditi e tassazione. Sul fronte della gestione della spesa e delle politiche per l’occupazione non è chiaro se un cambio di coalizione possa promuovere le riforme necessarie ad aumentare la partecipazione nel mercato del lavoro, in particolare delle donne, e gli investimenti sia pubblici che privati.
In conclusione, quindi, le elezioni del prossimo 22 settembre non dovrebbero determinare cambiamenti di rilievo sulle questioni europee anche nel caso in cui la Merkel dovesse governare mediante una coalizione con l’SPD. Le posizioni dei principali partiti non sono, difatti, così lontane sui temi europei. Inoltre, la Merkel ha già in più di un’occasione fatto ricorso al sostegno dell’opposizione su questioni europee. La questione è se la Merkel negli ultimi quattro anni di leadership riuscirà a spostare l’opinione pubblica verso una posizione più favorevole all’integrazione europea. Tuttavia, non può escludersi che il processo di integrazione europea e riforma dei trattati possa essere accelerato più dalla tornata elettorale del 2015 nei paesi della periferia, afflitti da un’inaccettabile tasso di disoccupazione e da una prolungata recessione, che non dall’appuntamento elettorale del prossimo 22 settembre.
1 Ovviamente il Cancelliere è eletto dal Bundestag e quindi la riconferma dipende dagli equilibri che si creano tra partiti.
2 Si ricorda che il dibattito sull’ERF è stato proposto dai Consiglieri economici tedeschi. Il Fondo dovrebbe coprire con l’emissione, dietro garanzie di titoli, alla copertura del debito di un Paese Membro in eccesso del 60%. L’emissione di titoli non è solo soggetta a garanzie ma anche a stretta condizionalità e prevede l’introduzione di limiti sul debito, non coperto dalle emissioni del Fondo. Prima della svolta dell’annuncio di Draghi delle OMTs che ha difatti calmato i timori sulla capacità di fuoco degli meccanismi europei di gestione della crisi.
| Box 1.A I principali partiti tedeschi CDU (Unione dei cristiano-democratici) e CSU (Unione cristiano sociale): partiti conservatori. La CSU è l’alleato operante in Baviera. La CDU è diffusa nel resto del Paese. FDP: partito liberale a favore del liberismo di mercato e di una tassazione bassa. SPD: partito socialdemocratico, è il principale partito di centro sinistra. Ha governato tra il 1998-2005 in coalizione con i Verdi. Grüne: i Verdi, partito ambientalista e antinucleare. Die Linke: partito di estrema sinistra che discende dal Partito comunista della Germania Est. AfD: Alternative für Deutschland fondato a fine 2012 da un gruppo di accademici è apertamente a favore di un ritorno ordinato al marco tedesco. Piraten-Partei: nato nel 2006, alle elezioni federali del 2009 ha ottenuto il 2,0% dei voti. È un partito contro la censura e il controllo dei cittadini. Vuole promuovere il reddito di cittadinanza. |
| Box 1.B Le elezioni di settembre sono le prime dopo la riforma del “mandato in soprannumero” Il Bundestag è composto di 622 deputati eletti con un sistema misto. Per metà in seggi uninominali e per metà con il sistema proporzionale. Ogni elettore ha a disposizione due voti: con uno (Erststimme) esprime una preferenza per un candidato per la propria circoscrizione (sistema maggioritario) e con un secondo voto proporzionale (Zweitstimme) sceglie il partito. Il sistema in vigore prevede meccanismi di correzione: con una soglia di sbarramento per i partiti con voti al di sotto del 5% e il mandato in soprannumero (überhangmandat). Il mandato in soprannumero implica che se un partito, in base alle preferenze, ottiene un numero di seggi superiore rispetto a quelli ottenuti con il voto proporzionale li mantiene. Alle elezioni del 2009 la CDU ha ottenuto 24 seggi tramite il mandato in soprannumero. Tale mandato tende a favorire i partiti più grandi, dal momento che il voto maggioritario è tipicamente destinato ad un candidato CDU-CSU o dell’SPD. A luglio 2012, la Corte Costituzionale tedesca ha dichiarato incostituzionale parte della precedente riforma. In primavera è stata approvata una nuova legge elettorale che prevede dei “mandati di compensazione” ovvero ai partiti più piccoli viene corrisposto un numero di seggi compensativo in base alle preferenze ottenute con il voto proporzionale. |
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