Il 25 gennaio gli elettori greci sceglieranno fra la continuità con un passato controverso e una proposta di cambiamento radicale, che potrebbe però rivelarsi irrealizzabile all’interno dell’Unione monetaria e foriera di nuove tensioni…..
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– In caso di vittoria, la coalizione guidata da SYRIZA dovrà scegliere se perseguire un accordo con i creditori finalizzato a continuare il sostegno economico, che implicherà un drastico annacquamento del suo programma, o se attuare il programma e rischiare la rottura. A causa dei problemi di rifinanziamento del debito pubblico e privato, la seconda scelta implicherebbe probabilmente l’uscita dall’unione monetaria, nonostante le rassicurazioni che ciò non è nei piani.
– L’Eurozona sopravvivrebbe a un’ipotetica uscita della Grecia, ma ciò non significa che l’evento sarebbe privo di conseguenze negative.
Il 25 gennaio la Grecia tornerà alle urne per eleggere un nuovo Parlamento. Le elezioni anticipate si sono rese necessarie a seguito dell’impossibilità di eleggere il Presidente della Repubblica, dopo che il premier uscente Samaras aveva cercato di forzare l’approvazione del suo candidato. Le elezioni si terranno in un contesto di grande incertezza, per la frammentazione dell’elettorato, la fragilità della ripresa economica e l’incompletezza del risanamento finanziario.
Estrema sinistra avanti nei sondaggi pre-elettorali, ma con un margine ridotto
Cinque anni di durissima crisi economica hanno sconvolto gli equilibri politici della Grecia, sgretolando il consenso politico dei partiti tradizionali e portando alla ribalta movimenti radicali di destra (Alba Dorata) e di sinistra (SYRIZA). Dei partiti tradizionali, quello a subire maggiormente gli eventi è stato il PASOK, mentre il centro-destra di Nuova Democrazia (ND) continua a rappresentare una delle due maggiori forze politiche del paese. Il maggiore rivale di ND è ora SYRIZA, che è accreditato da tutti i sondaggi di una maggioranza relativa di consensi (28-34%). Il vantaggio su ND (25-31%), stimato alcune settimane fa in 7-8 punti percentuali, è recentemente sceso a 3-4 punti. Gli altri partiti sono lontani.

La polarizzazione verso i due maggiori partiti potrebbe accrescersi con l’approssimarsi del voto, ma difficilmente consentirà a uno di essi di governare da solo. Nell’attuale sistema elettorale, il premio di maggioranza è sufficiente a garantire la maggioranza assoluta dei seggi soltanto se la lista raggiunge il 40,4% (soglia che sulla base dei sondaggi, né ND né SYRIZA hanno alcuna chance di superare). Quasi certamente il prossimo governo sarà di coalizione, imperniato su ND o su SYRIZA a seconda di quale di questi due partiti riuscirà a ottenere la maggioranza relativa. Non si può escludere che la tornata elettorale non consenta di formare un nuovo governo, rendendo necessario un nuovo voto popolare nel giro di pochi mesi. In particolare i comunisti del KKE non hanno escluso una cooperazione con SYRIZA se avessero bisogno di aiuto per implementare il proprio programma, ma soltanto in appoggio a un’agenda radicale che preveda l’abbandono della moneta unica, mentre SYRIZA rimane freddo nei confronti di altri piccoli partiti di centro-sinistra4.
La piattaforma di politica economica di SYRIZA
Se ND rappresenta la piena continuità con il passato, SYRIZA è portatore di una piattaforma economica radicale. Il partito attribuisce convenientemente la crisi economica alle misure di austerità imposte dal Memorandum che accompagnò il programma di aiuti finanziari del 2010 e, quindi, sostiene la necessità di abbandonare la via del risanamento fiscale per imboccare quella della reflazione (più spesa pubblica e più trasferimenti alle famiglie). Il programma è stato sintetizzato dal leader Tsipras in quattro punti: (1) affrontare la crisi umanitaria del Paese, (2) riavviare l’economia mediante la reflazione fiscale, (3) sostenere l’occupazione, (4) attuare riforme istituzionali dello Stato. Fra le misure di bandiera, SYRIZA propone l’aumento del salario minimo a 751 euro, l’aumento dei sussidi di disoccupazione, il ripristino della tredicesima per i pensionati che ricevono meno di 700 euro mensili, l’innalzamento della fascia di esenzione dall’imposta sul reddito a 12.000 euro e l’abrogazione dell’imposta sugli immobili, da rimpiazzare con una che colpisce soltanto le proprietà di valore superiore a 500.000 euro.
Inoltre, il partito è contrario alle privatizzazioni; in effetti, ha anche prospettato la possibile “nazionalizzazione” di aziende private.
Il costo del programma è stimato in 13,5 miliardi di euro, circa il 7% del PIL della Grecia. La copertura verrebbe in parte dalla maggiore crescita del PIL, ma per il resto accrescerebbe il deficit. Il maggiore fabbisogno finanziario dovrebbe essere coperto con maggiori emissioni di debito e con una ristrutturazione del debito pubblico nei confronti di organismi ufficiali (pare non il FMI, ma sicuramente il debito verso gli altri Stati della UE e le obbligazioni in scadenza detenute dall’Eurosistema). Secondo recenti dichiarazioni, SYRIZA punta a “cancellare la maggior parte del valore nominale del debito pubblico, per poi introdurre una moratoria sul piano di rientro e una clausola di crescita per ripianare il debito restante, in modo da utilizzare le rimanenti risorse per stimolare la ripresa”5. Si parla anche di dirottare su altri obiettivi il fondo costituito nell’ambito del programma di sostegno per ricapitalizzare il sistema bancario.

La frammentazione dell’offerta elettorale di sinistra potrebbe svantaggiare SYRIZA
SYRIZA può far leva sullo scontento sociale, sulla percezione di un’iniqua ripartizione dei costi della crisi e sull’appeal di un’agenda focalizzata sul rilancio dell’economia e sul superamento della “bancarotta morale […] di un sistema di potere che ha governato il Paese per troppi anni […] e che continua a governare nel nome dell’emergenza e per timore della crisi”6. D’altro canto, tre fattori potrebbero rovinare la festa: il primo è la frammentazione della sinistra; il secondo, sono i segnali di ripresa economica; il terzo, la paura del disastro finanziario che a un certo punto potrebbe spingere gli incerti a preferire delle proposte politiche meno radicali. Per quanto riguarda il primo fattore, anche in Grecia la sinistra si dimostra litigiosa e divisa. Oltre a SYRIZA e all’Ulivo, l’offerta politica include anche un Partito Comunista della Grecia e un nuovo soggetto guidato dall’ex-premier socialista Papandreou, che è stato lanciato proprio in vista delle elezioni. Per SYRIZA, il rischio potenziale è che la frammentazione disperda il voto di sinistra e aiuti ND a conquistare il premio di maggioranza di 50 seggi previsto per il partito che conquista la maggioranza relativa. Se una delle liste di centro-sinistra riuscirà ad essere il terzo partito come quota del voto nazionale, potrebbe avere una chance rilevante di formare il nuovo governo di coalizione, dopo il fallimento di SYRIZA e ND, o comunque di fungere da ago della bilancia.
Il governo può vantare i primi timidi segnali di ripresa
Un altro fattore che potrebbe teoricamente giocare a favore di ND è il miglioramento dei dati economici emerso da un anno a questa parte, che stava mostrando una prospettiva concreta di uscire dal tunnel della crisi che ha attanagliato il paese negli ultimi cinque anni.

La fiducia delle imprese è tornata ai livelli pre-crisi già a inizio 2014, coerentemente con i nuovi dati di contabilità nazionale che mostrano il ritorno alla crescita del PIL (+0,7% t/t e 1,4% a/a nel 3° trimestre 2014), ma a fine anno ha iniziato a risentire della crisi politica. La ripresa è sostenuta da export e consumi, che quest’anno dovrebbero crescere rispettivamente del 10% e dell’1,5% a/a. Anche la spesa in conto capitale ha iniziato a riprendersi, ma soltanto dal 2° trimestre 2014. La crescita sta cominciando a riassorbire l’elevata disoccupazione della forza lavoro. Il numero degli occupati è in crescita dal marzo 2014 e il tasso di disoccupazione, sebbene estremamente elevato al 25,7%, è calato di oltre 2 punti percentuali dal picco del settembre 2013. Prima della crisi politica, si prevedeva che il PIL potesse crescere del 2,5% nel 2015, dopo il +1,1% del 2014, ancora sostenuto da domanda interna ed esportazioni nette. La disoccupazione era prevista in ulteriore calo, al 24,7% entro fine 2015. Grazie alla ripresa economica, anche l’austerità fiscale comincia a essere allentata. Il saldo del bilancio pubblico era previsto vicino al pareggio nel 2015, malgrado un calo dal 3,1% all’1,6% del saldo strutturale fra il 2013 e il 2015. Le condizioni favorevoli del programma di assistenza finanziaria garantiscono alla Grecia un costo medio del debito molto basso, nell’ordine del 2,3%, e avrebbero consentito un calo del rapporto debito/PIL a partire dal 2015.
Il rischio di un nuovo disastro finanziario limiterà lo spazio di azione di qualsiasi governo greco
Rispetto allo scenario di graduale ma sicura ripresa che Samaras prospetta agli elettori, SYRIZA propone una terapia d’urto allo stesso tempo allettante e velleitaria. In effetti, lo stimolo alla domanda interna mediante spesa pubblica, aumenti dei salari e delle pensioni rischia di schiantarsi subito contro il muro di un accesso ai mercati dei capitali ancora molto limitato e costoso. SYRIZA riconosce che il programma economico sarebbe soltanto in parte autofinanziato dalla maggior crescita del PIL e dalle misure contro l’evasione fiscale. La Grecia registra ancora un disavanzo nella parte corrente della bilancia dei pagamenti e il FMI stimava alcuni mesi fa che nel 2015 il Paese avrebbe avuto bisogno di finanziamenti esteri per 12,6 miliardi, in aggiunta ai 7,1 miliardi previsti dal programma di sostegno. Ricorrere al mercato per coprire il gap finanziario sarà costoso: per effetto delle turbolenze delle ultime settimane, i rendimenti di mercato sul debito pubblico sono ben superiori al costo medio del programma di sostegno, andando da un minimo del 3,0% sulla carta a 3 mesi fino a oltre il 10% sulle scadenze 5-10 anni. Un ipotetico riscadenzamento del debito verso l’Unione Europea non sembra offrire benefici, dato che non è previsto alcun rimborso del capitale nei prossimi due anni. Gli unici rimborsi sono quelli verso il FMI (8,6 mld nel 2015 e 3,1 mld nel 2016), in gran parte bilanciati però da nuovi fondi (7,1 mld nel 2015 e 1,8 mld nel 2016).

Teoricamente il cerchio potrebbe essere chiuso forzando le banche greche ad acquistare debito pubblico, rifinanziato poi con le operazioni di mercato aperto dell’Eurosistema. In tal modo, lo sbilancio dei pagamenti con l’estero sarebbe coperto dalle passività della Banca di Grecia verso il resto dell’Eurosistema. Tuttavia, tale operazione sarebbe contrastata dalle autorità di supervisione del sistema bancario (è in palese contrasto con la strategia di ridurre il legame fra banche e Stati) e, soprattutto, dalla stessa BCE. A tale riguardo, la BCE ha già avvertito che le banche greche potranno continuare ad avvalersi di eccezioni alle regole sulle garanzie soltanto a fronte di una conclusione positiva del riesame in corso e di un accordo sulla gestione successiva alla conclusione del programma fra le autorità greche, la Commissione Europea, la BCE e il FMI7.
In assenza di un accordo, le banche greche perderebbero l’accesso al rifinanziamento dell’Eurosistema, che a novembre ammontava a 44,85 miliardi (38,45 miliardi di rifinanziamento principale e 6,4 miliardi di LTRO), pari al 13,8% delle passività totali delle istituzioni monetarie e finanziarie. L’alternativa a un accordo con i creditori internazionali, quindi, sarebbe una sola: l’uscita dall’Unione monetaria, per consentire alla Banca di Grecia di operare come prestatore di ultima istanza a vantaggio del sistema bancario. Tale opzione implicherebbe anche l’imposizione immediata di vincoli ai movimenti di capitale.
Ad aggravare la situazione, il governo Tsipras dovrebbe anche fare i conti con il rischio che, indipendentemente dai veri obiettivi finali della politica economica, l’incertezza stessa alimenti una fuga dei capitali, aggravando la situazione della bilancia dei pagamenti e rendendo ancora più ostico il finanziamento delle politiche espansive. Questa situazione potrebbe anche spegnere sul nascere la ripresa della spesa in conto capitale iniziata quest’anno. La possibilità che un governo guidato da SYRIZA si trovi ad operare in condizioni di mercato estremamente ostili è tutt’altro che remota, vista la reazione molto negativa degli investitori alla crisi politica di dicembre. Negli ultimi giorni, la fuoriuscita di depositi, la necessità di sottoscrivere maggiori quantitativi di T-bills e le difficoltà di accesso ai mercati hanno indotto due banche elleniche ad attivare l’Emergency Liquidity Assistance (ELA) della Banca di Grecia8. Proprio per disinnescare il rischio che la paura degli elettori moderati e la fuga dei capitali impediscano il successo elettorale, negli ultimi mesi SYRIZA si è sforzata di smussare gli aspetti più radicali della sua proposta politica, ma ciò non è bastato a evitare il tracollo delle quotazioni del debito pubblico. Questo potrebbe pesare nelle valutazioni dell’elettorato moderato, anche se i sondaggi al momento non sembrano indicarlo.
Un governo di coalizione favorirebbe un atteggiamento costruttivo
Come detto, è un’illusione che il programma di SYRIZA sia realizzabile nell’ambito dell’Unione monetaria: non esistono vie intermedie fra quella che porta fuori dall’Unione monetaria e l’altra che conduce a un compromesso con l’Unione Europea che garantisca il sostegno finanziario al prezzo di annacquare il programma di reflazione fiscale. A nostro giudizio, è probabile che i partner di coalizione di SYRIZA impongano la seconda scelta come prezzo per il sostegno al governo – che peraltro potrebbe essere ritenuta inevitabile anche da SYRIZA stessa una volta arrivata al governo. Per questi motivi, non è scontato che il successo di SYRIZA spiani la strada a un nuovo collasso economico-finanziario del Paese. Tuttavia, l’incertezza sul nuovo corso della politica economica continuerebbe a mantenere gli investitori in uno stato di allerta, limitando le potenzialità di accesso ai mercati.
Certamente, a nostro avviso, la formazione di un governo guidato da Nuova Democrazia rappresenterebbe nell’immediato la soluzione più favorevole per gli investitori: la rimozione di gran parte del rischio di ristrutturazione e di abbandono dell’Unione monetaria garantirebbe una rapida ripresa delle quotazioni. Anche in questo caso, d’altronde, è plausibile che sarebbe presto o tardi discusso un nuovo allentamento delle condizioni finanziarie sul debito derivante dai programmi di sostegno.
I rischi di contagio sono ridotti, grazie alle misure BCE
Rispetto al 2010, diversi fattori limitano il rischio di contagio ad altri paesi dell’Eurozona:
1. La presenza dell’ESM, che può fornire assistenza finanziaria anche nella forma di programmi precauzionali agli Stati che ne fanno richiesta;
2. La disponibilità del programma OMT della Banca Centrale Europea, che può essere attivato in coda a un programma di sostegno dell’ESM;
3. Il rafforzamento patrimoniale effettuato dalle banche europee a seguito dell’esercizio di valutazione effettuato dalle autorità europee nel 2014;
4. La riduzione dell’esposizione finanziaria del settore privato nei confronti della Grecia (e, in generale, la riduzione dell’esposizione degli investitori verso la periferia europea);
5. La prospettiva che la BCE avvii in tempi rapidi un programma di acquisto di titoli di stato. Grazie agli strumenti di sostegno introdotti durante la crisi del debito, l’Unione monetaria sopravvivrebbe a un’uscita della Grecia. Il pronto avvio di un ampio programma di acquisto di titoli di stato potrebbe da solo essere sufficiente a limitare le ricadute negative sul rifinanziamento degli altri Stati membri, senza necessità di attivare specifici programmi di assistenza. L’andamento dei differenziali di rendimento della periferia europea è stato molto tranquillo, nelle ultime settimane.
Tuttavia, non si può ritenere innocuo lo scenario di una Grecia che scelga di abbandonare l’Unione monetaria dopo settimane di duri scontri con le autorità europee e di turbolenze finanziarie. Oltre agli effetti negativi sui flussi commerciali, tali sviluppi inciderebbero negativamente sul clima di fiducia, mettendo a repentaglio la fragile ripresa economica dell’Eurozona. L’evento potrebbe frenare in modo non episodico i flussi di capitale verso altri paesi della periferia europea, rappresentando la prima smentita dell’impegno preso da Draghi nel luglio 2012 a fare tutto il possibile per preservare l’Unione monetaria.
Meno scontate sarebbero le conseguenze per i rapporti fra gli altri Stati dell’Eurozona. Un’ipotesi è che il disastro greco induca ad allentare ulteriormente la pressione sugli Stati in difficoltà, in modo da prevenire un’ulteriore avanzata dei movimenti radicali e/o anti-euro. Ma, al contrario, è anche possibile che l’opinione pubblica domestica, irritata per il mancato riconoscimento del debito da parte della Grecia, spinga i rigoristi su posizioni meno concilianti nei confronti dei paesi ad alto debito, aggravando le divisioni già presenti in materia di regole fiscali.
Lo scenario alternativo di una coalizione guidata da SYRIZA che gestisca con cautela la svolta di politica economica e non rinunci alla ricerca di un accordo con l’Unione Europea presenta conseguenze di più difficile valutazione. Il governo dovrebbe comunque conquistarsi passo dopo passo la fiducia dei mercati, dopo aver sollevato lo spettro della ristrutturazione del debito. D’altro canto, si tratta anche di uno scenario in grado di dare impulso ai movimenti radicali in altri Paesi dell’Eurozona – per esempio in Spagna -, che invece potrebbero essere danneggiati dall’esplosione di una nuova crisi economico-finanziaria sotto un governo guidato da SYRIZA.
4 “SYRIZA snubs Papandreou as KKE digs in heels”, www.ekathimerini.com, 13 gennaio 2015.
5 A. Tsipras, “La mia Grecia non danneggerà l’Europa”, Corriere della Sera 7 gennaio 2015.
6 A. Tsipras, cit.
7 Reuters, “ECB warns Greek funding access hinges on keeping bailout”, 8 gennaio 2015.
8 “Greek banks make requests for ELA funding”, ekathimerini.com, 16 gennaio. L’articolo parla genericamente di “due banche di interesse sistemico”, identificate successivamente da Reuters in Alpha Bank ed Eurobank (http://www.reuters.com/article/2015/01/16/greece-banks-idUSA8N0TB02820150116).
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