Il Punto: I dati di aprile sulla produzione industriale nei principali Paesi dell’area euro sono risultati misti

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Da FMI e UE è arrivato una sorta di ultimatum alla Grecia. Il governo Tsipras deve ora scegliere il male minore, e molto presto. Al momento peraltro, non vi è evidenza che l’incertezza relativa alla Grecia stia pesando in misura..


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decisiva sull’attività economica nell’insieme dell’eurozona. La quasi-stagnazione della produzione industriale area euro ad aprile nasconde andamenti molto differenziati per Paese.

– Un’altra settimana è trascorsa, e non soltanto la Grecia non si è ancora assicurata le risorse finanziarie necessarie alle scadenze di pagamento dei prossimi mesi, ma diversi giorni sono stati persi senza significativi avanzamenti delle trattative. Il Governo greco insiste a sottoporre proposte di ristrutturazione del debito che nessuno intende esaminare in questa fase, mentre fatica a indicare misure credibili in grado di raggiungere gli obiettivi fiscali richiesti (che ora appaiono alti a causa dei danni inferti all’economia da questi mesi di incertezza, ma che sono inferiori a quelli che in febbraio proponeva lo  stesso ministro delle finanze greco). Ancor peggio, una settimana fa Tsipras è riuscito ad  alienarsi le poche simpatie rimastegli con un discorso al parlamento inutilmente aggressivo nei confronti dei creditori.

–  Giovedì 11 giugno il FMI ha rilevato che rimangono “importanti divergenze” con i greci e che un accordo è “ben lontano”, abbandonando i negoziati. Anche i negoziatori greci sono tornati ad Atene. Lo stesso giorno, Juncker ha incontrato il Primo Ministro greco in quello che un Diplomatico europeo ha definito “l’ultimo  tentativo di rendere possibile un accordo”, riaffermando che ciò può avvenire soltanto sulla base del documento del 3 giugno. 

–  Diversamente dalla scorsa settimana, nessun appiglio viene più offerto al governo Tsipras per illudere il popolo greco che un accordo sia imminente. Il collasso immediato del Paese viene attualmente scongiurato soltanto dalla liquidità di emergenza fornita alla BCE, che mercoledì 10 ha innalzato il plafond a 83,0 miliardi, ma il margine potrebbe volatilizzarsi molto presto se si diffondesse il panico. Non è chiaro quanto tempo ora rimanga per evitare di arrivare alle prossime scadenze senza copertura finanziaria: nella pianificazione a ritroso, oltre al tempo necessario per approvare l’accordo in Grecia e in alcuni paesi creditori, va considerato anche quello che servirà alla Grecia per avviare l’iter legislativo di alcune misure che vengono richieste prima dello sblocco dei fondi (manovra correttiva e riforma dell’IVA, innanzi tutto). In pratica, il tempo potrebbe essere già scaduto. 

–  Perciò, la mossa del FMI e dell’Unione Europea obbligherà nei prossimi giorni Tsipras ad abbandonare la sterile tattica dilatoria fin qui seguita e a scegliere fra il risanamento (che implica lo scontro con la fazione radicale di Syriza e l’accettazione di condizioni forse peggiori rispetto a quelle di febbraio) e lo sganciamento dall’Unione. 

– I dati di aprile sulla produzione industriale nei principali Paesi dell’area euro sono risultati misti: la quasi stagnazione (+0,1% m/m) nell’insieme dell’eurozona nasconde andamenti molto differenziati per Paese. Se la Germania ha fatto segnare un rimbalzo congiunturale di +0,9% (primo incremento nell’anno), sia la Francia che l’Italia hanno evidenziato un calo, rispettivamente di -0,9% e -0,3%. Da notare la flessione nell’energia (-1,6% dopo il -1,9% di marzo per l’insieme dell’area euro), probabilmente legata a temperature più alte della media stagionale. Il dato francese è “viziato” dal tracollo nel settore della raffinazione (-10,8%, che peraltro corregge gli incrementi significativi dei 4 mesi precedenti), dovuto alla chiusura di un importante impianto. Viceversa, l’estrazione di minerali ha visto un forte incremento sia nel caso francese che in quello italiano (+2,7% e +6,3% rispettivamente). In Italia, il calo di aprile si spiega anche col fatto che l’incremento di marzo era spiegato quasi interamente da un balzo “anomalo” nel settore farmaceutico (+9,2%). Da evidenziare in tutti i Paesi la debolezza della produzione di beni di consumo, in particolare non durevoli (bene invece i durevoli, maggiormente  interest-sensitive), mentre risultano in crescita, specie in Germania, beni intermedi e strumentali (al traino della domanda estera: l’export è cresciuto di +1,9% nello stesso mese). Ciò conferma che la ripresa in questa fase è trainata più dagli investimenti (e dall’export) che dai consumi. A nostro avviso, la flessione registrata in Francia e Italia ad aprile potrebbe essere seguita da un rimbalzo a maggio. Al di là della volatilità su base mensile, le indagini non segnalano un significativo rallentamento dell’attività economica, e l’incertezza relativa alla Grecia (almeno finché sarà evitata un’evoluzione “estrema” della vicenda) non sembra in grado di determinare un’inversione di tendenza. La crescita del PIL in primavera potrebbe mantenere il ritmo di crescita di 0,4% t/t visto a inizio anno: se i dati non segnalano un’accelerazione, nemmeno si vedono motivi adeguati per un significativo rallentamento.


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